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La stanza della domenica

Pochi ponti e troppi baratri. Situazione grave ma non seria

Tra investimenti, equilibri e assetti politici in movimento: il 2026 può essere l'anno di svolta

consiglio comunale frosinone

L'immagine di una seduta del consiglio comunale

La Regione Lazio ha aumentato i fondi a disposizione delle imprese: 1,14 miliardi di euro nel prossimo biennio. Per il 2026 ci sono già 640 milioni. Sono previste misure per l’innovazione, la digitalizzazione, la reindustrializzazione. Nell’ambito dell’incontro “Il Lazio che cresce 2026” il Governatore Francesco Rocca e la vicepresidente Roberta Angelilli hanno illustrato il piano nei dettagli. In particolare Roberta Angelilli ha sottolineato: «Il 2026 sarà un anno decisivo per gli investimenti a favore delle imprese, perché in questo periodo attiveremo misure mirate e complementari a favore dei settori tradizionali e di quelli più innovativi». In realtà la Regione da tempo è attiva su più fronti, con l’ago magnetico della “bussola” parametrato sul sistema produttivo. In questo contesto va “letta” anche l’attivazione della Zona Logistica Semplificata. Ma pure il ruolo del Consorzio industriale. A questo punto il 2026 è decisivo per tutti: per le associazioni di categoria e per le imprese. La spinta del Lazio è già evidente nella ripartenza dell’industria italiana, ma l’anno che... è già arrivato sarà davvero un bivio. «La strategia intrapresa - ha sintetizzato Francesco Rocca - possiamo riassumerla con poche parole, nella modalità di lavoro: ascoltare chi investe e chi sta nei territori». Quello che sta facendo la differenza è la capacità di impiegare e spendere tutte le risorse europee “intercettate”. Roberta Angelilli ha chiosato: «Cifre senza precedenti. Siamo in piena tabella di marcia: spenderemo tutti i fondi entro il 31 dicembre 2027». Da diversi anni, e ad ogni latitudine, a fare la differenza in politica è l’economia.

Congresso del Pd, lo scatto e le scosse di assestamento

Sul filo di lana. Ma è arrivata. L’intesa naturalmente. Candidato unico e lista unitaria per la fase finale del congresso del Pd. L’annuncio congiunto di Achille Migliorelli (prossimo segretario) e Luca Fantini (segretario uscente) è un imprimatur di condivisione perfino generazionale. Non è stato facile, non sarà semplice. Ma lo scatto è indubbio e l’accordo solido. Favorito sicuramente dall’asse di ferro tra Daniele Leodori e Claudio Mancini, due che contano davvero sui tavoli nazionali, oltre che regionali e romani. Francesco De Angelis aveva il compito più difficile perché nelle correnti AreaDem e Parte da Noi (quella della Schlein) la maggioranza dei colonnelli voleva la “conta”. Sara Battisti ricoprirà il ruolo di presidente provinciale del partito. Un ruolo “istituzionale”, perfino di controllo. Un ruolo guadagnato sul campo, per un motivo: Sara Battisti è stata quella che più di tutti ha cercato la soluzione unitaria, anche quando sembrava definitivamente tramontata. Dimostrando visione e pazienza. Antonio Pompeo non ha sbagliato una mossa: sempre un passo di lato (non indietro), sempre proiettato alla “ricucitura”, sempre consapevole di rappresentare l’ago della bilancia nella logica degli schieramenti (non delle componenti). Il patto politico tra lui e Sara Battisti è blindato. Non sono mancati i malumori. Il sindaco di Cassino Enzo Salera li ha esternati in maniera (volutamente) rumorosa. Però ci sono pure i mal di pancia silenziosi. E si sa, alla fine sono i fenomeni “carsici” quelli più erosivi. Il congresso si farà. Anche se ha le spalle strette, per dirla con le parole (e la musica) di Francesco De Gregori. Poi però l’unità andrà declinata sul campo. Subito. Intanto alle elezioni provinciali. Test o “conta”? Questo è il dilemma.

Crisi al Comune, maggioranza lacerata da girandole e “invidie”

Il centrodestra ha i suoi problemi ad ogni livello. Pensiamo alle posizioni della Lega nella politica estera sul piano del Governo nazionale. Pensiamo alle fibrillazioni alla Regione, rese evidenti dalle assenze degli assessori del Carroccio alla recente riunione della giunta. Pensiamo alle posizioni di Forza Italia in diversi contesti territoriali. Ma la crisi politica al Comune di Frosinone non può essere letta con gli stessi “occhiali”. Nel capoluogo in questa consiliatura una maggioranza vera non c’è mai stata. In diversi hanno sbattuto la porta. Altrettanti sono stati accompagnati alla porta. Il fenomeno di scomposizione e ricomposizione dei gruppi consiliari è stato incessante. Giri di valzer, salti carpiati (senza rete), traiettorie funamboliche e logica di andare avanti (testardamente) in ordine sparso. Ma attenzione, queste stesse considerazioni valgono per le opposizioni. L’onere del governo spetta alla maggioranza però. Riccardo Mastrangeli da più di due anni va avanti alla giornata. Senza una coalizione solida. E perché? Non per contrapposizioni politiche insanabili, non per visioni amministrative inconciliabili. Ma perché l’obiettivo di (quasi) tutti è sbarrare la strada ad un alleato considerato nemico. Non avversario, nemico. «La situazione è grave ma non seria», diceva Ennio Flaiano. E proprio per questo può precipitare.

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