Prova di forza di Giorgia Meloni, sconfitta per Silvio Berlusconi. E segnale chiarissimo di Matteo Renzi, anche se lui nega il "soccorso". Questa la sintesi politica dell'elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato, seconda carica dello Stato. Alla votazione numero due. Perché Forza Italia ha voluto prendere le distanze, a dimostrazione di come sarà complicato il percorso del centrodestra al Governo. E siamo solo all'inizio. Ignazio La Russa è stato eletto presidente del Senato con 116 voti.

I presenti sono stati 187, i votanti 186, la maggioranza richiesta era a quota 104. Degli "azzurri" hanno votato soltanto Berlusconi e Casellati, altri 16 senatori no. La conclusione è fin troppo evidente: per Ignazio La Russa si sono espressi anche diversi esponenti delle opposizioni. Tra i protagonisti della giornata a Palazzo Madama i senatori Claudio Durigon (Lega), Claudio Fazzone (Forza Italia) e Bruno Astorre (Pd), tutti coordinatori regionali dei rispettivi partiti.

Contemporaneamente alla Camera debutti e conferme dei parlamentari ciociari. Prima volta da deputato sia per Nicola Ottaviani (Lega) che per Paolo Pulciani (Fratelli d'Italia). Il coordinatore provinciale del Carroccio è stato eletto nel collegio uninominale Terracina-Cassino, mentre l'esponente di FdI nel plurinominale della Camera del Basso Lazio. Legislatura bis per Massimo Ruspandini, presidente provinciale di Fratelli d'Italia, che ha traslocato da Palazzo Madama a Montecitorio. Si è imposto nel collegio uninominale della Camera Frosinone-Sora.

Conferma da deputato per Ilaria Fontana (Movimento Cinque Stelle), che nella scorsa legislatura ha ricoperto il ruolo di sottosegretario al ministero della transizione ecologica. È stata eletta nel collegio plurinominale del Basso Lazio. Per quanto riguarda la presidenza della Camera, fumata nera (annunciata) nelle prime votazioni. Oggi dovrebbe esserci quella bianca: la carica è in quota Lega e a fine giornata il nome in pole position, come annunciato da Matteo Salvini, è quello di Lorenzo Fontana.

Per i parlamentari eletti in provincia di Frosinone un primo giorno di scuola da ricordare. Sicuramente nessuno si è annoiato. Nicola Ottaviani non ha dubbi: «La speranza di tutti è che parta davvero una nuova stagione delle riforme, non più rinviabili, ridisegnando l'equità nella leva fiscale, attivando la tutela ma anche la versatilità nel mercato del lavoro, ripensando a nuovi modelli di Stato sociale, con una ridefinizione del sostegno al disagio delle famiglie, attivando subito un confronto serio e costruttivo tra politica e magistratura per rinnovare la materia del processo. Questa è la scommessa che ci attende. Questa è la rotta tracciata dalla Lega di Matteo Salvini e dall'intero centrodestra».

Massimo Ruspandini argomenta: «Abbiamo davanti una sfida delicata ed importante: dimostreremo di essere all'altezza di governare l'Italia in un momento storico, geopolitico ed economico senza precedenti. Si apre una stagione di risposte ai cittadini, a cominciare dalle bollette sull'energia. Per il resto confermo la volontà di presentare un disegno di legge per la tutela dei piccoli Comuni, l'ossatura e la ricchezza dell'Italia». Per Paolo Pulciani (intervista a pagina 4) «torna il primato della politica e Fratelli d'Italia reciterà da protagonista».

Ilaria Fontana dichiara: «Ho provato un onore immenso nel rappresentare i cittadini e le cittadine in questa nuova legislatura. Una legislatura che vede il numeri degli eletti ridotto, una riforma fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle. Liliana Segre ci ha ricordato che "le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se, al di sopra delle divisioni, sanno ritrovarsi unite in un nucleo essenziale di valori condivisi, di istituzioni rispettate ed emblemi riconosciuti". Dunque la nostra sarà un'opposizone dura, intransigente ma costruttiva. Vigileremo sul lavoro del nuovo esecutivo e porteremo avanti l'agenda sociale e ambientale senza passi indietro sul reddito di cittadinanza, sul superbonus 110, sul caro bollette, sulla mitigazione ai cambiamenti climatici. Non possiamo far pagare il prezzo della crisi alle fasce più fragili e alla nostra casa comune, l'ambiente».