Una "soluzione istituzionale" per la presidenza della Provincia. In parole semplici vuol dire provare a convergere su un candidato condiviso. Centrodestra e centrosinistra insieme. Ma dovrà trattarsi necessariamente di un sindaco, perché da quando c'è la Delrio soltanto i primi cittadini possono concorrere. E a votare sono gli amministratori locali dei 91 Comuni. Non gli elettori.

Il ragionamento è il seguente: siccome le Province sono enti di secondo livello, nei quali l'amministrazione è prevalente rispetto alla politica (ma non tutti sono d'accordo), allora perché non ipotizzare una "soluzione istituzionale"? Soprattutto in un contesto in cui tra i due schieramenti c'è un forte equilibrio? C'è perfino chi cita il precedente del 2014, quando Antonio Pompeo fu eletto con il sostegno di una coalizione composta da una parte del Pd, da Forza Italia e dal Nuovo Centrodestra. In quell'anno però ci fu la clamorosa frattura nei Democrat, tra Francesco Scalia (regista dell'operazione Pompeo) e Francesco De Angelis, che invece sostenne Enrico Pittiglio con il simbolo del Pd. Chissà però, può darsi che anche ora la "soluzione istituzionale" possa rappresentare una sorta di grimaldello per far saltare una delle due coalizioni. Il centrodestra o il centrosinistra.

I nomi sul tavolo
Su questa opzione sta ragionando Francesco De Angelis, leader del Pd, che nelle ultime settimane ha avuto dei contatti pure con esponenti del centrodestra. In ogni caso per la presidenza della Provincia i nomi che circolano maggiormente sono 7. Tutti sindaci come detto: Riccardo Mastrangeli (Frosinone), Luca Di Stefano (Sora), Roberto Caligiore (Ceccano), Lucio Fiordalisio (Patrica), Peppe Sacco (Roccasecca), Emiliano Cinelli (Monte San Giovanni Campano) e Gianfranco Barletta (Supino). Certamente però bisognerà capire con quale schema si andrà alle urne. Se cioè gli schieramenti si sfideranno o se invece ci sarà una "soluzione istituzionale".

La conta dei voti ponderati
Nel Pd si sta cercando di capire se la partita può essere vinta oppure no. È per questo che nelle prossime settimane ci sarà una "conta" certosina dei voti ponderati. Qualora i Democrat dovessero decidere di proseguire lungo la strada di una candidatura del centrosinistra, allora in pole position ci sarebbe Luca Di Stefano, sindaco di Sora. Il quale ha un profilo politico civico. Il punto è che la norma che stabilisce che a candidarsi a presidente della Provincia possono essere soltanto i sindaci che hanno davanti più di diciotto mesi di mandato, di fatto taglia fuori diversi esponenti di spicco del Pd: Enzo Salera (Cassino), Simone Costanzo (Coreno Ausonio), Adriano Lampazzi (Giuliano di Roma), Domenico Alfieri (Paliano), Enrico Pittiglio (San Donato Val di Comino), Simone Cretaro (Veroli).

Le scelte nel centrodestra
Dipenderà tutto dalla possibilità di un accordo tra Fratelli d'Italia e Lega. Sul tavolo c'è il nome di Riccardo Mastrangeli, sindaco di Frosinone. Considerato in quota alla Lega. Proprio il suo invito a votare per il Carroccio nell'immediata vigilia delle politiche del 25 settembre ha creato dei malumori in Fratelli d'Italia. Il partito di Giorgia Meloni ha due opzioni: Roberto Caligiore (Ceccano) e Lucio Fiordalisio (Patrica). Il centrodestra stavolta potrebbe avere i numeri per competere e per vincere, ma l'intesa non è scontata. Fra l'altro l'incomunicabilità kafkiana tra Fratelli d'Italia e Lega non favorisce il disgelo. In ogni caso bisognerà pure verificare le intenzioni di Forza Italia.

I piani alternativi
La sensazione comunque è che tutti abbiano un piano B, che conduce alla "soluzione istituzionale". Riccardo Mastrangeli è il sindaco del capoluogo, un fattore che potrebbe avere una dimensione super partes. Fratelli d'Italia può far pesare la circostanza di essere ormai un partito di governo. Quanto a Francesco De Angelis, soprattutto come presidente del Consorzio industriale, è abituato a trattative e soluzioni politiche che vanno oltre i confini dei singoli partiti. Ci sono, come detto, altre opzioni sul tavolo. In particolare quella di Peppe Sacco, primo cittadino di Roccasecca. Dipenderà dalla somma dei voti ponderati dei due schieramenti ma pure dal tasso conflittualità all'interno delle coalizioni. Fra l'altro va considerato che Riccardo Mastrangeli è stato eletto sindaco di Frosinone nel giugno scorso, sostenuto da un centrodestra mai così unito nel capoluogo. Cosa succederebbe se dovesse consumarsi una frattura sul suo nome come candidato alla presidenza della Provincia? Una frattura tra Lega e Fratelli d'Italia intendiamo. Potrebbero esserci anche dei riflessi sulla maggioranza che appoggia Mastrangeli nel capoluogo. E in giunta.

Le date
Il 31 ottobre si è concluso il secondo mandato da presidente della Provincia di Antonio Pompeo. Entro novanta giorni lo stesso Pompeo dovrà convocare le elezioni per la scelta del successore. Tenendo presente anche la circostanza che si candiderà alle regionali. Il che vuol dire che sarà obbligato a dimettersi da sindaco di Ferentino e da presidente della Provincia almeno un mese prima dell'appuntamento con le urne. L'obiettivo è evitare che i consiglieri comunali di Ferentino possano non partecipare alle elezioni per la scelta del presidente della Provincia. Un'opzione che Pompeo vuole scongiurare. Ferentino è uno dei Comuni guidati dal centrosinistra. Nicola Zingaretti rimetterà il mandato da Governatore con ogni probabilità venerdì 4 novembre. Le regionali si terranno il 29 gennaio o il 5 febbraio. Significa che Pompeo si dimetterebbe da sindaco e da presidente subito prima o durante le festività natalizie. E di conseguenza per la presidenza della Provincia si dovrebbe votare il 18 dicembre. Tempi strettissimi per tutti. Un'ultima cosa: Antonio Pompeo vorrà dire la sua sulla scelta del candidato alla successione. Indipendentemente dalla "soluzione istituzionale".