«Sul sociale, adesso parlo io». Benedetto Leone è stanco di ricevere critiche dalle opposizioni e, al contempo, di dover fronteggiare continuamente le emergenze di un settore ad alto rischio. Così rompe gli indugi e si scatena contro i detrattori: «Sono stato fino ad ora in silenzio, nonostante gli attacchi strumentali da parte dell'opposizione e di ex amministratori, perché ho cercato di non portare le polemiche nel campo del sociale. Non so se questo silenzio sia stata compreso, ma resto convinto che nel sociale non si fa polemica, ma ci si impegna liberamente e, soprattutto, volontariamente»

Assessore Leone, si riferisce alle polemiche sul centro antiviolenza? Può fare chiarezza?
«Sul centro antiviolenza ne ho sentite di tutti i colori, perfino pseudo accuse di gestione dei due finanziamenti vinti. Accuse che provengono sempre dalla stessa parte politica. Cosa che mi ha fatto molto pensare, che forse la mia scelta di mettere a bando pubblico la gestione delle risorse al personale abbia potuto intralciare la strada spianata a qualcuno. Sono una persona seria, per questo motivo, dopo un confronto con i funzionari della Regione Lazio e della Presidenza del Consiglio, per mantenere una attività così delicata come quella del centro, fuori da qualsiasi interesse politico, ho pubblicato la gestione dei finanziamenti uno su Mepa e l'altro sull'albo pretorio del Comune. In maniera trasparente. Peccato che chi ha polemizzato, poi non abbia partecipato ad alcuna domanda pubblica. Il sociale è volontariato e servizio al prossimo, non altro. Ecco perché sul centro antiviolenza chiuderei qui la polemica, ricordando a tutte che le porte sono sempre aperte, nessuno è stato cacciato. Chi vuole volontariamente operare, può fare domanda al funzionario responsabile del centro».

Gli ultimi fatti di cronaca agli uffici dei servizi sociali, la preoccupano?
«Io sono preoccupato della sicurezza e incolumità di chi opera ai servizi sociali. Molto spesso giovani assistenti sociali. Non è facile per loro vivere il servizio al prossimo con tranquillità e serenità. Per me, chi opera nel sociale è un piccolo eroe».

Entusiasmo e colore, pensa che sia la ricetta giusta?
«Ritengo che il colore porti buonumore. L'entusiasmo serve ad affrontare la quotidianità che nei servizi sociali è emergenza, aiuto e disperazione. Per questo ho realizzato anche una stanza per i bambini, così che nessuno si senta escluso. Respirare aria di casa in un clima familiare anziché quella della triste e grigia burocrazia, può aiutare molto non solo chi viene ma anche chi riceve».

Quali sono le maggiori criticità nel settore?
«Un dato su tutti: 300 famiglie con reddito tra lo zero e i 4.000 euro annui, hanno usufruito in questo primo anno dei servizi messi a disposizione per loro. Parlo di Social Card, del Sostegno affitti, del Contributo di Speranza, di Nuove Opportunità, del Contrasto alla povertà, del Sostegno alle utenze. Maggiori servizi hanno portato ad una migliore economia del bilancio sociale. E quello che siamo riusciti a risparmiare lo abbiamo rinvestito nel sociale, incrementando il Fondo SosteniAmo».

Parliamo del Fondo Sosteniamo, tanto criticato dalle opposizioni.
«È l'idea della quale sono più orgoglioso. Per la prima volta, i Servizi Sociali hanno un apposito capitolo di bilancio interamente destinato ad aiutare le famiglie. Per il 2017, tra le economie e le disponibilità, ci sono 90.000 euro da spendere per le famiglie sotto la soglia di povertà. Un milione di euro è l'impegno preso con la città in questi 5 anni di governo. E questo primo anno abbiamo già speso 230.000 euro nei diversi servizi attivati allo sportello».