Le variabili non mancano, le certezze neppure però. Perché se è vero che non è ancora chiaro con quali sistemi elettorali si andrà alle urne per Camera, Senato e Regione, tutti sono consapevoli del fatto che i partiti schiereranno soprattutto i big a livello provinciale.

Detto questo, però, ci sono due situazioni da tenere presenti. La prima riguarda le scelte del Governatore Nicola Zingaretti. Il tam tam sull'opzione di elezioni anticipate alla Regione (a novembre) continua ad essere incessante. In questo modo Zingaretti separerebbe il destino delle regionali da quello delle politiche. La mossa avrebbe un senso, considerando che per Montecitorio e Palazzo Madama si voterà con il proporzionale (senza alleanze), mentre alle regionali la logica della coalizione è inevitabile e il sistema è quello del turno unico.

Già nel 2013 Nicola Zingaretti diede vita ad un'alleanza di centrosinistra e adesso non solo vorrebbe mantenerla, ma sta pensando di estenderla pure verso Alternativa Popolare e Pierferdinando Casini. Con l'uscita dal commissariamento per quanto riguarda la sanità, Zingaretti potrebbe considerare completato il suo mandato e provare ad andare alle urne prima. Magari con l'obiettivo di spiazzare sia il Movimento Cinque Stelle che il centrodestra. In particolare per i pentastellati circola il nome di Roberta Lombardi, che però è deputato: in caso di elezioni regionali anticipate dovrebbe chiedere una deroga ai vertici del M5S per concorrere alla presidenza, perché sarebbe ancora parlamentare. Non semplice.

La seconda situazione da considerare è quella relativa ad Antonio Tajani. Lo schema di Silvio Berlusconi è il seguente: il partito del centrodestra che prende più voti con il proporzionale esprime il nome del presidente del consiglio in caso di vittoria. In Forza Italia nessuno ha al momento un profilo come quello di Tajani: presidente del Parlamento europeo, con ottimi contatti internazionali. È evidente che in Ciociaria questo tipo di opzione segnerà le designazioni di Forza Italia. A cominciare dalle scelte di Mario Abbruzzese, che potrebbe optare per la Camera o il Senato invece che per la Regione.

Per il resto, appare chiaro che ci sarà un posto per Antonello Iannarilli: alla Camera se Abbruzzese andrà alla Regione. Altrimenti le caselle cambieranno. D'altronde i posti a disposizione per le candidature, al momento, sono i seguenti: un capolista bloccato e quattro in corsa con le preferenze alla Camera, uno al Senato (si voterebbe su base regionale e preferenza unica), quattro alla Regione, più il listino. Per gli "azzurri" potrebbero esserci, ma bisogna vedere dove, Silvio Ferraguti, Danilo Magliocchetti, Pasquale Ciacciarelli, Adriano Piacentini, Gianluca Quadrini, Maria Teresa Graziani, Alessandra Mandarelli, Serena Petricca. Ma è evidente che la scelta di Abbruzzese condizionerà il tutto.

Nel Partito Democratico il senatore Francesco Scalia punta al bis: non necessariamente a Palazzo Madama, potrebbe anche essere indicato come capolista bloccato alla Camera. La senatrice Maria Spilabotte avrà sicuramente una posizione eleggibile. In piena corsa anche il deputato Nazzareno Pilozzi e Francesco De Angelis, attualmente presidente del Consorzio Asi. Per le regionali, invece, i due uscenti, Mauro Buschini e Marino Fardelli, dovrebbero essere entrambi della partita. Antonio Pompeo sembra intenzionato a ricandidarsi a sindaco di Ferentino. In quota rosa i nomi sono tre: Sara Battisti, Barbara di Rollo, Barbara Caparrelli.

Per quanto riguarda gli altri partiti, manovre in corso dappertutto. Il Psi metterà in campo Gianfranco Schietroma per le politiche, mentre per le regionali i nomi sono quelli di Roberto De Donatis e Massimo Calicchia. In attesa di conoscere gli sviluppi sul versante delle alleanze, per quanto riguarda Alternativa Popolare, per le regionali dovrebbero concorrere Andrea Amata, Massimiliano Mignanelli ed Ernesto Tersigni.