Nel 2014 Enrico Pittiglio è stato candidato alla presidenza della Provincia, nel famoso "derby" del Partito Democratico contro Antonio Pompeo. Oggi è capogruppo del Pd all'ente di piazza Gramsci, oltre che sindaco di San Donato Valcomino. Stavolta non potrà concorrere per la presidenza per via della norma che impedisce ai sindaci con meno di diciotto mesi di mandato davanti di presentarsi. Gli abbiamo chiesto un bilancio sugli otto anni di Pompeo. Rileva Enrico Pittiglio: «Sono stati due mandati caratterizzati da profondi cambiamenti legislativi, dall'elezione di secondo livello da parte degli amministratori e delle competenze spesso di secondo piano assegnate dalla riforma Delrio. Due legislature sicuramente positive, contraddistinte dal sostegno di tutti i partiti che hanno visto importanti investimenti sulle infrastrutture, sulle scuole e su alcuni aspetti che vedono o hanno visto la Provincia di Frosinone come eccellenza a livello nazionale».

Chiediamo a Pittiglio: tanti sindaci, compreso lei che è già stato candidato alla presidenza, non possono concorrere per la questione dei diciotto mesi di mandato. Questa riforma è da superare? Argomenta: «Sempre pensato che fosse una riforma monca che andava conclusa con il referendum costituzionale sonoramente bocciato dai cittadini. È il caso di tornare all'elezione da parte dei cittadini per il semplice motivo che le Province comunque gestiscono fondi e competenze che sono di immediata percezione della cittadinanza».

Per le prossime consultazioni c'è perfino chi parla di "soluzione istituzionale". È possibile? E come? O il Pd cercherà comunque di giocare per vincere? Nota Pittiglio: «Il Pd giocherà la partita per vincere. Anche nella nostra provincia esiste un Campo Largo come hanno dimostrato le scorse elezioni provinciali per il rinnovo del Consiglio. La soluzione istituzionale è la visione corretta di un ente di secondo livello, ci può stare, se tornano protagonisti i partiti in una discussione franca e trasparente». Quindi aggiunge: «Credo che l'elezione del presidente della Provincia debba essere slegata dalla ricerca spasmodica di qualche preferenza in più per le imminenti elezioni regionali».

La prossima Amministrazione si dovrà relazionare con la Regione. Campo Largo o no? E se vince il centrodestra? Afferma il capogruppo provinciale Democrat: «I rapporti istituzionali vanno oltre il colore politico. Non mi risulta che la giunta Zingaretti sia stata lontana dalle esigenze delle Amministrazioni Provinciali a guida centrodestra. Per il resto non mi sottraggo. Campo Largo per due motivi: si governa già con una coalizione larga in Regione. Una coalizione che sulle questioni, sui temi e sulle idee è riuscita a dare risposte importanti alla cittadinanza in uno dei periodi più critici dal dopoguerra. Con il Lazio che corre veloce. E il secondo motivo è per non commettere l'errore delle politiche. C'è una legge elettorale che premia le coalizioni».

Il Partito Democratico si avvia all'ennesima stagione congressuale. Ma può bastare un congresso per superare i tanti problemi? Dichiara Enrico Pittiglio: «Non parte sotto una buona stella un congresso che inizia dai nomi. C'è bisogno di una discussione franca sulle ragioni della sconfitta. C'è bisogno di proposte forti, di coinvolgimento dei territori, di valorizzazione delle esperienze di apertura che non siano necessariamente le primarie».
Soltanto dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, Antonio Pompeo (che sarà in corsa per le regionali) potrà fissare la data delle elezioni. Si parla però insistentemente del 18 dicembre. I nomi che circolano per la candidatura alla presidenza della Provincia sono otto: Riccardo Mastrangeli (Frosinone), Luca Di Stefano (Sora), Roberto Caligiore (Ceccano), Lucio Fiordalisio (Patrica), Peppe Sacco (Roccasecca), Emiliano Cinelli (Monte San Giovanni Campano), Gianfranco Barletta (Supino), Anselmo Rotondo (Pontecorvo). Ma ancora si deve entrare nel vivo.