Ieri è entrato a Montecitorio per la prima volta da deputato. Di Fratelli d'Italia. Per Paolo Pulciani un traguardo, ma al tempo stesso un punto di partenza. È stato eletto nel collegio proporzionale della Camera del Basso Lazio, quella che comprende le province di Frosinone e di Latina.

Allora Pulciani, un'intera vita politica a destra. Sensazioni?
«Diverse. Sicuramente si tratta di un traguardo raggiunto dopo un percorso lungo e coerente. Anche un punto di partenza però, perché ora dovremo dimostrarci all'altezza di guidare il Paese. Giorgia Meloni non ha voluto festeggiamenti e autocompiacimenti: è giusto. Adesso però dobbiamo rispettare anche i passaggi ufficiali: l'incarico di formare il Governo non le è stato ancora conferito».

Ha ancora senso, con 345 seggi in meno, parlare di rappresentanza del territorio?
«Ci sono temi, penso all'energia e all'inflazione, che hanno una dimensione nazionale ed europea. Questo però non significa che i territori non vadano tenuti in considerazione e valorizzati per le loro specificità. Penso, per esempio, alle vocazioni industriali ed agricole. Il nostro compito è quello di intercettare le opportunità e tenere costantemente le antenne dritte. Creando le condizioni, per esempio, affinché in Ciociaria le aziende non vadano via».

Aeroporto civile, stazione Tav, infrastrutture, bonifica della Valle del Sacco. Ma si può fare sul serio?
«Guardi, in teoria tutto è possibile. Poi però la differenza la fanno le risorse effettivamente disponibili. Certamente la provincia di Frosinone ha bisogno di infrastrutture: strade, potenziamento della linea ferroviaria, aeroporto civile, stazione Tav. Ma ha bisogno di una copertura massiccia di banda larga. Il modus operandi per il sottoscritto è il seguente: seri studi di fattibilità, capire se possono esserci risorse effettivamente disponibili, capacità di scaricare a terra questi fondi».

Senta Pulciani, il centrodestra è largamente maggioritario in provincia di Frosinone. Ma a livello di coalizione fa un'enorme fatica a riunirsi e a concretizzare. Come mai?
«Non sono uno che si nasconde. Credo che il centrodestra ciociaro abbia bisogno di maggiore concertazione e di accordi più trasparenti e stabili. Evitando dichiarazioni che non portano da nessuna parte. Però mi lasci fare anche un'altra considerazione. Da anni il centrodestra vince in molti Comuni: a Frosinone, il capoluogo, tre volte di seguito. Pure alle provinciali, quando si è votato per i consiglieri, abbiamo spesso dimostrato di avere la maggioranza».

Tra pochi mesi, a gennaio, si voterà per la presidenza della Provincia. Una "casella" strategica nel panorama politico della Ciociaria.
«La Provincia è un ente molto importante nel nostro territorio. Cominciamo con il dire che a votare sono gli amministratori locali. Poi aggiungiamo che tantissimi Comuni sono al di sotto dei 5.000 abitanti. E questo comporta che le appartenenze politiche e partitiche sono molto più sfumate. Infine, il candidato alla presidenza può essere soltanto un sindaco che abbia davanti più di diciotto mesi di mandato. Un elemento che restringe moltissimo il campo. Certamente Fratelli d'Italia dovrà mettersi al tavolo con gli alleati e cercare il profilo non soltanto che ha maggiore "carisma" e appeal politico. Ma pure il profilo che possa essere vincente, ricordando che il corpo elettorale è formato da sindaci e consiglieri comunali. Mi spiego meglio: ovvio che l'influenza dei leader dei diversi partiti è minore quando alle urne vanno gli amministratori e non i cittadini.

Questo per quanto riguarda la presidenza. Discorso diverso invece quando si tratterà di votare per i consiglieri provinciali, perché sono sicuro che in quel momento i rapporti di forza rispecchieranno maggiormente l'attuale situazione nazionale. E sono sicuro che Fratelli d'Italia avrà la maggioranza anche in consiglio provinciale. Per la presidenza si tratterà di capire meglio le dinamiche, ma è chiaro che il centrodestra ha le carte in regola per vincere».

Anche le regionali sono alle porte. Nel Lazio si giocherà una partita strategica sul piano nazionale. Ma si tratta pure di mettere in campo liste provinciali all'altezza.
«Credo che nel Lazio si voterà il 22 gennaio 2023. Il centrodestra non può lasciarsi sfuggire l'occasione. Per quanto riguarda le liste provinciali, il sistema lo conosciamo tutti: ognuno concorre con la sua lista e bisognerà mettere in campo 6 candidati. Saranno fondamentali gli equilibri: territoriali e di rappresentanza. È evidente che occorrerà schierare i migliori, quelli che possono prendere più voti. Ma contemporaneamente sarà fondamentale il gioco di squadra, perché a fare la differenza sarà il raggiungimento del quorum. Ricapitolando: lista forte, candidati forti, motivazioni, equilibri. In sostanza serve il partito. E noi lo abbiamo. Anzi, lo siamo. Detto questo, mi sembra perfino normale aggiungere che nella scelta delle candidature bisognerà rispettare pure le storie e le tradizioni».

Sinceramente, se l'aspettava un crollo del genere del Pd in Ciociaria?
«Mi aspettavo un risultato non esaltante del Pd sul piano nazionale. Non viviamo su Marte. Non mi piace entrare in casa d'altri, ma si vedevano chiaramente le fratture e le divisioni interne. Credo che i più delusi siano stati gli elettori del Pd. Per la prima volta da quando faccio politica (e le posso assicurare che sono tanti anni) in campagna elettorale ho notato una minore intensità da parte dei Dem. E questo sì che mi ha sorpreso».

Dal punto di vista politico lei è cresciuto con Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida e Giovanbattista Fazzolari. Ma loro credevano di poter arrivare ad un traguardo del genere?
«Beh, era inimmaginabile a quei tempi. Però si è trattato di un percorso naturale di crescita politica. Governare il Paese dopo una legittimazione popolare del genere è il massimo che c'è, diciamo la verità. Le percentuali ottenute dimostrano che oggi Fratelli d'Italia rappresenta una larga fetta di società civile. C'è una cosa che mi ha sorpreso e fatto piacere: dopo l'ufficializzazione dell'elezione alla Camera ho ricevuto centinaia di messaggio. Non sapevo di essere così conosciuto. Inevitabilmente la mente è andata ad un percorso partito da lontanissimo: con Giorgia Meloni, con Giovanbattista Fazzolari, con Francesco Lollobrigida. Insomma, di strada ne abbiamo fatta».