Sulla piazza virtuale dei social network, in modo particolare. Ma anche su quella reale: davanti ai bar e sui marciapiedi. Per tutti i cassinati l'argomento al centro della discussione continua ad essere quello dell'acqua che, da due giorni, è gestita da Acea. Il gestore privato del servizio idrico ha preso pieno possesso degli impianti e tutti i residenti del centro - che hanno pagato bollette non superiori ai 60 euro ogni semestre - temono la stangata. Per questo i comitati che finora si sono battuti per l'acqua pubblica sono sulle barricate e in particolar modo la compagine di "No Acea" è in guerra aperta con il sindaco.

L'ex consigliere comunale Vincenzo Durante è esplicito: «Il primo cittadino può anche continuare ad arrampicarsi sugli specchi parlando delle sentenze precedenti e della mancata costituzione dinanzi al Tar ma questo tra un po' non lo ricorderà più nessuno, mentre lui passerà alla storia come il sindaco che ha ceduto l'acquedotto. C'è la sua firma sui documenti, quindi se è vero che "carta canta" e che lui aveva detto che non avrebbe mai ceduto gli impianti, adesso dovrebbe dimettersi».

Poi l'esponente dei Carc punta il dito contro gli altri comitati, spiega che l'unica strada da percorrere è quella relativa all'articolo 35 per la rescissione del contratto e fare la società in house. Eppure c'è stato un periodo, non molto lontano nel tempo, in cui Durante lavorava in sinergia con il sindaco. Insieme provavano a fare le barricate contro il gestore privato. E in una di quelle riunioni, a novembre scorso, rivelano oggi gli attivisti del collettivo No Acea, il sindaco D'Alessandro aveva accettato la proposta di aprire un conto corrente non pignorabile come extrema ratio, nel caso in cui - come poi è avvenuto - Acea avesse vinto tutte le battaglie legali e avesse messo le mani sull'acquedotto. In tal modo i cittadini avrebbero potuto continuare a pagare le tariffe su quel conto corrente. «Utopia? Probabile, ma il sindaco allora poteva dirlo a novembre. Invece si era impegnato a farlo, ma non lo ha fatto? Che fine ha fatto quella proposta? O anche quella - dicono tra il serio e il faceto gli attivisti - era una cosa come il valore dei 200 litri da non dire in giro, perché sennò...!».