Ancora un rinvio. Parliamo di una riunione del Partito Democratico che doveva essere definitiva rispetto all'attribuzione delle deleghe ai cinque consiglieri provinciali. Doveva tenersi ieri sera, ma è stata aggiornata a domani. Forse. Perché è evidente che sia il segretario Luca Fantini che il "vice" Nazzareno Pilozzi a questo punto intendono chiudere la partita, evitando ulteriori passaggi a vuoto. Ricordiamo che i consiglieri provinciali dei Democrat sono cinque: Alessandro Mosticone, Luigi Vittori, Enrico Pittiglio, Gaetano Ranaldi e Antonella Di Pucchio.

Il punto da risolvere
Bisogna definire a chi sarà affidata la delega alla vicepresidenza della Provincia. All'inizio sembrava che non ci fossero problemi per Enrico Pittiglio. Ma negli ultimi giorni sembra che il sindaco di Cassino Enzo Salera abbia fatto capire che sarebbe preferibile attribuire il ruolo di "vice" a Gaetano Ranaldi. Per dare un segnale al cassinate. Fra le altre cose tra pochi mesi ci sono le elezioni comunali nella città martire e una scelta del genere potrebbe rappresentare altresì un elemento di motivazione.

Ma è evidente che su un tema del genere è iniziata l'ennesima partita a scacchi. Poi ci sono le dinamiche che riguardano le correnti. A Pensare Democratico fanno riferimento Alessandro Mosticone, Luigi Vittori ed Enrico Pittiglio. Mentre Antonella Di Pucchio fa riferimento all'area dell'ex presidente della Provincia Antonio Pompeo. Gaetano Ranaldi ha un asse di ferro con Enzo Salera, il quale a sua volta ha una dimensione più legata al territorio (Cassino) che non alle componenti. Nell'ambito del dibattito sulle deleghe Di Pucchio e Ranaldi si sono ritrovati sulla stessa posizione. In ogni caso tocca al segretario Luca Fantini provare a dipanare l'intricata matassa.

Non è semplice, ma il tempo trascorso comincia ad essere troppo. Si è votato il 22 dicembre e siamo arrivati a febbraio. Dopo che il presidente Luca Di Stefano aveva detto che intendeva risolvere in pochi giorni la partita delle deleghe. Al Pd le deleghe che sono state prospettate, oltre alla vicepresidenza, sono quelle alla viabilità, pubblica istruzione, patrimonio, trasporti, caccia e pesca, pari opportunità. Bisognerà altresì indicare il capogruppo. Anche il presidente regionale dei Dem Francesco De Angelis sta seguendo la situazione.

La storia politica di questi anni è nota: nel 2014 (anno di entrata in vigore della legge Delrio), proprio alla Provincia ci fu la spaccatura più clamorosa nel Pd: da una parte Francesco De Angelis, dall'altra Francesco Scalia. I candidati alla presidenza furono, rispettivamente, Enrico Pittiglio e Antonio Pompeo. Da allora molte cose sono cambiate, ma il Pd continua ad avere enormi difficoltà a superare le dinamiche correntizie. A questo punto sarà importante trovare una soluzione relativamente alla vicepresidenza. Enrico Pittiglio sta analizzando in silenzio quello che sta succede. L'impressione è che trovare la sintesi non sarà semplice.

Gli altri partiti
Il coordinamento dei lavori dell'aula dovrebbe andare a Gianluca Quadrini (Forza Italia), le politiche culturali a Luigi Vacana (Provincia in Comune). Una conferma per entrambi. I consiglieri di Fratelli d'Italia sono tre. Ad Alessandro Cardinali potrebbe andare l'edilizia scolastica, a Roberto Caligiore la polizia provinciale, ad Andrea Velardo il turismo, lo sport e la digitalizzazione. Resta da vedere a quale gruppo politico sarà affidata la gestione del bilancio. Nella Lega l'ipotesi più probabile è la seguente: Pnrr e Comitato per lo sviluppo per Andrea Amata, ambiente e urbanistica per Luca Zaccari. Il presidente Luca Di Stefano intende mantenere l'impostazione bipartisan, coinvolgendo nell'attribuzione delle deleghe tutti i consiglieri provinciali. Ben sapendo che i confini tra maggioranza e opposizione non esistono.

Riforma al palo
Fra l'altro sul versante del possibile ritorno all'elezione diretta del presidente e dei consiglieri, la situazione è ferma. Potrebbe riattivarsi dopo le europee, ma il condizionale è d'obbligo. C'è un disegno di legge di iniziativa parlamentare che prevede che a votare tornerebbero i cittadini e quindi la Provincia non sarebbe più un ente di secondo livello (dal 2014 alle urne si recano gli addetti ai lavori, sindaci e consiglieri dei 91 Comuni attraverso il sistema del voto ponderato). Il disegno di legge unificato stabiliva che per indossare la fascia di presidente della Provincia occorreva almeno il 40% dei voti validi. Se nessuno dei candidati avesse raggiunto tale soglia, allora si sarebbe proceduto con il ballottaggio.

Riguardo alle competenze dell'ente, queste le più importanti: pianificazione territoriale, organizzazione dei servizi pubblici, trasporti, sviluppo economico, digitalizzazione, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali, programmazione scolastica, edilizia scolastica, pari opportunità, controllo dei fenomeni discriminatori in ambito lavorativo. Il presidente della Provincia, eletto quindi a suffragio universale, dovrebbe nominare le giunte. Il numero degli assessori in una Provincia fino a 500.000 abitanti (come quella di Frosinone) è di 4. Ad uno degli assessori dovrebbe essere assegnata la delega di vicepresidente.

Nella composizione dell'esecutivo nessuno dei due sessi potrebbe essere rappresentato in misura inferiore al 40%. Per quanto riguarda invece i consiglieri, in una Provincia fino a 500.000 abitanti ne sarebbero eletti 20. La durata del mandato, sia per il presidente che per i consiglieri, sarebbe di 5 anni. Ma come detto, ancora una volta, c'è stato l'ennesimo stop. E nella politica italiana, si sa, nulla è più definitivo del provvisorio.