Il carisma del capo conterà e peserà più di qualunque altro fattore. Più del partito, più della mobilitazione dei militanti, più dei candidati nei collegi uninominali. Per motivi tecnici e politici. Intanto perché il voto disgiunto è vietato, pena l'annullamento della scheda: il che comporta che se il leader "tira", gli effetti a cascata si distribuiranno nei singoli territori. In secondo luogo sulle due schede che verranno consegnate agli elettori ci sono tutti i nomi dei candidati già stampati: maggioritario, proporzionale, Senato, Camera.

Impossibile indicare delle preferenze. Conseguenza non soltanto dell'attuale sistema elettorale, ma anche della volontà delle segreterie dei diversi partiti di determinare dall'inizio la composizione del Parlamento. Con i fedelissimi nei posti blindati e via a scendere. Sta bene a tutti perché meno di dieci segretari politici hanno definito il quadro dei 600 parlamentari. La possibilità di scelta del cittadino-elettore è ridotta ai minimi termini. Con i nomi già scritti e senza l'opzione del voto disgiunto, impossibile perfino ululare alla luna.

Strategie e incognite
Fin quando è stato possibile pubblicare i sondaggi il centrodestra era largamente favorito. Vedremo già stanotte se i risultati reali confermeranno quelle previsioni oppure no. In ogni caso i problemi riguarderebbero il dopo 25 settembre. Per l'intera campagna elettorale Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sono stati alleati scomodi di Giorgia Meloni, in pole position per la carica di presidente del consiglio nel caso di successo della coalizione. Le differenze non mancano. Non sulla manovra economica per contrastare l'aumento vertiginoso del prezzo del gas e dell'elettricità (Salvini non esclude lo scostamento, Meloni non ne vuole sentir parlare). Non sulla collocazione internazionale dell'Italia e sulle posizioni riguardo la guerra tra Russia e Ucraina: linea pienamente atlantista della Meloni, mentre sia Berlusconi che Salvini hanno più volte esternato posizioni politiche diverse, anche nel giudizio su Putin. Ma la vittoria è un ottimo collante e comunque il centrodestra governa da decenni insieme. E in questo particolare momento guida la maggioranza delle Regioni italiane e tantissimi Comuni. In ogni caso la legge elettorale favorisce le alleanze e di questo una classe dirigente deve tenere conto. Perché è nei 221 collegi maggioritari che si deciderà l'esito della sfida elettorale e a giocarsi la partita saranno il centrodestra da una parte e il centrosinistra a guida Pd dall'altra. Il Rosatellum era stato concepito per un sistema tripolare. Ad un certo punto era sembrato che si stesse tornando al bipolarismo, poi però è subentrata la cautela. Il Movimento Cinque Stelle può continuare a dire la sua e il Terzo Polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi vuole arrivare in doppia cifra.

Lo scenario della "non vittoria"
Nelle ultime settimane è molto evocato, soprattutto da Renzi e Calenda. Se nessuno dovesse avere i numeri per governare da solo, allora nuovo Governissimo di unità nazionale con chi ci sta. Ma ci sono pure altre considerazioni da fare. Il Partito Democratico è a un bivio: naufragato il Campo Largo, il baricentro delle alleanze si è spostato a sinistra. Il punto politico però è anche un altro: dopo la durissima sconfitta del 2018 il Pd è tornato al governo. Mentre l'allora segretario Nicola Zingaretti aveva annunciato una legislatura di opposizione che sarebbe servita a dare una prospettiva nuova al partito, quella della Piazza Grande. Poi la "strambata" di Matteo Renzi ha dato il via alla maggioranza giallorossa. La domanda è: il Partito Democratico sarebbe davvero pronto a fare l'opposizione in caso di sconfitta? Lo sarebbero le varie correnti? Enrico Letta è stato chiarissimo: stavolta i Democrat non faranno la "protezione civile". Vedremo. Il Movimento Cinque Stelle è dato in risalita: nessuno si aspetta il 33% del 2018, ma un risultato superiore al 15% rappresenterebbe sicuramente un problema politico enorme per il Pd. Giuseppe Conte ha cambiato passo dopo la scissione di Luigi Di Maio, determinando la caduta del Governo guidato da Mario Draghi.

Le regionali sullo sfondo
Non ci sarà nemmeno il tempo di archiviare le politiche che bisognerà pensare alle regionali. Salvo colpi di scena da "mission impossible", Nicola Zingaretti sarà eletto deputato (è candidato in una posizione blindata). Dovrà dimettersi da Governatore del Lazio. La data più probabile delle elezioni è gennaio. Il risultato di oggi influirà su tutto: dalle candidature alla presidenza a quelle nelle liste. E a livello locale le percentuali che arriveranno dalle province di Frosinone e di Latina determineranno gli equilibri e i rapporti di forza nei partiti: da Fratelli d'Italia al Pd, dalla Lega ai Cinque Stelle, da Forza Italia al Terzo Polo.

La partita nel Basso Lazio
Il centrodestra punta al "cappotto" nei quattro collegi maggioritari. In corsa ci sono due esponenti di Fratelli d'Italia (Chiara Colosimo e Massimo Ruspandini), uno della Lega (Nicola Ottaviani), uno di Forza Italia (Claudio Fazzone). Senza dimenticare che Claudio Durigon (Lega) è capolista nel plurinominale del Senato e concorre anche nell'uninominale di Viterbo, sempre per Palazzo Madama. Certamente però occhio anche alle percentuali dei diversi partiti nelle due province, perché saranno quelle a determinare i nuovi rapporti di forza e gli equilibri. In Ciociaria per esempio non è un mistero l'alto tasso di competizione tra Fratelli d'Italia e Lega. Altrettanto importante sarà verificare i risultati nel proporzionale. In Fratelli d'Italia sono in posizione eleggibile sia Nicola Calandrini (Senato) che Paolo Pulciani (Camera). Marinella Pacifico guida la lista di Noi Moderati al Senato. Maria Chiara Fazio alla Camera. Sono candidature importanti, in grado di fare da traino.
Nei collegi uninominali il centrosinistra ha schierato Sergio Messore (Senato), Tommaso Malandruccolo (Camera Latina), Andrea Turriziani (Camera Frosinone-Sora), Rita Visini (Camera Terracina-Cassino). Enrico Letta in persona ha parlato di venti di "remuntada". Lo sapremo stanotte. Azione e Italia Viva cercano un risultato significativo nel plurinominale, da far pesare altresì in chiave futura. Il Movimento Cinque Stelle confida in due elezioni, quelle di Stefano Patuanelli al Senato e di Ilaria Fontana alla Camera.

La posta in palio
Che sia altissima lo si capisce dalle candidature nei collegi plurinominali che riguardano pure le province di Frosinone e Latina. I capilista di Fratelli d'Italia sono Francesco Lollobrigida per Montecitorio e Andrea Augello per Palazzo Madama. Seguiti, rispettivamente, da Chiara Colosimo e Isabella Rauti. Per il Pd ci sono Matteo Orfini e Bruno Astorre. Poi l'ex segretario della Cisl Annamaria Furlan. I primi due nomi della Lega alla Camera sono quelli di Antonio Angelucci e Giovanna Miele. Al Senato Claudio Durigon e Giulia Bongiorno. Forza Italia per Palazzo Madama schiera il fondatore Silvio Berlusconi, Annamaria Bernini e Maurizio Gasparri. Alla Camera il capolista è Paolo Barelli. A guidare il Terzo Polo ci sono Valentina Grippo alla Camera e Annamaria Parente al Senato. Di Noi Moderati abbiamo già detto: Marinella Pacifico capolista al Senato, Maria Chiara Fazio alla Camera. Per i Cinque Stelle al primo posto Ilaria Fontana per Montecitorio e Stefano Patuanelli per Palazzo Madama. Più in generale tutte le liste hanno messo in campo esponenti di spicco e comunque molto conosciuti.

Il tema della rappresentanza
L'altra faccia della medaglia è costituita dalla rappresentanza dei territori nel prossimo Parlamento. La sensazione è che alla fine sia la provincia di Latina che quella di Frosinone riusciranno comunque ad eleggere una nutrita pattuglia parlamentare. Il punto è rappresentato dalla prossima agenda di governo. Nel senso che le priorità internazionali e nazionali occupano quasi tutto lo spazio politico. Dal costo delle materie prime e dell'energia al Pnrr, dal lavoro alla sanità. Non sarà semplice per nessuno far accendere i riflettori su argomenti importanti a livello locale: dalla bonifica della Valle del Sacco a segnali di riconoscimento forti per eccellenze del calibro del polo farmaceutico. Parliamo di ricerca, di tecnologia, di investimenti finalizzati all'attrattività.
Intanto però tutti concentrati sull'esito elettorale di oggi. Il carisma del capo sarà il fattore determinante. Vedremo se i partiti avranno anche una loro forza autonoma.