Riflettori puntati sul prossimo undici gennaio, quando diventeranno irrevocabili le dimissioni da sindaco di Ferentino di Antonio Pompeo, già candidato alle regionali nel Partito Democratico. La nomina del commissario prefettizio determinerà lo scioglimento del Comune. E questo porterà ad alcuni cambi all'interno del consiglio provinciale.

Cosa cambia
Va sempre tenuto presente che il ruolo di consigliere provinciale "deriva" da quello di consigliere comunale: se quest'ultimo viene meno, decade anche il primo. Nell'aula dell'ente di piazza Gramsci ci sono due consiglieri di Ferentino: Luca Zaccari (Lega) e Alessandro Rea, eletto più di un anno fa nel Polo Civico. Nel Carroccio subentrerebbe Alessandro Giuseppe Pizzuti, consigliere comunale di Alatri. Nel Polo Civico il primo dei non eletti è Igino Guglielmi, che però non è più consigliere comunale di Frosinone. Quindi in aula entrerebbe Valentina Cambone, sindaco di Colle San Magno. Valentina Cambone è in pole position per la delega di vicepresidente della Provincia. Ora, è vero che nella prima seduta consiliare il presidente Luca Di Stefano ha avuto un appoggio sostanziale da tutti i consiglieri. Ma la situazione può cambiare, soprattutto dopo l'esito delle regionali.

E Di Stefano ha comunque un gruppo di riferimento. Composto intanto dai consiglieri provinciali che lo hanno sostenuto alle elezioni: Enrico Pittiglio, Alessandro Mosticone (Pd), Gianluca Quadrini (Gruppo Misto). Ai quali si aggiungerebbero i due esponenti della Lega (Andrea Amata e Alessandro Giuseppe Pizzuti), in virtù dell'intesa programmatica siglata tra lo stesso Luca Di Stefano e Riccardo Mastrangeli, candidato alla presidenza della Provincia. Accordo che ha avuto il via libera da parte dei leader dei Democrat e del Carroccio, vale a dire Francesco De Angelis e Nicola Ottaviani. Quindi Valentina Cambone (Polo Civico). Con Di Stefano si arriverebbe a 7 su 13.

La situazione nel Pd
Antonella Di Pucchio, consigliere provinciale del Pd, ha sostenuto Luigi Germani, unitamente a Gaetano Ranaldi. Come è noto i Dem si sono divisi sull'elezione del presidente. In aula però sono arrivati segnali di apertura al confronto. Antonella Di Pucchio spiega: «La situazione è complessa e va raccontata tutta. Dopo l'esito delle provinciali il primo segnale politico che è arrivato è quello dell'intesa tra Di Stefano e Mastrangeli. Quindi, tra una parte del Pd (ndr, quella di De Angelis) e la Lega.

A noi non è andato bene il metodo: perché non aprire il confronto con tutti allora? In secondo luogo il capogruppo del nostro partito, Enrico Pittiglio, ha riunito tutti i consiglieri Dem soltanto due giorni prima della seduta inaugurale». Aggiunge Antonella Di Pucchio: «Alle provinciali ci sono state scelte diverse. Entrambe le parti le hanno sostenute e rivendicate. Confermo quanto detto in aula: metodi e tempi non ci sono piaciuti. Poi è successo che il presidente Luca Di Stefano, nell'illustrare le linee programmatiche, ha usato più volte il termine "continuità". Evidente quindi il segnale di voler proseguire su alcuni temi lungo ilvpercorso individuato da Antonio Pompeo. Questo ha avuto un peso. Adesso però bisognerà vedere quello che succede».

Lo spartiacque delle regionali
Antonella Di Pucchio si riferisce all'esito delle regionali. Nessuno si nasconde dietro un dito: una sconfitta del centrosinistra avrebbe degli effetti a cascata ad ogni livello. Perfino negli assetti provinciali del Pd, peraltro alla vigilia del congresso per individuare il successore di Enrico Letta. Uno scenario che Luca Di Stefano ha ben presente, al punto che non è escluso che possa decidere di assegnare le deleghe ai consiglieri dopo il voto del 12 e 13 febbraio. Per capire se della sua maggioranza faranno parte in modo sistematico anche gli altri due consiglieri del Pd, per esempio. Per valutare la posizione che assumeranno i "civici" Alessandro Cardinali (che ha all'orizzonte anche le comunali di Anagni) e Luigi Vacana. Ma c'è pure il profilo politico dello stesso Di Stefano. Il quale ha bruciato le tappe: sindaco di Sora e presidente della Provincia alla guida di una coalizione civica che guarda al centrosinistra e che ha il pieno sostegno dell'area maggioritaria del Pd, quella di Francesco De Angelis.

La domanda è: considerando che Di Stefano è giovanissimo (32 anni), potrebbe avere un futuro nel nuovo Partito Democratico? Oppure in altre forze politiche? Oppure resterà con questo tipo di fisionomia? La risposta a queste domande sarà sicuramente importante. Forse perfino decisiva. Fra l'altro a dicembre 2023 si torna alle urne per eleggere i 12 consiglieri provinciali. Appuntamento da non sottovalutare. E dopo le regionali di febbraio si aprirà la fase della campagna elettorale per le amministrative. Tra i Comuni alle urne ci saranno Anagni, Ferentino e Fiuggi. Per come si stanno mettendo le cose Luca Di Stefano ha completamente in mano il pallino del gioco.

Il centrodestra, oltre ad essere favorito per le regionali, in Ciociaria è maggioritario alle politiche. Il vecchio schema di alleanze del centrosinistra non c'è da tempo e anche il Campo Largo è tramontato. Infine, l'alleanza tra Pd e Movimento Cinque Stelle non sembra avere sbocchi. Comunque la si guardi, è proprio lo schema utilizzato alle comunali di Sora e alle provinciali che può dare prospettive diverse al centrosinistra. Ma dipende da come andranno le regionali.