Mai dire mai. Davvero. Paolo Fanelli sarà nominato assessore ai servizi sociali del Comune di Frosinone, in quota Fratelli d'Italia. Dopo essere stato il primo sindaco del capoluogo eletto direttamente, nel 1995. Un'esperienza esaltante all'inizio, ma poi caratterizzata da scontri politici fortissimi all'interno di quella che allora si chiamava la Casa delle Libertà. Ma è acqua passata e il lungo confronto di qualche giorno fa con Riccardo Mastrangeli a Ferentino è servito ad archiviare definitivamente quella stagione. Oggi il centrodestra viene da tre vittorie consecutive e governa Frosinone ininterrottamente dal 2012. Va detto che FdI non ha perso tempo per la sostituzione di Fabio Tagliaferri.

Il partito di Giorgia Meloni ha sviluppato un ragionamento di realpolitik. Sia Sergio Crescenzi che Alessia Turriziani ambivano legittimamente ad un ruolo in giunta. Un esterno era l'unica soluzione per evitare malumori e comunque Paolo Fanelli si era candidato alle comunali nella lista di Fratelli d'Italia. Intanto ieri Riccardo Mastrangeli ha fatto capire che sui temi della salute, dell'inquinamento da polveri sottili e della mobilità urbana lui andrà avanti. Perché la considera la priorità più importante. Si è rivolto alla giunta e al consiglio e in quest'ultimo passaggio non ha fatto distinzioni tra maggioranza e minoranza (non ha parlato di opposizione).

Complicato prevedere che tipo di stagione politica si aprirà. Ma una cosa è certa: Mastrangeli ha fatto intendere chiaramente che non vuole essere un uomo buono per tutte le stagioni. E che soprattutto non tirerà a campare. Sulla mobilità alternativa si sta giocando tutto dall'inizio della consiliatura. Dopo ieri non sarà più possibile tornare indietro. Il Rubicone è stato varcato. Nessuno però potrà più nascondersi. E non ci saranno certezze.

La narrazione dominante al capolinea
Negli ultimi anni i flussi elettorali sono cambiati radicalmente. Chiedere al Partito Democratico di Matteo Renzi, al Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio, alla Lega di Matteo Salvini con riferimento alle europee di cinque anni fa. In Ciociaria da quanti anni sentiamo dire che il problema è l'incapacità di fare squadra? Oppure che le congiunture internazionali ed europee sono prevalenti rispetto alle dinamiche locali? È vero soltanto in parte. In realtà i flussi elettorali mutano così rapidamente e radicalmente perché alla fine il "popolo sovrano" guarda a ciò che è stato fatto oppure no. L'ansia di cambiamento è comprensibile, ma paradossalmente corre in modo talmente veloce che travolge perfino sé stessa. Ma il meccanismo della narrazione dominante si inceppa nel punto riguardante i sistemi elettorali. Perché sia alla Camera che al Senato, e in parte pure alla Regione, sono i leader a scegliere chi sarà eletto e chi no. La conseguenza è che i cittadini alla fine votano per i partiti più che per le persone e quindi per i candidati. Ecco perché non è così importante (per i politici) andare a dama con programmi che sentiamo ripetere da anni: la bonifica della Valle del Sacco, la riperimetrazione del Sin, la Stazione dell'Alta Velocità, la chiusura del ciclo dei rifiuti e tutto il resto. La ricandidatura (e la rielezione) o meno non dipenderanno dai risultati. Ma dalla capacità di essere allineati e vicini ai leader nazionali e regionali. Se non cambieranno i sistemi elettorali, al massimo si potrà continuare ad ululare alla luna. Però i partiti non vogliono cambiare dei meccanismi che danno loro il massimo del potere e del controllo sulle rispettive classi dirigenti. Nei Comuni è diverso e infatti abbiamo visto e continuiamo a vedere sindaci che, anche attraverso le liste civiche, riescono ad imporre la propria linea. L'importante è essere consapevoli che alla narrazione dominante credono sempre meno persone. Non si fa squadra perché la classe politica non vede il bisogno di farlo. Così come è vero che l'affluenza alle urne è in diminuzione ormai da tempo, ma in ogni caso i voti espressi bastano e avanzano per definire chi vince (e governa) e chi perde (e sta all'opposizione). Difficile immaginare che la situazione possa cambiare in tempi brevi.

Da Cassino a Veroli. E alle europee
Tra pochi mesi si voterà alle comunali. Sono 36 i centri chiamati alle urne in provincia di Frosinone. Tra i quali Cassino e Veroli. A Cassino il centrodestra è in grande difficoltà nell'individuazione di un candidato da contrapporre a Enzo Salera. A Veroli è difficile trovare il bandolo della matassa in entrambi gli schieramenti. Ma la domanda è: qualcuno si sta impegnando sul serio a costruire coalizioni? Francamente non sembra, quasi che si confidi in una forza di inerzia che però non conduce da nessuna parte. E quello che sta emergendo da ormai qualche anno è che a volte è più importante non far vincere l'alleato piuttosto che sconfiggere l'avversario. Le dinamiche trasversali restano di attualità sempre e comunque. Si tratta della realtà della politica. Infine si arriva alle europee e ormai siamo tutti consapevoli del fatto che tanti aspetti della vita quotidiana delle persone dipendono dalle decisioni che vengono prese a Strasburgo e Bruxelles. Anche qui c'è una narrazione dominante: come fa la provincia di Frosinone a dire la sua in una circoscrizione che comprende Lazio, Toscana, Umbria e Marche? E come si possono coltivare ambizioni di elezione se alla fine concorrono comunque big nazionali e regionali? Meglio non montarsi la testa, non farsi illusioni. Un ragionamento di resa politica preventiva. Ma perché la Ciociaria deve accontentarsi di portare l'acqua con le orecchie? Altri territori come fanno a contare di più?