Un lungo applauso, nella sala dell'Hotel Parco dei Principi a Roma (dove erano riuniti i big di Fratelli d'Italia), ha accolto la diffusione dei primi exit poll e instant poll. In base ai quali il centrodestra avrebbe la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato. Con Fratelli d'Italia primo partito, anche se lontano dalla soglia del 30% che pure qualcuno aveva ipotizzato. Ma bisogna sempre ricordare che il 4 marzo 2018 il partito di Giorgia Meloni era poco sopra al 4%. E soprattutto che in questo modo sarebbe lei il presidente del Consiglio in pectore: la prima volta di una donna, la prima volta di un leader del principale partito della destra.

Il centrosinistra resterebbe lontanissimo, così come la "remuntada" nella quale sperava il Partito Democratico di Enrico Letta è rimasta una pagina mai scritta del libro dei sogni. Il Movimento Cinque Stelle si piazzerebbe al terzo posto e tutto dipende da come si vede il bicchiere: mezzo vuoto se si fa riferimento al 33% di quattro anni e mezzo fa, mezzo pieno se il parametro diventa la percentuale di giugno e luglio. Giuseppe Conte ha accelerato molto in campagna elettorale. Il Terzo Polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi non sfonderebbe, ma in ogni caso questi risultati, se confermati dallo scrutinio reale, dipingerebbero un quadro di estrema frammentazione del Parlamento. Con il centrodestra però in grado di avere una maggioranza autonoma e autosufficiente.

L'exit poll della Rai, realizzato da Consorzio Opinio, alla Camera dà il centrodestra tra il 41% e il 45%: Fratelli d'Italia tra il 22% e il 26%, Lega tra l'8,5% e il 12,5%, Forza Italia tra il 6% e l'8%. Nel campo del centrosinistra, Partito Democratico accreditato di una percentuale oscillante tra il 17% e il 21%. Il Movimento Cinque Stelle tra il 13,5% e il 17,5%. Con Il Terzo Polo di Calenda e Renzi che si fermerebbe tra il 6,5 e l'8,5%. A Montecitorio il centrodestra potrebbe contare sulla maggioranza assoluta (che si raggiunge a quota 201): alla coalizione andrebbero tra i 227 e i 257 seggi. Al centrosinistra a guida Pd tra i 78 e i 98. Al Movimento Cinque Stelle tra 36 e 56. Al Terzo Polo tra 15 e 25.

Al Senato la maggioranza assoluta è a quota 101 seggi. Il centrodestra ne avrebbe tra 111 e 131, il centrosinistra tra 33 e 53, i Cinque Stelle tra 14 e 34. Il Terzo Polo tra 4 e 12. Altre forze politiche da 2 a 6. A Palazzo Madama Fratelli d'Italia è accreditato del 25,7%, la Lega del 10,5%, Forza Italia del 6,5%. Partito Democratico dato al 21,3%, Verdi e Sinistra Italiana al 3,5%, + Europa all'1,3%, Impegno Civico all'1,2. Centrosinistra tra il 25,5% e il 29,5%. Movimento Cinque Stelle terzo partito con il 14%, Terzo Polo all'8,5%.

C'è stato anche l'instant poll realizzato da Quorum Youtrend per Sky Tg24. Margine di errore stimato tra il meno e il più 1,6%. Centrodestra al 42%, centrosinistra al 28,3%. La prima rilevazione dava Fratelli d'Italia al 23,5%, il Pd al 20,3%, i Cinque Stelle al 16,14%, la Lega al 9,6%. Naturalmente ci sarà da fare anche l'analisi per capire chi sono gli sconfitti tra i vincitori e chi i vincitori tra gli sconfitti. Se le previsioni dovessero essere confermate, per esempio, Lega e Pd sarebbero dalla parte dei vinti, con le leadership di Matteo Salvini ed Enrico Letta che potrebbero essere messe in discussione.

Per quanto riguarda i quattro collegi uninominali del Senato del Basso Lazio, dai primissimi dati i candidati del centrodestra sarebbero in netto vantaggio: Claudio Fazzone (Forza Italia) al Senato, Chiara Colosimo (Fratelli d'Italia) alla Camera Latina, Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia) alla Camera Frosinone-Sora, Nicola Ottaviani (Lega) alla Camera Terracina-Cassino. Sarebbe un "cappotto", come avvenuto già in passato. C'è poi il dato sull'affluenza, che crolla in modo clamoroso ovunque.

Anche nel Basso Lazio. In provincia di Frosinone ha votato circa il 63% degli aventi diritto, più o meno 246.000 persone. Ne sono rimaste a casa 138.000. Nel 2018 la percentuale fu del 75,40%. In provincia di Latina alle urne è andato circa il 60% del corpo elettorale. Quattro anni e mezzo fa il 71,77%. Un significativo meno 11,70%. Tra i fattori che stanno determinando questa continuo picco in discesa dell'affluenza anche la legge elettorale: i nomi dei candidati (sia all'uninominale che al plurinominale) sono già scritti sulla scheda. Nessuna possibilità di indicare una preferenza vera. Ancora una volta sono stati i segretari dei partiti a decidere chi doveva entrare alla Camera e al Senato. I cittadini possono attendere.

Tra le novità del voto, il "tagliando antifrode" sulle schede. All'uscita dalla cabina il presidente di seggio lo ha staccato. È un codice che identifica la scheda: il presidente del seggio ne ha preso nota prima di consegnarla all'elettore. Evita il voto di scambio, con schede "esterne" già compilate. Il tagliando, dopo il controllo, è stato staccato per rispettare la segretezza del voto.