Rivendica la candidatura a sindaco di Latina per Forza Italia. E fa capire di voler dire la sua anche per la presidenza della Regione Lazio. Infine, traccia una rotta precisa per le prossime mosse del partito in Ciociaria. Claudio Fazzone, senatore e coordinatore regionale degli "azzurri", ha le idee chiare. Ma soprattutto non ha problemi a manifestarle.

Allora Fazzone, cominciamo da Latina. Perché, dopo aver assicurato il sostegno per nove mesi, ha deciso di staccare la spina all'Amministrazione Coletta?
«Dopo le comunali sono stato chiarissimo: sostegno per evitare di tornare subito alle urne, a patto di vedere risposte e risultati per Latina. In quel momento ho deciso di andare anche "contro" le aspettative dei nostri alleati, per garantire l'amministrazione della città. A distanza di nove mesi non ho visto alcun risultato. Per me fare il sindaco non significa rilasciare interviste e tagliare nastri, per me significa stare sul campo per risolvere i piccoli problemi quotidiani e programmare le grandi scelte. Poi ci sono state le mini-elezioni: rispetto alla volta precedente più voti a Zaccheo e meno a Coletta. I cittadini hanno chiaramente manifestato la volontà di cambiare».

Dopo la sfiducia a Coletta si tratta di scegliere coalizione e candidato sindaco. Che tempi si è dato? Fino a quando aspetterà gli alleati?
«Latina ha bisogno di risposte immediate. La sfiducia era stata annunciata prima delle elezioni politiche del 25 settembre dai segretari regionali dei partiti del centrodestra. Quanto aspetterò? Un mese e mezzo al massimo. Se non riusciremo a trovare un candidato unitario, ognuno andrà per proprio conto. Non ho alcuna intenzione di ripetere l'esperienza della volta scorsa con un continuo "dentro o fuori" di Tizio o di Caio. Per arrivare all'ultimo istante utile senza avere un candidato condiviso. Chi scende in campo per amministrare una città come Latina deve essere messo nelle condizioni di avere tempo per fare la campagna elettorale. Servono pure segnali di novità e discontinuità sulle candidature al consiglio comunale e chi concorre per la fascia tricolore deve poter dire la sua su questo aspetto».

A quale partito del centrodestra spetta secondo lei indicare il candidato sindaco di Latina?
«A Forza Italia. E spiego perché. A Frosinone è stato indicato Riccardo Mastrangeli, che nella sostanza fa riferimento alla Lega. A Roma la designazione è stata fatta da Fratelli d'Italia, come pure a Rieti. A Viterbo c'è stata una tale divisione che non può essere preso in considerazione. I capoluoghi di provincia viaggiano su un binario a parte: non si può far entrare la candidatura a sindaco di Latina nel calderone di altri Comuni pontini. Non è la stessa cosa. I capoluoghi vanno considerati a parte e negli altri ci sono state due "caselle" per Fratelli d'Italia e una per la Lega. Tocca a Forza Italia. Se ho in mente qualche nome? Ne abbiamo diversi, ma certo non li "brucio" adesso».

Come fa Latina a riprendersi il ruolo di capoluogo?
«Con un sindaco politico, in grado di rappresentare le esigenze di tutti. Faccio un esempio: da quando il Comune di Latina non fa da traino nella conferenza dei sindaci sulla sanità? Il capoluogo dovrà essere protagonista pure su tematiche come la rete di distribuzione del gas. Serve un politico. Punto».


In Ciociaria ottimo risultato di Forza Italia alle politiche. Se l'aspettava?
«Siamo strutturati e abbiamo una classe dirigente non improvvisata. Nonostante tutti i passaggi in direzione Lega, siamo alla pari e in diversi centri addirittura davanti al Carroccio. I tre subcommissari (Adriano Piacentini, Rossella Chiusaroli, Daniele Natalia) hanno lavorato bene. Adesso però bisogna fare ancora di più e aggregare maggiormente. La parola d'ordine è inclusività. Chi invece non si sente parte del progetto può andarsene».

Lei ha preso più voti delle liste che sostenevano la sua candidatura.
«Sì, 13.000. Per l'esattezza 12.860».

E come va letto il dato?
«Così: 12.860 voti sono stati ripartiti tra i quattro partiti della coalizione. Fossero andati tutti a Forza Italia, avremmo due punti in più come percentuale».

Il centrodestra si appresta a governare l'Italia in un momento storico difficile e complicato sul piano geopolitico ed economico. Voglia di volare o paura di cadere?
«Voglia di volare. Abbiamo una grande responsabilità. Dopo undici anni si torna ad un governo politico, legittimato dal voto popolare. Proprio per questo dobbiamo mettere in campo una classe dirigente politica. Per il sottoscritto rivolgersi ai tecnici sarebbe un fallimento. Fra l'altro non capisco la "ratio". I tecnici sono già nei vari ministeri: direttori generali, vice direttori generali, dirigenti, funzionari. È il politico che deve dare l'indirizzo legislativo. Il primato della politica rappresenterà l'esame di maturità per l'intera coalizione di centrodestra. Altrimenti non si cambierà mai niente».

Tra pochi mesi si voterà per le regionali nel Lazio. Centrodestra favorito?
«Le elezioni regionali sono molto diverse dalle politiche. Il voto è per il 75% amministrativo e per il 25% politico. Occorrerà comporre bene le liste e anche in questo caso scegliere presto il candidato alla presidenza. Parliamo di una campagna elettorale molto impegnativa, con un sistema a turno unico (senza ballottaggio). Occorre scegliere un candidato alla presidenza che abbia una profonda conoscenza dei territori e degli enti locali».

Il candidato lo sceglie Fratelli d'Italia in quanto primo partito alle politiche anche nel Lazio?
«Giorgia Meloni ha guadagnato sul campo la candidatura alla presidenza del consiglio. Sarà scelta lei e guiderà il governo. Ma Fratelli d'Italia sbaglierebbe se pensasse di monopolizzare l'intero quadro delle scelte importanti e politicamente pesanti. Fra l'altro ha già indicato il candidato sindaco di Roma e non è stato esattamente un successo. Il candidato alla presidenza della Regione dovrà essere un politico capace di disaggregare anche il fronte avversario. Ripeto: c'è un sistema a turno unico».

Il suo nome circola molto nel toto-candidati per la Regione Lazio. Se glielo chiedessero?
«Cominciamo col dire che non soffro di "candidite". Se dovessero chiamarmi potrei valutare la situazione».

Secondo quali parametri?
«Due parametri fondamentali. Intanto i tempi: non possiamo arrivare costantemente "sotto porta" con i veti incrociati. In secondo luogo le liste: nel senso che per il candidato alla presidenza sarà fondamentale conoscere e condividere i nomi di quelli che lo sosterranno».