Il giorno dopo la pubblicazione del video (avvenuta il 18 agosto sul quotidiano Il Foglio) ha ritirato la candidatura alla Camera: terzo posto in un collegio plurinominale di Roma. D'altronde Francesco De Angelis si era immediatamente reso conto che quella discussione del "dopo-cena" nei vicoli del centro storico, nella notte tra il 1° e il 2 giugno, era degenerata nei toni e nel linguaggio. Elementi che però in politica spesso sono sostanza. Parliamo della vicenda del video di Ruberti, al termine di una cena a Frosinone alla quale avevano partecipato diverse persone e nel corso della quale si era sviluppata una discussione evidentemente accesa. Francesco De Angelis ha voglia di parlare di politica e non essere in corsa gli pesa non poco.

De Angelis, è passato oltre un mese dalla pubblicazione del video sulla ormai famosa cena con Albino Ruberti. Un litigio che ha avuto una fortissima eco nazionale.
«Quella sera abbiamo assistito ad una lite dai toni e dai modi inopportuni. Direi proprio sbagliati, molto sbagliati. Non a caso il giorno dopo ho chiesto personalmente scusa al proprietario del locale a nome di tutti e oltretutto il giorno successivo tutti si sono scusati con tutti. La questione è finita lì. Non c'è stato e non c'era niente altro. Tutto quello che ne è seguito è frutto di notizie prive di fondamento, illazioni, falsità e ricostruzioni fantasiose. Rispetto a quella sera posso solo dire di essere intervenuto ad un certo punto per cercare di placare gli animi e riportare la calma perché, come detto, i toni erano assolutamente sbagliati. Qualcuno ne ha dubitato, ma effettivamente si è trattato di una lite partita da una discussione sul calcio e poi degenerata per stanchezza e condizioni contingenti che nulla hanno a che fare con la politica. Certamente c'erano delle tensioni politiche, che però sono normali in un partito pluralista come il nostro e che si acuiscono nel momento in cui si avvicinano delle consultazioni elettorali. È un fatto che interessa tutti i partiti che hanno una dialettica interna e che non riguarda certamente solo il Partito Democratico. Di sicuro nulla giustifica i toni utilizzati».

Lei ha immediatamente ritirato la candidatura (terzo posto in un plurinominale di Roma). Ritiene che il concetto sintetizzato nella frase "Nemmeno il sospetto sulla moglie di Cesare" abbia sempre una sua valenza specifica?
«Sono un uomo di partito, con un grande senso di responsabilità. Per evitare qualsiasi strumentalizzazione durante la campagna elettorale, non ho esitato neppure un istante a ritirare la mia candidatura alla Camera dei deputati. Chiaramente restando a disposizione per dare tutto il mio contributo al Partito Democratico».
Le hanno chiesto e continuano a chiederle le dimissioni da presidente del Consorzio industriale del Lazio? Ha intenzione di prendere in considerazione l'idea?
«Non vedo il motivo e nemmeno la ragione per cui dovrei dimettermi. Oltretutto anche sul Consorzio sono state dette e scritte tante cose che non rispondono a verità. Approfitto per precisare che il Consorzio non gestisce i fondi del Pnrr e nemmeno le risorse comunitarie. È un ente nato meno di un anno fa e la nuova mission è tutta da costruire. Servirà quindi ancora del tempo affinché si completi il processo di riforma voluto dalla Regione Lazio».

Lo sfondo politico sembra essere quello delle regionali. Perché lei, dopo aver partecipato alla manifestazione di Daniele Leodori, ha virato su Enrico Gasbarra?
«Stiamo parlando di due figure importanti e prestigiose del Partito Democratico. Come del resto lo è anche Alessio D'Amato. Ho partecipato all'iniziativa di Leodori per un giusto riconoscimento al grande lavoro svolto da Daniele in questi ultimi cinque anni e ho profonda stima di lui. La scelta di Enrico Gasbarra, sulla quale Pensare Democratico stava riflettendo, riguardava l'appoggio ad una candidatura in quel momento sostenuta a livello regionale da tutta la mia area politico-culturale che fa riferimento alla sinistra del Partito Democratico. In ogni caso resto convinto del fatto che, prima ancora della scelta del candidato, servisse, e serva ancora oggi, una discussione sull'opportunità di costruire una larga alleanza politica che già oggi è tra l'altro al governo della Regione».

Sinceramente: pensa che la diffusione del video sia stata un'operazione di "fuoco amico"? Cioè un'operazione all'interno del Pd? E perché eventualmente?
«Assolutamente no».

Tra le varie ricostruzioni si è parlato di sanità: nomine di primari, consulenze, manovre per determinare gli assetti. Cosa dice lei? Tutto questo è avvenuto perché in Ciociaria c'è la percezione che il vero "dominus" della politica sia lei?
«Su questo punto ha già chiarito l'assessore regionale competente, sottolineando la regolarità e la trasparenza nelle procedure e che le commissioni per scegliere i primari vengono effettuate per sorteggio alla presenza della Guardia di Finanza. Vorrei inoltre precisare che in quarant'anni di attività politica non ho mai ricoperto incarichi istituzionali nel campo della sanità. Oltretutto non sono più consigliere regionale dal 2009 e dal 2014 non ricopro più la carica di europarlamentare. Non mi sento e non sono un "dominus". Sono solo uno dei leader del Pd di questa provincia».

Nella carriera di De Angelis ci sarà un prima e un dopo… video di Ruberti?
«Non c'è un prima e un dopo, anche perché la verità può essere oscurata ma poi ritorna sempre alla luce. A chi ha voluto gettare fango rispondo con la mia bella, lunga e coerente storia, politica e personale. La storia di una persona pulita e perbene, che troverai sempre dalla stessa parte. La storia di una persona che tutti conoscono».

Quanto ha pesato la terza sconfitta consecutiva alle comunali di Frosinone nell'acuire il momento di difficoltà politica nel Pd provinciale?
«Non era semplice vincere a Frosinone. Anzi, era molto difficile. Abbiamo perso portando però a casa un risultato importante per l'intera coalizione e per il Pd, che è risultato essere il primo partito della città capoluogo. La nostra era una lista molto forte e con tante belle novità venute fuori durante la campagna elettorale. È quindi un risultato che ci consente di guardare al futuro con ottimismo, investendo sui tanti Giovani Democratici protagonisti di una campagna elettorale brillante e piena di contenuti. Ho già avuto già modo di dirglielo all'indomani del voto e mi piace ribadirlo. Il partito scommette su di loro. Sui giovani che rappresentano il presente ed il prossimo futuro. E la scelta di Luca Fantini alla guida della Federazione provinciale dà forza e credibilità a questo progetto. Anche in questa campagna elettorale Luca sta portando avanti un grande lavoro e ne condivido la scelta di percorrere il territorio in maniera capillare, toccando ogni casa e tutte le strade».

Dopo le politiche ci saranno le regionali. Ha le idee chiare su strategie e candidature?
«No. Sono abituato a fare un passo alla volta. In questo momento restiamo concentrati sul voto delle politiche. Quando sarà il momento penseremo alle elezioni regionali».

La sua componente negli anni ha fatto riferimento prima a Ignazio Marino, poi a Matteo Orfini, quindi a Nicola Zingaretti. Ma è vero che lei nell'anima è rimasto dalemiano?
«Massimo D'Alema per me è sempre stato un importante punto di riferimento ed io sono sempre stato e resto un uomo di sinistra».

Perché oggi un elettore dovrebbe votare Pd?
«Il nostro è un partito progressista e con un'attenzione particolare alle persone e ai loro diritti e necessità. Per noi questo aspetto è fondamentale, come pure è essenziale la questione lavoro. Puntiamo tutto su lavoro e diritti sociali, diritti civili, ambiente. Il Pd è questo e lo è da sempre. Penso allora al salario minimo, alla lotta alla precarietà, alla riduzione delle tasse sul lavoro per i ceti medi e bassi, al grande piano di edilizia popolare e rigenerazione urbana per le periferie. Tutto accompagnato da un welfare moderno, dalla valorizzazione del terzo settore e dalla riforma della non autosufficienza. Si chiama giustizia sociale e non è uno spot. È concreto aiuto alle persone. Noi siamo questo. È questo che ci contraddistingue ed è per questo che chiediamo un voto per il Pd. E poi la difesa della Costituzione e dell'Europa, di cui siamo fermamente convinti, al contrario della coalizione di centrodestra che non ha mai nascosto la sua avversità nei confronti dell'Unione Europea».

Oggi esiste un'emergenza legata al costo dell'energia che sta mettendo in enorme difficoltà imprese e famiglie.
«Penso che le proposte messe in campo dal Pd sono le più valide per riuscire a superare la crisi. Le azioni immediate sono cinque, come ribadito più volte dal segretario Letta: un tetto europeo al prezzo del gas; per dodici mesi un regime di prezzi amministrati per l'energia elettrica con il disaccoppiamento tra fonti fossili e rinnovabili; il raddoppio del credito d'imposta per gli extra-costi energetici delle imprese; un nuovo contratto "bolletta luce sociale" per microimprese e famiglie con redditi medi e bassi ed infine un grande piano per le rinnovabili e il risparmio energetico». 

Sul piano locale che campagna elettorale è?
«C'è un grande sostegno a Bruno Astorre e a Matteo Orfini, che stanno facendo una campagna elettorale intensa e capillare su tutto il territorio. Nonostante un appuntamento elettorale direi improvviso, siamo in campo con forza, passione e determinazione. E poi ci sono i nostri candidati locali che si stanno spendendo in maniera eccezionale. Parlo di Stefania Martini, di Sergio Messore, di Andrea Turriziani. Tutti loro stanno portando avanti le nostre istanze, nella consapevolezza della bontà dei nostri programmi e dello spirito che da sempre guida il Pd. La vittoria dei nostri candidati è la vittoria di tutto il partito. E per questa ragione è molto importante il 25 settembre votare Pd ed eleggere la nostra rappresentanza parlamentare. È importante per noi e per l'intero basso Lazio».

Pochi giorni all'ora della verità.
«Faccio un appello alla mobilitazione generale che veda coinvolti tutti, iscritti e simpatizzanti del Pd. L'invito è quello di concludere una campagna elettorale parlando alle persone di temi e di programmi. Coinvolgendo gli indecisi perché il rischio, come del resto sta avvenendo negli ultimi anni, è che in molti disertino le urne. La partita è ancora aperta e ce la possiamo fare. Dobbiamo far capire alle persone che esercitare il diritto di voto è fondamentale e dobbiamo farlo arrivando in tutte le case e sempre a testa alta e con orgoglio».