Le deleghe ai consiglieri provinciali verranno assegnate dopo le regionali del 12 e 13 febbraio prossimi. Il presidente Luca Di Stefano sa che la geografia politica è destinata a cambiare molto. Infatti fa affidamento su quella che ritiene essere la sua maggioranza. Trasversale, ma cementata in un contesto elettorale che ha lasciato il segno. Poi bisognerà aspettare il nuovo assetto.
Le dimissioni di Antonio Pompeo da sindaco di Ferentino e la nomina del commissario prefettizio sono passaggi importanti, che porteranno in tempi brevissimi allo scioglimento del consiglio comunale.

E come si sa il ruolo di consigliere provinciale "deriva" da quello di consigliere comunale: se quest'ultimo viene meno, decade anche il primo. Il 18 dicembre 2021 alla Provincia sono stati eletti due consiglieri di Ferentino: Luca Zaccari (Lega) e Alessandro Rea, nel Polo Civico. Nella Lega subentrerà Alessandro Giuseppe Pizzuti, consigliere comunale di Alatri. Nel Polo Civico il primo dei non eletti è Igino Guglielmi, che però non è più consigliere comunale di Frosinone. Quindi in aula farà il suo ingresso Valentina Cambone, sindaco di Colle San Magno. Valentina Cambone avrà sicuramente la delega di vicepresidente della Provincia. Luca Di Stefano è stato sostenuto dai consiglieri Enrico Pittiglio, Alessandro Mosticone (Pd), Gianluca Quadrini (prima Gruppo Misto e ora in Forza Italia).

Avrà l'appoggio dei due esponenti della Lega (Andrea Amata e Alessandro Giuseppe Pizzuti), in virtù dell'intesa programmatica siglata tra lo stesso Luca Di Stefano e Riccardo Mastrangeli, candidato alla presidenza della Provincia. Nella coalizione ci sarà Valentina Cambone (Polo Civico). Vero che la Provincia è un ente di secondo livello per il quale votano gli addetti ai lavori (sindaci e consiglieri comunali), ma quanto successo per l'elezione del presidente è lì a dimostrare quanto sia centrale nello scacchiere politico locale. Di fatto potrebbe delinearsi una maggioranza che va dal Pd (l'area di Francesco De Angelis) fino alla Lega, passando per Forza Italia.

E con il Polo Civico. In questo modo, considerando pure il voto di Luca Di Stefano, si partirebbe da una coalizione formata da 7 consiglieri su 13. Il resto però è da vedere. Intanto ci sono gli altri due consiglieri del Pd: Antonella Di Pucchio e Gaetano Ranaldi. Entrambi erano schierati con Luigi Germani, secondo quelle che erano state le indicazioni di Antonio Pompeo ed Enzo Salera. La domanda è: dopo le regionali ci saranno gli spazi per una ricomposizione all'interno del Partito Democratico? Fra l'altro all'orizzonte c'è il congresso nazionale, con le primarie di fine febbraio, destinate inevitabilmente ad avere riflessi pure sul piano provinciale.
In Consiglio ci sono poi dei "civici" come Alessandro Cardinali e Luigi Vacana. Entrambi hanno ricoperto ruoli importanti nella stagione di Pompeo. Anche in questo caso il quadro è in evoluzione.

Inoltre in primavera Cardinali sarà impegnato alle comunali di Anagni: un passaggio di non poco conto. Infine, il gruppo di Fratelli d'Italia, composto da Daniele Maura e Riccardo Ambrosetti. Il partito ha appoggiato Luigi Germani, insieme all'area dei Democrat di Pompeo. Nel corso della prima riunione del consiglio ha prevalso un approccio amministrativo sulle linee programmatiche. Sulle quali peraltro non si è votato. In ogni caso il punto politico vero è costituto dalle spaccature: nel centrodestra come nel Partito Democratico. E difficilmente potrà esserci una ricomposizione. Questa situazione consente a Luca Di Stefano spazi di manovra enormi, sia sul versante amministrativo e programmatico che su quello politico. Perché è impossibile non essere trasversali