Mettiamola così: nessuno può perdere. E tutti, ad urne chiuse, cercheranno di interpretare (e non leggere) i risultati. Cavillando sullo "zero virgola" in meno o in più. Oppure sottolineando l'affluenza. Alla fine però ci saranno alcuni parametri insuperabili: a cominciare da chi succederà a Nicola Zingaretti alla guida della Regione. Quindi il dato politico: il centrodestra proverà ad espugnare una roccaforte del centrosinistra e lo farà confidando nella spaccatura irrimediabile tra Pd e Movimento Cinque Stelle. Per quanto riguarda poi la provincia di Frosinone, a fare la differenza sarà soltanto il numero degli eletti per ogni singolo partito. E come si dice in questi casi, chi vince festeggia e chi perde resta a contare.

Come andò cinque anni fa
Il precedente più vicino è quello del 4 marzo 2018. Nicola Zingaretti (centrosinistra) vinse con il 32,93% dei consensi, che furono 1.018.736. Stefano Parisi, candidato del centrodestra, ottenne 964.757 voti, pari al 31,18%. La candidata dei Cinque Stelle era Roberta Lombardi: 835.137 voti, il 26,99%. Le liste del centrodestra misero in fila 922.664 preferenze, raggiungendo il 36,37%. Il centrosinistra raccolse invece 867.393 voti, il 34,19%. In provincia di Frosinone, però, a prevalere fu Stefano Parisi: 102.129 voti, il 35,73%. Per Nicola Zingaretti 90.816 preferenze, il 31,77%. Roberta Lombardi di consensi ne raccolse 75.242 (26,32%). Cinque anni fa in Ciociaria i risultati dei partiti furono i seguenti: Movimento Cinque Stelle primo partito al 20,90%, con 52.702 voti. Quindi Pd al 20,21% (50.966 voti), Forza Italia al 17,57% (44.311), Lega all'11,21% (28.259), Fratelli d'Italia al 5,59% (14.100). Scattarono (per effetto del premio di maggioranza) due seggi per i Democrat: Mauro Buschini e Sara Battisti. Uno per il Movimento Cinque Stelle: Loreto Marcelli. Uno per Forza Italia: Pasquale Ciacciarelli, poi passato alla Lega. La situazione politica è molto cambiata rispetto al 2018, però i voti e le percentuali fanno capire bene quali sono le soglie da raggiungere per far scattare un seggio alle regionali. Peraltro è chiaro che servirà un mix importante tra i voti di opinione e le preferenze dei singoli. Infine, il meccanismo dei "resti" che gioca sempre un ruolo non proprio di secondo piano.

I dati delle politiche
Dopo le politiche del 25 settembre il quadro in Ciociaria è stato molto chiaro. Nei collegi uninominali maggioritari hanno vinto Claudio Fazzone (Forza Italia) al Senato Latina-Frosinone, Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia) alla Camera Frosinone-Sora e Nicola Ottaviani (Lega) alla Camera Cassino-Terracina. Nel collegio della Camera Frosinone-Sora il primo partito è stato Fratelli d'Italia, arrivato con il 33,09%. Quindi, nel centrodestra, Lega al 10,65 %, Forza Italia al 10,18%. Partito Democratico al 13,99 %, Movimento Cinque Stelle al 16,61 %, mentre Azione e Italia Viva sono arrivate al 6,47%. Va poi aggiunto che, nel proporzionale, sono stati eletti i deputati Paolo Pulciani (Fratelli d'Italia) e Ilaria Fontana (Movimento Cinque Stelle). Inoltre, in Basilicata semaforo verde anche per Aldo Mattia (Fratelli d'Italia), esponente della provincia di Frosinone. Ancora una volta, come accaduto nel 2018, il Partito Democratico non ha eletto propri rappresentanti alla Camera e al Senato. Naturalmente i sistemi elettorali sono differenti e perfino il "profilo" della competizione è diverso. Però le percentuali sono indicative di quella che è una tendenza consolidata in Ciociaria. Dove il centrodestra è stato sempre maggioritario, mentre il centrosinistra, quando ha prevalso, lo ha fatto sulla base di una politica delle alleanze studiata a tavolino. Riuscendo a sfruttare le divisioni del centrodestra. Ma il punto è che il tradizionale quadro di centrosinistra non c'è più da tempo. E il Campo Largo costruito tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle non esiste più. Un elemento da considerare.

Frontiere e obiettivi
Il Pd proverà a invertire la tendenza delle politiche: sotto questo punto di vista le regionali rappresentano davvero una sorta di "linea del Piave". Soprattutto per la classe dirigente. Nel centrodestra Fratelli d'Italia parte dai blocchi di partenza con ambizioni chiare: confermarsi primo partito nel territorio (come alle politiche) e provare ad eleggere due consiglieri. La Lega è determinata a non mollare neppure un millimetro, cercando di fare della provincia di Frosinone una roccaforte. Forza Italia cercherà il risultato. Come il Movimento Cinque Stelle. Saranno sicuramente analizzati nel dettaglio i risultati nei singoli Comuni. Sindaci come Riccardo Mastrangeli (Frosinone), Enzo Salera (Cassino), Luca Di Stefano (Sora), Roberto Caligiore (Ceccano), Daniele Natalia (Anagni) e tanti altri hanno la consapevolezza che il risultato delle regionali avrà degli effetti nelle rispettive maggioranze.