Matteo Orfini è un leader di livello nazionale del Pd. Concorre come capolista nel collegio plurinominale del Basso Lazio, che comprende le province di Frosinone e Latina. Qualche anno fa della sua corrente faceva parte anche Pensare Democratico di Francesco De Angelis. Prima ancora con Orfini c'era la consigliera regionale Sara Battisti. Poi De Angelis ha aderito all'area di Nicola Zingaretti. Ma in questa campagna elettorale c'è una sorta di chiamata alle armi: né Matteo Orfini né il Pd provinciale possono fallire. Lo abbiamo intervistato.

Allora Orfini, i sondaggi non si possono pubblicare in questa fase, ma il trend non è esattamente favorevole al Pd. Lei crede alla rimonta?
«Le elezioni si decidono con i voti, non con i sondaggi. Ci sono milioni di italiani che ancora non hanno scelto chi votare e altrettanti che non sono nemmeno sicuri di andare alle urne. Vincerà chi sarà più bravo a convincerli, non demonizzando gli avversari ma mostrando di avere proposte più credibili. La destra è sicuramente forte, ma noi non abbiamo timore del confronto e siamo convinti di poter recuperare: queste due settimane saranno decisivi e noi le affrontiamo con passione e fiducia. La partita è aperta».

Il Campo Largo è franato in partenza. Enrico Letta poteva fare di più?
«Enrico Letta, e con lui tutto il partito, ha fatto il possibile per costruire un'alleanza larga. La scelta assurda e politicamente irresponsabile di Conte di togliere la fiducia al governo Draghi e le contorsioni politiche di Calenda hanno determinato una rottura che non può essere certo imputata a noi. Hanno scelto l'egoismo di parte pensando di guadagnare qualche voto, ma rinunciando a giocare davvero la partita. Noi abbiamo scelto di provare a vincere: per questo stiamo chiedendo agli elettori di scegliere l'unica forza che può battere le destre, cioè il Pd. E penso che questo atteggiamento ci dovrà guidare anche in futuro: in questi anni abbiamo forse investito troppo tempo nella politica delle alleanze e troppo poco sul rafforzamento del nostro profilo. Il miglior alleato del Pd è il Pd».

Quali le priorità del Paese?
«La prima e più grande urgenza è sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia: servono misure urgenti subito e serve sostenere l'iniziativa del governo per un tetto europeo al prezzo del gas. Orban ha già detto di no: cosa ne pensa Giorgia Meloni? Cosa ne pensa Matteo Salvini? Parliamo del loro principale alleato in Europa. Scrivere sui volantini "prima gli italiani" e poi allearsi con chi vuole colpire il nostro Paese è davvero segno di una insopportabile ipocrisia politica».

Quanto è importante la geopolitica? Quanto conta la collocazione internazionale dell'Italia?
«Noi siamo uno dei Paesi fondatori dell'Europa e ne siamo orgogliosi. E siamo stati protagonisti del cambiamento delle politiche europee: durante la pandemia quella che fino ad allora era l'Europa dei vincoli è diventata l'Europa del Pnrr, l'Europa che è corsa in soccorso delle popolazioni più colpite dalla crisi. Questo è il nostro ruolo, questo il nostro posto nel mondo. E questa la collocazione che garantisce al meglio l'interesse nazionale. Chi fino a ieri ha attaccato l'Europa e oggi prova a fingersi europeista, per essere credibile dovrebbe quanto meno scusarsi per quanto sostenuto in passato».

Il Pd chiede il voto utile per fermare il centrodestra o perlomeno per contenerne la vittoria. Senta Orfini: ma cosa immagina possa succedere se vincesse il centrodestra?
«Se vince la destra avremo un'Italia che guarda al passato: al Ministero dell'Economia tornerà Tremonti. Quello che ha tagliato le risorse alla scuola e alla sanità. Propongono la "flat tax", per sostenere i più ricchi; non vogliono il salario minimo perchè per loro il lavoro precario non è un problema; non vogliono misure di contrasto alla povertà. Non vogliono parlare di diritti e a volte nella loro foga censoria arrivano a sostenere posizioni assurde: leggo che vorrebbero addirittura censurare Peppa Pig. Siamo oltre il limite del ridicolo. Non è il futuro di cui c'è bisogno per il nostro Paese».
Che idea si è fatto dell'ormai famosissimo video di Frosinone, con protagonisti Ruberti e De Angelis?
«Penso sia stato un pessimo spettacolo che infatti ha avuto conseguenze per alcuni dei protagonisti. Ma non accetto che venga utilizzato per attaccare il Pd di Frosinone e alcuni dei suoi più importanti dirigenti. Io ho una storia personale che dimostra che quando ho dovuto usare parole dure col Pd e correggere storture nel mio partito, non mi sono tirato indietro. L'ho fatto a Roma da commissario e ho anche pagato un prezzo personale per quelle scelte. Anche per questo posso dire che qui c'è un partito sano e ci sono persone perbene. La destra nel Basso Lazio ha avuto problemi, anche di recente. Noi non abbiamo voluto attaccarli su questo perchè non è il nostro stile. Ma mi faccia dire che non hanno alcun titolo per dare lezioni di moralità al Pd. E che certi personaggi dovrebbero davvero evitare di dire sciocchezze sul Pd per inseguire trenta secondi di visibilità in televisione».

Che tipo di campagna elettorale sta facendo in provincia di Frosinone? E che sostegno sta ricevendo dal partito?
«Stiamo facendo una campagna elettorale all'antica: Comune per Comune, cercando di coprire anche i centri più piccoli e lontani. Strada per strada, dalla mattina presto a tarda notte, incontrando gli amministratori e i cittadini, ascoltando i loro problemi e cercando insieme le soluzioni. È un lavoro che per quel che mi riguarda non terminerà il 25 settembre, ma continuerà per i successivi 5 anni. Perché la politica per me è questo: la campagna elettorale è solo l'inizio di un lavoro al servizio di questo territorio. Il Partito Democratico è in campo insieme a me, con tutte le sue personalità principali e con grande unità. Abbiamo saputo mettere da parte le discussioni interne per concentrarci su questa sfida difficile ma appassionante. E con noi ci sono le forze politiche che hanno arricchito la nostra lista e i partiti della coalizione. Ogni giorno torno a casa più tardi perché gli incontri e le iniziative aumentano sempre più. E ogni giorno sono più fiducioso sul risultato che sapremo ottenere».