«Mastrangeli e Pompeo sono a cena da Bassetto, con altri sindaci. Vuoi vedere che stanno definendo il prossimo presidente della Provincia?». La cena c'era davvero mercoledì scorso, ma il tema ufficiale della "convocazione" era relativo alla sanità, in quanto Riccardo Mastrangeli, come sindaco di Frosinone, aveva appena convocato la conferenza dei primi cittadini. Gli amministratori al tavolo (e a tavola) erano i sindaci dei Comuni più grandi, quelli con oltre 15.000 abitanti. Tra i quali Enzo Salera (Cassino), Luca Di Stefano (Sora), Daniele Natalia (Anagni). E naturalmente Antonio Pompeo (Ferentino).

Impossibile sapere se, oltre che di sanità, sia stato affrontato il tema delle ormai prossime provinciali. Però, come cantava Fabrizio De André, "... una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca". Ognuno si sarà fatto una sua idea.

Il rebus della data
Antonio Pompeo conclude il secondo mandato da presidente il 31 ottobre. Entro novanta giorni dovrà convocare le elezioni per la scelta del successore. Ma il punto è che si candiderà alle regionali e quindi dovrà dimettersi da sindaco di Ferentino e da presidente della Provincia almeno un mese prima dell'appuntamento con le urne. Molto dipenderà da quando Nicola Zingaretti lascerà la carica di Governatore. Dalle ultime indiscrezioni il 4 o 5 novembre. Il nodo è questo: dopo che Pompeo si sarà dimesso da sindaco, né lui né i consiglieri comunali di Ferentino potranno partecipare alle elezioni per la scelta del presidente della Provincia. Uno scenario che il Pd vuole evitare considerando il sistema elettorale in vigore, quello del voto ponderato attribuito agli amministratori. Ferentino è uno dei Comuni guidati dal centrosinistra. Se per le regionali si voterà il 22 o 29 gennaio 2023, allora è assai probabile che Pompeo acceleri per le provinciali: 11 o 18 dicembre le date più gettonate. Dopo si dimetterà da sindaco. Un groviglio di incroci non semplice da dipanare.

Le candidature
Alla carica di presidente della Provincia possono candidarsi soltanto i sindaci che abbiano davanti più di 18 mesi di mandato. A partire dal prossimo 24 novembre. Circa la metà dei 91 primi cittadini sarà di fatto tagliata fuori. Parliamo di esponenti importanti: Enzo Salera (Cassino), Massimiliano Quadrini (Isola del Liri), Daniele Natalia (Anagni), Simone Costanzo (Coreno Ausonio), Alioska Baccarini (Fiuggi), Adriano Lampazzi (Giuliano di Roma), Domenico Alfieri (Paliano), Enrico Pittiglio (San Donato Val di Comino), Simone Cretaro (Veroli). Nel centrosinistra il nome che circola maggiormente è quello del sindaco di Sora Luca Di Stefano, esponente civico. Sul quale, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe in pressing Azione. Nel centrodestra in pole position Riccardo Mastrangeli, sindaco di Frosinone in quota Lega. Bisognerà vedere però quali saranno le scelte di Fratelli d'Italia, partito che non appare intenzionato a cedere il passo al Carroccio. Tra le opzioni sul tavolo del partito di Giorgia Meloni ci sono Roberto Caligiore (Ceccano) e Lucio Fiordalisio (Patrica). Certamente se il centrodestra dovesse spaccarsi si aprirebbero scenari imprevedibili. Forse anche al Comune di Frosinone. Nel Partito Democratico è già iniziata l'operazione di conta dei voti ponderati sui quali il centrosinistra può contare. Avendo come schema quello del Campo Largo dello scorso anno, quando si votò per i dodici consiglieri provinciali. Ma da quando c'è la legge Delrio, le elezioni provinciali sono sfuggite ad ogni tipo di logica di partito e di schieramento. Anche perché alle urne non si recano i cittadini, ma sindaci e consiglieri dei 91 Comuni. E il voto è ponderato, che nel senso che i consensi degli amministratori dei centri più grandi "pesano" maggiormente. Insomma, Fratelli d'Italia, Pd e Lega potrebbero provare a costruire delle maggioranze trasversali. Guardando moltissimo ai civici. Si tratta di una partita giocata senza schemi. Imprevedibile.