Nei giorni scorsi è stato eletto segretario regionale del Psi. Gian Franco Schietroma è stato segretario nazionale del Psdi, due volte sottosegretario di Stato, parlamentare, assessore e consigliere regionale, membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Ma questo nuovo incarico ha il sapore di una sfida politica importante e delicata. Lo abbiamo intervistato.

Allora Schietroma, la sua elezione a segretario regionale del Psi come va letta politicamente?
«Ho accettato questo incarico per spirito di servizio, in una situazione di emergenza determinata dalla prematura scomparsa del nostro indimenticabile segretario regionale Luciano Romanzi. Il mio primo intento è quello di cercare di proseguire il suo prezioso lavoro e di continuare ad investire seriamente sui giovani, come da anni stiamo facendo a Frosinone».

Le elezioni regionali sono alle porte. Quale è il suo pensiero al riguardo?
«Alla Regione Lazio c'è un enorme problema politico-istituzionale. Il consiglio regionale è, di fatto, un secondo consiglio comunale di Roma. La rappresentanza ed il peso politico delle altre province sono molto limitati. Quando ero consigliere regionale, negli anni novanta, la provincia di Frosinone eleggeva sei consiglieri regionali; oggi, invece, ne può eleggere soltanto quattro, che possono diventare anche tre per il gioco dei resti. Questo vale pure per la provincia di Latina, mentre Viterbo e Rieti hanno spazi ancor più ristretti».

Che cosa si può fare al riguardo?
«Un segnale politico importante potrebbe essere quello di garantire la presenza di rappresentanti di tutte le province del Lazio nella nuova giunta. Auspico vivamente che la nuova coalizione di centrosinistra, in caso di vittoria, possa avere questa sensibilità politica, che finora è mancata».

La nuova coalizione di centrosinistra da chi sarà composta?
«Esprimo l'augurio che sia la più ampia possibile, anche perchè la legge elettorale regionale prevede un turno elettorale unico. Spero che le attuali divergenze nel centrosinistra possano essere ricomposte».

Al Senato le divisioni, per la verità sia nel centrosinistra che nel centrodestra, sono state notevoli. Se fosse stato a Palazzo Madama come si sarebbe comportato?
«Avrei proposto di votare per la presidenza del Senato Liliana Segre. Sarebbe stato un bel segnale di unità su una donna veramente speciale. Dico questo con grande rispetto nei confronti di Ignazio La Russa, che ho avuto modo di conoscere quando alla Camera, nella tredicesima legislatura, ero componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere, in quel tempo presieduta proprio dall'attuale presidente del Senato».

Torniamo alle imminenti elezioni regionali. Il Psi presenterà una lista con il proprio simbolo?
«Il nostro congresso regionale ha deciso di mettere in campo una lista con il simbolo del garofano, anche in considerazione del fatto che nel Lazio, quando abbiamo presentato il simbolo del partito, abbiamo sempre eletto almeno un consigliere regionale. Peraltro questa può essere un'occasione anche per tutti i socialisti senza tessera di riavvicinarsi al partito, in un momento particolarmente delicato per il nostro Paese, nel quale si avverte una forte carenza di socialismo».

Una forte carenza di socialismo?
«Proprio così. Le disuguaglianze aumentano a dismisura e c'è sempre meno giustizia sociale. L'Istat, di recente, ha certificato che la povertà assoluta raggiunge 5,6 milioni di persone. Diminuiscono le nascite ed i single superano le coppie con i figli. Il motivo è semplice: mancano prospettive e lavoro. A ciò si aggiunge il drammatico problema dell'energia e del "caro bollette", che è vitale per le imprese e le famiglie. Per il resto ci sarebbe tanto da dire».

Quale può essere una proposta concreta, che tenga conto dell'attualità?
«Dovendo scegliere un tema, voglio segnalare quello del cosiddetto ecosocialismo, che ha vari aspetti, sui quali il nostro validissimo consigliere comunale di Rieti, Carlo Ubertini, ha compiuto pregevoli approfondimenti. In particolare, una direttrice concreta ed attuale di questo tema può essere costituita da una politica fondata su una nuova stagione di investimenti sulla manutenzione del territorio. Le grandi tematiche dell'attualità, cioè i problemi sismici e quelli idrogeologici, i cambiamenti climatici, portatori di rischi costanti e di conseguenze disastrose, vanno fronteggiati con la prevenzione e, quindi, con un grande piano di messa in sicurezza degli edifici pubblici e del territorio (alberi, corsi d'acqua, ponti, strade). Non si può intervenire soltanto a disgrazie avvenute. Peraltro questo grande piano porterebbe notevoli effetti positivi anche per le imprese e per l'occupazione».