Tante ricostruzioni e indiscrezioni a pioggia. Ma nessuna posizione ufficiale. L'obiettivo è fin troppo evidente: ognuno può continuare a raccontarsela come vuole. Almeno per qualche ora. La notte più lunga del centrodestra provinciale continua. Inoltre, per come si sono logorati alcuni rapporti, un passo indietro potrebbe essere interpretato come una ritirata. Il che comporterebbe un probabile "effetto collaterale" qualunque dovesse essere la decisione finale. Perfino se il centrodestra dovesse raggiungere un'intesa ufficiale. Parliamo della spada di Damocle dei "franchi tiratori" nel segreto dell'urna. Attraverso i voti ponderati. Alle provinciali ci sono diversi precedenti.

Faccia e faccia alla Camera
Nel pomeriggio di ieri c'è stato un confronto alla Camera tra i parlamentari Massimo Ruspandini (presidente provinciale di Fratelli d'Italia) e Nicola Ottaviani (coordinatore provinciale della Lega). A spingere per il summit è stato il tavolo regionale del centrodestra, nel tentativo di trovare una soluzione condivisa e unitaria. Che cosa si siano detti i leader provinciali di FdI e Carroccio, in mancanza di prese di posizioni ufficiali, è impossibile da sapere. Nelle prossime ore capiremo se c'è stata una svolta oppure no. Le posizioni sono note: la Lega sostiene il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, mentre Fratelli d'Italia appoggia la soluzione di Giuseppe Sacco, primo cittadino di Roccasecca. Sul quale è d'accordo pure il senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone. Va anche aggiunto che l'incontro di ieri tra Ottaviani e Ruspandini è arrivato dopo un lungo periodo di grande gelo. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature alla presidenza della Provincia scade lunedì prossimo a mezzogiorno. Poco tempo dunque per una ricomposizione del quadro politico di centrodestra. Oltre che pochi spazi.

Il vertice dei leader regionali
A mezzogiorno di ieri c'è stata la riunione dei responsabili regionali dei partiti: il deputato Paolo Trancassini (Fratelli d'Italia) e i senatori Claudio Durigon (Lega) e Claudio Fazzone (Forza Italia). Anche in questo caso nessuna presa di posizione ufficiale. Nel Lazio tre Province vanno al voto: Frosinone, Latina e Rieti. In altri tempi ci sarebbe stata un'indicazione in un contesto di equilibri e rapporti di forza: da una parte il candidato di Fratelli d'Italia, da un'altra quello della Lega, da un'altra ancora degli "azzurri". Le ricostruzioni del summit sono assai diverse. Di certo Claudio Fazzone ha ribadito il ragionamento anticipato in una dichiarazione a Ciociaria Oggi. Questo: «Mastrangeli è un amico e non si tratta di una questione personale. La nostra non è una posizione "contro" Mastrangeli. Il metodo è stato sbagliato. Aggiungo che sono contrario al fatto che il sindaco del capoluogo (di qualunque capoluogo) ricopra pure il ruolo di presidente della Provincia.

Per un motivo: da sindaco del capoluogo esercita già delle funzioni di coordinamento degli altri primi cittadini. In questo modo si concentrerebbero troppe competenze e funzioni. E non va bene».
La discussione al tavolo regionale è stata molto concreta e a tratti aspra. Ma l'obiettivo rimane quello di provare a recuperare l'unità della coalizione in Ciociaria. A cinque mesi dalla vittoria alle comunali e nell'immediata vigilia delle regionali. Trancassini, Durigon e Fazzone hanno voluto lasciare spazio e tempo a Ruspandini e Ottaviani di cercare di raggiungere un'intesa. Verificando eventuali vie di uscita per chi dovesse effettuare un passo indietro.

La connotazione del profilo
Sia Riccardo Mastrangeli che Giuseppe Sacco hanno sottolineato di volersi proporre anche e soprattutto come punti di riferimento amministrativi e di garanzia. E nelle scorse settimane l'ipotesi Sacco è stata valutata da Francesco De Angelis, leader del Pd. Così come sull'opzione Riccardo Mastrangeli hanno riflettuto altri esponenti dei Democrat. Ad un certo punto però la situazione è cambiata, soprattutto nel Partito Democratico. E la cosiddetta "soluzione istituzionale" è passata in secondo piano.

I precedenti
Per l'elezione a presidente della Provincia occorre superare quota 50.000 voti ponderati. Come emerge dai due precedenti che ci sono stati finora. Nel 2014, anno dell'entrata in vigore della legge Delrio, Antonio Pompeo vinse la sfida con Enrico Pittiglio: 50.174 voti ponderati contro 43.159. A sostegno di Pompeo c'erano I Democratici per Pompeo (32.111 voti ponderati), Forza Italia (22.677), Ncd-Udc (13.008). Con Pittiglio il Partito Democratico (22.610). Nel 2018 invece duello fra i due schieramenti: da una parte il centrosinistra guidato da Antonio Pompeo, dall'altra il centrodestra che schierò l'allora coordinatore provinciale di Forza Italia e sindaco di Pofi Tommaso Ciccone. Vinse Pompeo con 51.768 voti ponderati, mentre Ciccone ne totalizzò 34.442. Mentre l'anno scorso, sempre il 18 dicembre 2021, si votò per l'elezione dei 12 consiglieri.

La lista del Pd ottenne 29.231 voti ponderati. Nella coalizione del Campo Largo c'era il Polo Civico: 13.592 voti ponderati. E anche Provincia in Comune: 10.717 voti ponderati. Nel centrodestra la Lega raccolse 19.883 voti ponderati. Fratelli d'Italia 15.368, Forza Italia 6.130. Il precedente più vicino è questo. Rispetto a dodici mesi fa la situazione non è cambiata molto. Però bisognerà vedere, per esempio, se potrà esserci ancora il Campo Largo. In questo momento però tutti i partiti stanno facendo i conti sui propri voti ponderati. La situazione ai blocchi di partenza non sarà per nulla secondaria. Ma la partita si deciderà nel segreto dell'urna.