Ancora una volta lo spettro di un'emergenza annunciata, quella legata allo smaltimento dei rifiuti. Dal primo novembre non sarà più possibile conferire l'immondizia prodotta in Ciociaria (circa 200 tonnellate al giorno) nella discarica di Viterbo, che da un anno e mezzo regge da sola la linea del fronte nel Lazio. Quasi sicuramente la Saf riuscirà a tamponare la situazione per due o tre mesi.

Lucio Migliorelli, presidente della Società Ambiente Frosinone, lo ha scritto chiaramente ai Comuni soci: «In questo difficilissimo contesto la Saf si sta attivando per individuare impianti di smaltimento extra-regionali e scongiurare il rischio di una situazione di emergenza ambientale e sanitaria». Aggiungendo: «Ma è comunque evidente che anche l'eventuale individuazione di impianti di smaltimento extraregionali - che pure consentirebbero di prevenire e/o limitare la paventata emergenza - avrebbero impatti economici rilevanti sui costi generali del servizio e avrebbero, in ogni caso, una durata transitoria».

La Saf riuscirà quasi sicuramente a raggiungere accordi, magari per portare i rifiuti ciociari in termovalorizzatori del nord. Tutto questo però avrà un costo e l'operazione sarà limitata nel tempo. Poi bisognerà trovare altre soluzioni e in mancanza di una discarica provinciale (che manca da un anno e mezzo), la strada maggiormente percorribile sarà quella di inviare all'estero l'immondizia. Magari in Olanda. Famiglie e imprese ciociare stanno già fronteggiando lo tsunami dei costi delle bollette dell'energia. Inevitabilmente ci sarà un aumento anche per lo smaltimento dei rifiuti. Anzi, c'è già stato, visto che la tariffa di conferimento all'impianto di Colfelice è passata da 138,61 euro a tonnellata a 161,68 euro a tonnellata. Va dato atto a Migliorelli di aver detto come stanno le cose.

La classe politica svicola, rimanda e si nasconde
Il problema dei rifiuti investe tutto il Lazio, da anni. Il nodo centrale è la mancanza di una discarica a servizio della Capitale. A Roma e provincia si produce qualcosa come 3.000 tonnellate di immondizia al giorno. Dopo anni di braccio di ferro mediatico tra Nicola Zingaretti e Virginia Raggi, siamo al punto di partenza. Il progetto di un termovalorizzatore per Roma riguarda un futuro lontano. E non risolve i problemi del presente. La Regione Lazio ad agosto aveva sollecitato ancora una volta le Province, indicando un termine (il trenta settembre) per l'individuazione delle discariche nei rispettivi Ambiti Territoriali Ottimali. Non è successo nulla e lo sapevano tutti. Si continua a decidere di non decidere, palleggiandosi le responsabilità in un eterno ping-pong. Non decide la Regione, non decide il Comune di Roma, non decidono le Province, tra le quali quella di Frosinone. Da quasi due anni si attende uno studio specializzato. Ma in ogni caso il problema sta nella volontà politica. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di scelte impopolari. Perché decidere dove realizzare una discarica non porta né applausi né consensi. Perlomeno nell'immediato. Specialmente in un contesto nel quale impera la logica del "non nel mio giardino". Tutti sono favorevoli alla discarica, a patto che venga attivata in... altri Comuni. Tra pochi giorni Nicola Zingaretti si dimetterà da presidente della Regione Lazio e il tema dei rifiuti dovrà essere affrontato dal successore. Il 31 ottobre termina il secondo mandato da presidente della Provincia di Frosinone di Antonio Pompeo. Anche in questo caso sarà il successore a dover sciogliere il nodo della discarica. La politica non ama le scelte difficili, preferisce rinviare. Oppure affidarsi ai tecnici quando l'argomento non fa accendere le luci della ribalta. Il ragionamento non riguarda esclusivamente il tema dei rifiuti. Infatti da anni restano al palo tematiche come la bonifica della Valle del Sacco. Non è una questione di appartenenze politiche o partitiche, è una questione che attiene alla sfera del decisionismo. Quando non si vuole scontentare nessuno, allora l'unica prospettiva possibile è quella di tirare a campare.

Gli anni ruggenti e le prospettive che non si vedono
Qualche giorno fa Federlazio ha festeggiato un compleanno speciale: 50 anni. Le immagini del video celebrativo hanno riportato la memoria di questo territorio al 1972. In quello stesso anno veniva inaugurato lo stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano, fulcro e simbolo dello sviluppo di tutta la provincia di Frosinone. Da quelle immagini in bianco e nero si colgono i sentimenti di quell'epoca: speranza, prospettive, visione, coraggio, volontà politica, capacità di scommettere sul futuro. Come canta Max Pezzali, «Gli anni d'oro del grande Real, gli anni di Happy days e di Ralph Malph... Gli anni di qualsiasi cosa fai, gli anni del tranquillo siam qui noi». Percepivi, in quel momento, che si sarebbe andati a dama. Oggi no, oggi i sentimenti dominanti sono quelli dell'incertezza e della precarietà. Della mancanza di prospettiva. Vero che negli ultimi anni ci sono stati la pandemia, la guerra della Russia all'Ucraina, l'aumento del costo delle materie prime, la crescita esponenziale dei prezzi dell'energia. Ad ogni livello la classe dirigente, non soltanto politica, si è trovata davanti a scenari impensabili e drammatici. Però "nel piccolo" le scelte che andavano fatte non sono arrivate. Dai rifiuti a tutto il resto. Sperando di poter rinviare all'infinito.