Niente incrocio di date tra regionali e provinciali. Conto alla rovescia per le dimissioni di Nicola Zingaretti da Governatore: domani o al massimo sabato. Con le elezioni che si terrebbero quasi sicuramente il 5 febbraio (oppure il 29 gennaio). Alle regionali, nella lista del Pd, ci sarà anche Antonio Pompeo che, per partecipare, dovrà rimettere il mandato da presidente della Provincia e sindaco di Ferentino almeno un mese prima del voto.

Poi c'è un'altra considerazione da fare: Pompeo intende assolutamente evitare che i consiglieri comunali di Ferentino possano non partecipare alle elezioni per la scelta del presidente della Provincia. Ferentino è uno dei Comuni guidati dal centrosinistra. Per il presidente della Provincia, dunque, si voterà quasi sicuramente prima di Natale. Il 18 dicembre è una data altamente probabile.
Sia la diversità del sistema elettorale che la distanza di tempo potrebbe quindi consentire che alle provinciali i partiti possano valutare soluzioni diverse da quelle dettate da logiche di coalizione o di partito. Però il condizionale è d'obbligo per due motivi: la posta in palio è comunque alta ed eventuali fratture potrebbero avere delle ripercussioni pure nei Comuni.

Infine, un elemento di carattere tecnico che però ha una sua importanza. Alla carica di presidente della Provincia possono candidarsi soltanto i sindaci che abbiano davanti più di 18 mesi di mandato. A partire dal prossimo 24 novembre. Circa la metà dei 91 primi cittadini sarà di fatto tagliata fuori. Parliamo di esponenti importanti: Enzo Salera (Cassino), Massimiliano Quadrini (Isola del Liri), Daniele Natalia (Anagni), Simone Costanzo (Coreno Ausonio), Alioska Baccarini (Fiuggi), Adriano Lampazzi (Giuliano di Roma), Domenico Alfieri (Paliano), Enrico Pittiglio (San Donato Val di Comino), Simone Cretaro (Veroli). Un problema che riguarda soprattutto il Pd.

Come già evidenziato nell'edizione di ieri, sono soprattutto 7 i nomi che circolano per la candidatura alla presidenza: Riccardo Mastrangeli (Frosinone), Luca Di Stefano (Sora), Roberto Caligiore (Ceccano), Lucio Fiordalisio (Patrica), Peppe Sacco (Roccasecca), Emiliano Cinelli (Monte San Giovanni Campano) e Gianfranco Barletta (Supino). Da qualche settimana si parla molto di una possibile "soluzione istituzionale". Vuol dire andare oltre le appartenenze di schieramento e convergere su un nome condiviso. Ma non necessariamente in un contesto unitario. C'è il precedente del 2014, quando Antonio Pompeo venne eletto con il sostegno di una parte del Pd (quella di Francesco Scalia), di Forza Italia e del Nuovo Centrodestra.

Ma un'altra parte dei Democrat (quella di Francesco De Angelis) sostenne l'indicazione di Enrico Pittiglio. Non fu affatto semplice ricucire quello strappo, che anzi venne ripetuto pure in alcuni Comuni. Riccardo Mastrangeli è un esponente di centrodestra, che fa riferimento alla Lega. Vicinissimo politicamente a Nicola Ottaviani, parlamentare e coordinatore provinciale del Carroccio. Oltre che per dieci anni primo cittadino del capoluogo. Roberto Caligiore e Lucio Fiordalisio fanno parte di Fratelli d'Italia, fedelissimi del deputato e leader provinciale del partito Massimo Ruspandini. Se il centrodestra non dovesse riuscire a trovare un accordo sul candidato alla presidenza della Provincia, è evidente che questo determinerebbe un problema politico non di poco conto.

Diverso il discorso per quanto riguarda il Partito Democratico. Francesco De Angelis vuole capire con esattezza su quanti voti ponderati i Democrat possono contare. Poi allargherà il discorso ad un eventuale Campo Largo. In altre parole il Pd verificherà se è nelle condizioni di giocarsi la partita. In caso contrario la "soluzione istituzionale" entrerebbe in gioco, ma non necessariamente coinvolgendo l'intero centrodestra. C'è una variabile però: le candidature alle regionali. Il tasso di competizione nei partiti è altissimo e ci sono ambizioni e posizioni diverse. E siccome a votare sono gli amministratori, non sarà semplicissimo trovare un accordo che venga rispettato da tutti.