Aspetta di conoscere gli avversari che lo sfideranno per la presidenza della Regione Lazio. Soprattutto quelli del centrodestra e del Movimento Cinque Stelle. Ma Alessio D'Amato è già immerso nella campagna elettorale, consapevole che sarà durissima. Non c'è il ballottaggio, vince chi prende anche un solo voto in più rispetto agli altri. Il centrosinistra viene dal doppio successo di Nicola Zingaretti, nel 2013 e poi nel 2018. In entrambi i casi i Cinque Stelle si presentarono per conto proprio. Stavolta però è diverso il contesto, perché il Lazio è stato il vero laboratorio del Campo Largo. Con Zingaretti che ha nominato due assessori pentastellati. Poi però la frattura nazionale ha lasciato il segno. In più il centrodestra vuole procedere sull'onda lunga dell'effetto Giorgia Meloni. Il candidato alla presidenza del centrodestra sarà indicato da Fratelli d'Italia. Alessio D'Amato però guarda avanti e insiste sull'esperienza governativa di questi anni, in particolare sul contrasto al Coronavirus. Non si nasconde e dice: «Consumerò le scarpe in ogni Comune ascoltando i bisogni e le proposte di tutti».

Il 12 febbraio si vota per l'elezione del presidente e del consiglio regionale del Lazio. Lei è il candidato della coalizione di centrosinistra, con un Campo che non è poi così Largo. Come si prospetta questa campagna elettorale? E secondo lei davvero il Pd può vincere anche senza il Movimento Cinque Stelle, come successe nel 2018?
«Certo! Mancano solo dieci settimane al voto, e noi siamo gli unici ad avere un candidato, ma soprattutto gli unici con un programma e una prospettiva per governare il Lazio nei prossimi anni. La mia è una candidatura che nasce prima di tutto dal riconoscimento del lavoro svolto dalla nostra squadra su un fronte difficile come quello sanitario e, in particolare, sui risultati positivi ottenuti nella lotta al Covid. Ma la nostra proposta va oltre l'emergenza. Qui c'è una coalizione più ampia rispetto alle elezioni nazionali, composta dalla società civile, dai movimenti ambientalisti, dalle associazioni imprenditoriali e sociali, e da partiti fortemente radicati sul territorio, che hanno governato bene il Lazio negli ultimi anni. Chi sconfessa questa esperienza fa un clamoroso autogol! Rompere l'unità e la maggioranza che attualmente governa il Lazio significa infatti disconoscere il proprio lavoro, pensando solo a un tornaconto politico, peraltro dubbio.

Io invece voglio vincere per difendere un progetto di benessere e di sviluppo a cui abbiamo lavorato tutti insieme, pancia a terra, nel segno della concretezza. Non possiamo tornare indietro di dieci anni, al buco della sanità, a trasporti pubblici fatiscenti e sempre in ritardo, a una Regione che abbandonava gli ultimi e i più fragili. Noi siamo diversi. Noi siamo quelli che hanno aumentato i Livelli Essenziali di Assistenza, cioè la qualità delle cure nella sanità. Siamo quelli che hanno finanziato e progettato sei nuovi ospedali, di cui uno già in costruzione, ad Amatrice. Noi siamo quelli dei 1.000 nuovi bus del Cotral. Siamo quelli delle 30.000 borse di studio erogate agli studenti universitari, in una regione che qualche anno fa aveva ancora la figura dei cosiddetti "idonei non assegnatari", ragazze e ragazzi che avevano diritto alla borsa di studio, ma a cui la Regione Lazio non la pagava perché non aveva soldi. E adesso vogliamo lanciare il trasporto pubblico gratuito per i giovani e per le fasce più fragili, e il reddito di formazione. L'ho già detto ma lo voglio ripetere: consumerò le scarpe in ogni Comune ascoltando i bisogni e le proposte di tutti, lo devo ai cittadini e alle cittadine del Lazio».

Il prossimo congresso del Partito Democratico inevitabilmente si andrà ad accavallare con le regionali. Dopo la sconfitta alle politiche nazionali cosa comporterebbe perdere anche le elezioni nel Lazio?
«Il Partito Democratico ha dato un contributo fondamentale nelle emergenze che hanno colpito l'Italia, a partire dalla lotta al Covid, anteponendo il bene del Paese e il rispetto per le istituzioni al mero calcolo elettorale. Populisti e sovranisti hanno invece speculato sulla paura delle persone e sulle incertezze: basti pensare ai continui ammiccamenti ai no vax. Purtroppo è anche vero, tuttavia, che in questi anni, il Pd non è riuscito a legare questo senso di responsabilità a un elemento di novità e a un'azione davvero incisiva sui bisogni più profondi della nostra società, a partire dal tema centrale del contrasto alle diseguaglianze e dell'emancipazione. Il Pd deve essere il partito che guarda al mondo del lavoro, al mondo della produzione e all'obiettivo di rimettere in moto l'ascensore sociale, fermo da troppo tempo. Oggi il congresso può essere lo shock di cui abbiamo bisogno per riattivare quelle energie capaci di intercettare i bisogni e i cambiamenti che il sistema Paese dovrà affrontare nei prossimi anni. Sono convinto che il congresso del Partito Democratico sarà un momento di confronto da cui la nostra comunità politica uscirà più coesa e unita, e la coalizione del centrosinistra più forte. Non solo. Penso anche che proprio la nostra battaglia per le elezioni del Lazio potrà dare una spinta positiva al rinnovamento del Pd: vinceremo grazie a un progetto solido e credibile, aperto alla società e alle forze vive della politica, fondato sullo sviluppo sostenibile e sull'eguaglianza».

Da ormai tre anni lei è in trincea nel contrasto della pandemia da Covid-19. Adesso in quale fase siamo e cosa è importante fare in questo momento? E in provincia di Frosinone come sta la situazione?
«Sul fronte del Covid in quest'ultima settimana nella nostra regione abbiamo registrato una lieve diminuzione del numero complessivo dei casi e del valore Rt ma la pandemia ci ha insegnato che la situazione può cambiare velocemente giorno dopo giorno. È inutile girarci troppo intorno: il Covid c'è ancora, e l'unico vero mezzo che abbiamo a disposizione per combatterlo, oltre ai nostri comportamenti individuali, è il vaccino. Ecco perché la cosa più importante da fare oggi è continuare ad aderire alla campagna di vaccinazione per mettere al riparo soprattutto la popolazione più anziana e le fasce dei soggetti più fragili. Nel Lazio abbiamo superato i 14 milioni di somministrazioni, ma ora non possiamo permetterci di rallentare con le dosi booster, così come, in questo specifico momento dell'anno, con le feste natalizie alle porte, importantissima diventa anche la vaccinazione antinfluenzale. A Frosinone come nelle altre province del Lazio abbiamo messo in campo ogni iniziativa possibile sul fronte della vaccinazione, rinforzando nella fase emergenziale le strutture ospedaliere del territorio. Quindi il mio appello a tutti i cittadini di Frosinone e del Lazio, resta sempre quello di vaccinarsi, perché il Covid non è ancora sconfitto. Purtroppo nella manovra finanziaria non ci sono risorse aggiuntive sufficienti per la sanità pubblica, che invece sono indispensabili, specie dopo lo shock di sistema prodotto dal Covid. Per questo il 17 dicembre manifesteremo, in difesa della sanità pubblica e del diritto alla salute delle cittadine e dei cittadini».