Giovedì 6 ottobre il vertice della direzione nazionale, poi martedì 11 ottobre la riunione dell'omologo organismo regionale. Soltanto dopo verranno convocati gli organi provinciali del Partito Democratico. Chiara l'intenzione di capire come evolverà la situazione, in vista di una stagione congressuale che si annuncia lunga, complessa e ricca di colpi di scena.

Le elezioni regionali
Il senatore Bruno Astorre, segretario regionale del Partito Democratico, ha dichiarato all'Adnkronos: «Programma, coalizione e continuare il modello Lazio». Lasciando intendere che è questa la linea in vista della scelta del candidato alla presidenza della Regione Lazio. E a Carlo Calenda che chiede ai Democrat una scelta tra Azione e Movimento Cinque Stelle, Astorre ricorda i «risultati positivi ottenuti dalla maggioranza in Regione», che attualmente vede insieme i centristi e i pentastellati. Rilevando: «Se teniamo il confronto sul livello locale, se partiamo dalle cose da fare, diventa tutto più semplice». Chiede l'Adnkronos al segretario regionale del Pd: senatore Astorre, mancano pochi mesi alle regionali nel Lazio. Quale è lo schema a cui lavora il Pd? Risponde Astorre: «Programma, coalizione e continuare il modello Lazio. In questi anni, c'è stata una grande unità - da Azione ai Cinque Stelle - che ha portato a risultati molto positivi». In realtà però Carlo Calenda continua a chiedere al Pd di scegliere tra Movimento Cinque Stelle e Azione. Bruno Astorre rileva: «Io sono convinto che se parliamo delle cose da fare, troviamo una quadra. Sono ottimista e fiducioso». E la celebrazione delle primarie? Afferma Bruno Astorre: «È la coalizione che decide. Una volta che ci sarà la coalizione, insieme si deciderà se il candidato presidente sarà scelto con le primarie». Nei mesi scorsi, prima della crisi del Governo Draghi e della successiva campagna elettorale, il dibattito all'interno del Pd era infuocato anche sulla scelta del possibile successore di Nicola Zingaretti. Tre i nomi che circolavano maggiormente: l'attuale vicepresidente della Regione Daniele Leodori, l'assessore alla sanità Alessio D'Amato ed Enrico Gasbarra, già presidente della Provincia di Roma. Alla fine fu necessario l'intervento del segretario nazionale Enrico Letta, che in pratica "congelò" le primarie. Adesso l'argomento è destinato a tornare di attualità. Nicola Zingaretti, eletto deputato del Pd, dovrà dimettersi da presidente della Regione. Con ogni probabilità alla Pisana si tornerà alle urne tra gennaio e febbraio 2023.

La situazione provinciale
Nei giorni scorsi ci sono state le dimissioni di Domenico Alfieri dalla segreteria provinciale. A seguito delle polemiche scaturite dalla sua posizione critica dopo la sconfitta alle politiche. Ieri Alfieri è tornato a fari sentire sui social network. Scrivendo in un "post": «Sono state centinaia le telefonate e i messaggi di stima che ho ricevuto in questi giorni da amministratori, iscritti e semplici cittadini a seguito delle mie considerazioni sullo stato di salute del Partito Democratico a livello nazionale e nella nostra provincia». Ha aggiunto: «Molti mi hanno detto e scritto che così non si può più andare avanti, che ho avuto un gran coraggio e sperano che il mio gesto possa aprire una vera discussione e un vero confronto sul futuro del partito. Lo spero anche io, spero che il partito si apra davvero e penso che non abbia senso "difendere il proprio fortino". Cosa è rimasto da difendere? Altri mi hanno chiesto: ma ce ne andiamo in un altro partito? Non andiamo da nessuna parte. Restiamo nel Pd che è il nostro partito. Dobbiamo solo lavorare per cambiarlo ed aprirlo, dobbiamo ascoltare finalmente i cittadini, capire le loro esigenze, problematiche e farle nostre. Come? Tornando tra loro e smettendo di parlare tra noi. Io lavorerò per questo anche nel partito come ho fatto fino ad oggi e continuerò a fare in futuro da sindaco». Nel "post" precedente Alfieri aveva spiegato: «Me lo aspettavo, per me non è stata una sorpresa. Mi aspettavo che qualcuno tentasse di mettermi il bavaglio, di far passare come sbagliato il fatto di esprimere il mio pensiero pubblicamente sulle cause della disfatta del Pd alle ultime elezioni politiche. Mi si vuole impedire di parlare invocando le regole del partito e il rispetto degli organi statutari. La sorpresa è che il rispetto degli organi del partito viene invocato solo quando fa comodo a qualcuno».

Il silenzio di Fantini
Il segretario provinciale Luca Fantini sta analizzando la situazione. Evitando di esternare in un momento delicato. Ma in Ciociaria non si farà un nuovo congresso, considerando che l'ultimo è stato celebrato un anno e mezzo fa e ha visto la vittoria "bulgara" di Fantini, sostenuto dalle correnti di De Angelis e Pompeo. Ha affermato Fantini qualche giorno fa: «La riflessione sul nazionale sarà necessaria per aprire una discussione sugli errori commessi, sulla rigenerazione della politica e dei contenuti, sul sistema di alleanze per il futuro. Sono d'accordo con il segretario (ndr: Enrico Letta) quando afferma che spetterà ad una nuova generazione il compito di rilanciare il Pd, nell'interesse dell'Italia e dell'Europa. Un indirizzo che in provincia di Frosinone abbiamo già intrapreso con l'elezione della nuova segreteria un anno e mezzo fa, consapevoli che si tratta di un percorso lungo e che questo voto servirà a spronarci per seguire con ancora più determinazione questa strada».