Riccardo Mastrangeli rompe gli indugi e annuncia la candidatura alla presidenza della Provincia. Sottolineando due punti. Il primo: è il sindaco del capoluogo e questo può dare alla designazione un profilo di "garanzia". Il secondo: se il centrodestra dovesse raggiungere un'intesa, anche su altri esponenti, sarebbe disponibile non soltanto al confronto ma pure al via libera. Mancano tredici giorni al termine ultimo per la presentazione delle candidature e la situazione è obiettivamente in evoluzione. Sono naturalmente in corso delle manovre politiche, ma finora sono state prevalenti le strategie. La decisione di Mastrangeli apre una fase diversa.

La posizione
Afferma Riccardo Mastrangeli: «Dopo la sollecitazione di tanti sindaci ed amministratori, dell'intera provincia, accetto di concorrere alla presidenza dell'Amministrazione provinciale di Frosinone. Ho preso la decisione di proporre la mia candidatura anche perché, pur appartenendo alla sensibilità politica del centrodestra, sono tanti gli amministratori di tutte le estrazioni politiche e civiche che vedono in me, quale sindaco del capoluogo, una figura di garanzia, come già dimostrato nella Conferenza dei Sindaci sulla Sanità, dove sono in gioco decisioni che riguardano l'intero contesto amministrativo provinciale». Quindi aggiunge: «Naturalmente, nel caso in cui il centrodestra dovesse trovare una sintesi su altre figure idonee a ricevere maggiore gradimento, unitamente a tutti coloro che stanno sollecitando il mio impegno diretto, sono ben lieto di un confronto per arrivare in tempi strettissimi anche ad altre sintesi, davanti alle quali, se serie ed effettive, si registrerebbe il mio consenso incondizionato». Mastrangeli si propone quindi come un'indicazione di garanzia, facendo riferimento esplicito a diversi amministratori «di tutte le estrazioni politiche e civiche» che lo hanno sollecitato. Poi sottolinea il contesto del centrodestra. La situazione politica è molto fluida. Il sindaco di Frosinone sa che né il centrosinistra né il centrodestra hanno sulla carta i voti ponderati necessari per vincere da soli. Inoltre gli amministratori "civici" non possono essere considerati in quota a nessuno. Per questo ha deciso di occupare per primo uno spazio che potrebbe rivelarsi strategico. A giugno Mastrangeli è stato eletto sindaco di Frosinone con il sostegno unitario di tutto il centrodestra. Poi a settembre la sua indicazione di votare per la Lega ha determinato l'irrigidimento della posizione di Fratelli d'Italia. A questo punto bisognerà vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Se cioè verrà convocato un tavolo del centrodestra per capire se ci sono i margini per una soluzione condivisa. Naturalmente Fratelli d'Italia ha sindaci che potrebbero concorrere per la presidenza della Provincia. A cominciare da Roberto Caligiore (Ceccano) e Lucio Fiordalisio (Patrica).

Gli scenari
La candidatura alla presidenza della Provincia è una partita complessa, che si gioca su più fronti. Sarà importante capire anche quali saranno le decisioni del Partito Democratico, che sta vagliando diverse soluzioni. A cominciare da quella di Giuseppe Sacco, primo cittadino di Roccasecca. È pure evidente che una frattura tra Fratelli d'Italia e Lega potrebbe avere riflessi significativi sull'intero quadro del centrodestra provinciale. Perfino nei Comuni. Stesso tipo di ragionamento per il Partito Democratico qualora non si arrivasse ad un'intesa unitaria. L'elezione del presidente della Provincia è fissata per il 18 dicembre e a votare saranno gli amministratori locali: 1.147 grandi elettori (91 sindaci e 1.056 consiglieri comunali). La "tenuta politica" (o meno) all'interno dei partiti e delle coalizioni sarà fondamentale per l'esito della votazione. Se alla fine ci saranno più candidature "trasversali", a fare la differenza saranno proprio i voti ponderati dei singoli amministratori. Un esame fondamentale pure per misurare il peso politico specifico dei leader dei partiti. Subito dopo le provinciali inizierà la campagna elettorale per le regionali del Lazio, appuntamento determinante sia per i Democrat che per il centrodestra. Bisognerà pure capire se ci saranno input dai livelli nazionali e regionali delle varie forze politiche. O se invece verrà data carta bianca ai referenti politici del territorio. Le variabili non mancano dunque.

I precedenti
Per l'elezione a presidente della Provincia occorre superare quota 50.000 voti ponderati. Come emerge dai due precedenti che ci sono stati finora. Nel 2014, anno dell'entrata in vigore della legge Delrio, Antonio Pompeo vinse la sfida con Enrico Pittiglio: 50.174 voti ponderati contro 43.159. A sostegno di Pompeo c'erano I Democratici per Pompeo (32.111 voti ponderati), Forza Italia (22.677), Ncd-Udc (13.008). Con Pittiglio il Partito Democratico (22.610). Nel 2018 invece duello fra i due schieramenti: da una parte il centrosinistra guidato da Antonio Pompeo, dall'altra il centrodestra che schierò l'allora coordinatore provinciale di Forza Italia e sindaco di Pofi Tommaso Ciccone. Vinse Pompeo con 51.768 voti ponderati, mentre Ciccone ne totalizzò 34.442. Mentre l'anno scorso, sempre il 18 dicembre 2021, si votò per l'elezione dei 12 consiglieri. La lista del Pd ottenne 29.231 voti ponderati. Nella coalizione del Campo Largo c'era il Polo Civico: 13.592 voti ponderati. E anche Provincia in Comune: 10.717 voti ponderati. Nel centrodestra la Lega raccolse 19.883 voti ponderati. Fratelli d'Italia 15.368, Forza Italia 6.130. Nei prossimi giorni il "pallino" sarà soprattutto nelle mani dei leader politici provinciali dei partiti. Nessun dorma.