Domenico Alfieri ha rassegnato le dimissioni dalla segreteria provinciale del Pd. Dopo le polemiche scaturite a seguito di due "post" sulle cause della sconfitta alle politiche. Il sindaco di Paliano ha guidato il partito negli anni scorsi. Quindi è evidente che la sua decisione pesa e apre il dibattito.

I motivi del passo indietro
Si è affidato ad un altro messaggio sui social network Alfieri. Scrivendo: «Me lo aspettavo, per me non è stata una sorpresa. Mi aspettavo che qualcuno tentasse di mettermi il bavaglio, di far passare come sbagliato il fatto di esprimere il mio pensiero pubblicamente sulle cause della disfatta del Pd alle ultime elezioni politiche. Mi si vuole impedire di parlare invocando le regole del partito e il rispetto degli organi statutari. La sorpresa è che il rispetto degli organi del partito viene invocato solo quando fa comodo a qualcuno». Prosegue: «La direzione provinciale del partito, di cui tra l'altro non faccio parte, non è stata convocata né per decidere, né tanto meno per discutere o ratificare le candidature al Parlamento della nostra provincia, decise in non so quale altra sede. In quella occasione probabilmente non si riteneva opportuno rispettare gli organi di partito. In quella occasione non era necessario, chissà perché». Aggiunge Domenico Alfieri: «Due anni fa mi si chiese invece di far parte della segreteria provinciale del Pd con la delega agli enti locali. In due anni non ho partecipato ad una sola riunione dove ci si è confrontati sul Pd che vorremmo, sulla politica, sulle scelte amministrative, le alleanze o le candidature. Dalla Provincia sino ai Comuni. Anche queste scelte probabilmente si sono fatte in altre sedi e non negli organi statutari di partito oggi tanto decantati da qualcuno. Sono uno dei pochi ed ultimi sindaci della nostra provincia iscritto al Pd». È un fiume in piena Domenico Alfieri, che rileva: «Prima di me tanti colleghi amministratori capaci e legati profondamente al Pd hanno deciso di migrare verso altri lidi politici. Invece di chiederci il perché continuiamo a commettere gli stessi errori. Probabilmente nel disegno di qualcuno c'è il desiderio che si possa fare a meno anche dell'attuale sindaco di Paliano nel partito. Per togliere dall'imbarazzo qualcuno, oggi rassegno le mie dimissioni irrevocabili dalla segreteria provinciale del Pd, per aver espresso pubblicamente un pensiero politico frutto di una riflessione del risultato elettorale senza offendere o attaccare nessuno. Se questo serve per non danneggiare ulteriormente il partito lo faccio con ancor più convinzione». Evidente che i due precedenti "post" di Alfieri hanno scatenato dibattito e polemiche. Al secondo "post" Stefania Martini, presidente provinciale del partito e candidata nel plurinominale alla Camera, aveva risposto in questo modo: «Credo che invece di scrivere su facebook sarebbe più opportuno aspettare la direzione del partito e parlare lì in prima battuta. Le considerazioni fatte fuori dai luoghi deputati non sono rispettose dei luoghi e delle regole che accettiamo quando ci iscriviamo e quando accettiamo di avere ruoli nel partito». Un concetto che il presidente provinciale del partito ripete spesso.

L'intervento di Pittiglio
Ha voluto dire la sua Enrico Pittiglio, capogruppo del Pd in consiglio provinciale e sindaco di San Donato Valcomino. Argomentando: «Il Pd ha perso, ha perso il centrosinistra e da questo dobbiamo ripartire. Leggo in queste ore decine di veline e comunicati stampa di chi tenta di sfilarsi dalle responsabilità pur essendone protagonista, mancando di rispetto agli elettori, agli iscritti e ai militanti che nell'ultimo mese ci hanno messo la faccia. Sarei curioso di vedere i dati elettorali sui collegi, dove chi ha avuto responsabilità di guida del partito o di governo si è candidato. Chi ha fatto campagna elettorale in questi giorni ha ben chiaro quali sono le critiche mosse al Pd, le preoccupazioni dei cittadini rispetto ad alcuni temi centrali che dovranno essere chiari nel nostro dibattito e nella nostra proposta: sanità e scuola pubblica, difesa dell'ambiente e dei diritti, il tema di una Europa vista lontana e sentita come ingombrante nelle scelte nazionali, il sostegno al reddito e la necessità di avere un tetto sopra la testa che non sia un macigno sul futuro proprio e dei propri figli, la lotta alla povertà e la questione dei beni comuni, il lavoro. Il caro bollette, perché pagare i consumi 500 euro con uno stipendio di mille è un problema tremendamente reale. Da questo dovrebbe partire una riflessione congressuale e non dai nomi. Era risaputo e sotto gli occhi di tutti che il vento spirava forte a favore del centrodestra. Ha vinto Giorgia Meloni alla quale vanno i migliori auguri per il governo del Paese nell'interesse di tutti. Il Pd in questi mesi è apparso troppo appiattito sul governo, dimenticando la funzione di un partito che si occupa anche di elaborazione e formazione. In provincia di Frosinone, però, dal mese di agosto la federazione provinciale, il segretario Fantini e quasi tutto il gruppo dirigente hanno fatto un lavoro straordinario di mobilitazione, organizzazione ed hanno provato strada per strada a convincere più persone possibili sulla bontà di una proposta politica. Un lavoro importante ed estremamente unitario fin dalla definizione delle candidature, altro che correnti. Erano un pò di anni che un segretario provinciale, con il suo gruppo dirigente, non metteva al centro la forza dell'unità e chiedeva a tutti un impegno collegiale, comune, di squadra. Leggo e sento parlare di "tornare tra la gente" come se la gente non fossimo noi, ma una entità astratta che vive su un altro pianeta.
Ho l'impressione che si stia perdendo di vista l'obiettivo comune, tanto che qualcuno rivendica lo zerovirgola in piu di 5 anni fa, o chi ricopre ruoli di vertice vorrebbe appiopparci gli "spiegoni" sugli errori, sulle correnti e via dicendo. Delle esperienze positive invece: come nel mio Comune, dall'amico Lampazzi a Giuliano di Roma o a Falvaterra da Francesco Piccirilli nessuno ha pensato nemmeno lontanamente di rivendicare un risultato che ha visto il Pd affermarsi perchè abbiamo ben chiaro che oggi la responsabilità è comune, collettiva». Enrico Pittiglio alza la voce e blinda il gruppo dirigente. Probabilmente il Pd avrebbe bisogno di un confronto vero, anche se aspro. I rituali bizantini e le vecchie regole non fanno recuperare voti. Ed entusiasmo.