Per i Giovani Democratici di Frosinone «l'Italia, ora più che mai, ha bisogno delle idee e delle proposte del Partito Democratico». Lorenzo Vellone, presidente dei Gd di Frosinone, dice: «Stiamo vivendo questa campagna elettorale da protagonisti quotidianamente, al fianco delle candidate e dei candidati grazie alla forza e al coordinamento della federazione provinciale del Pd. Continueremo a farlo stando nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e di studio della nostra città, insieme ai Giovani Democratici della provincia di Frosinone, con cui abbiamo lanciato dieci proposte per un'Italia più giusta. Alla destra diciamo di smetterla con le chiacchiere e di affrontarci sul terreno degli argomenti, in particolare quello del lavoro».

Prosegue la nota a firma di Lorenzo Vellone: «In questa fase di grande incertezza abbiamo il dovere di offrire agli elettori una nuova visione di questo tema, che sia in grado di superare modelli ed errori del passato. La nostra proposta è chiara: salario minimo a dieci euro, tirocini retribuiti per giovani e neo laureati, lotta al lavoro nero e al precariato, incentivi per l'assunzione stabile di giovani. Ridurre le diseguaglianze è il nostro obiettivo. Siano essere economiche, sociali, territoriali, culturali e di genere. Vogliamo farlo portando avanti misure di dignità che vadano gradualmente a debellare il lavoro povero e discontinuo, che ostacola la piena realizzazione dell'individuo e la crescita del Paese».

Andrea Turriziani è candidato del centrosinistra nel collegio uninominale di Frosinone-Sora. Consigliere comunale di Frosinone nella Lista Marini, Turriziani è un esponente del Pd. Afferma: «Sono convinto che ce la giocheremo fino in fondo, ma francamente nei territori si respira un certo disinteresse da parte di larghe fette di popolazione. Come testimoniano le percentuali dei sondaggi relative all'astensione. Un disinteresse che va letto come una sorta di scoramento».

Pietro Pacitti, candidato di Impegno Civico nel collegio plurinominale del Senato, afferma: «Non è accettabile che in Italia ci sia ancora chi lavora per 2-3 euro l'ora o comunque sotto una soglia che garantisca la dignità delle persone. Secondo l'ultimo report di "In-work poverty in the Eu" in Italia l'11,7% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali, mentre la media europea è più bassa quasi di tre punti percentuali. Dobbiamo affrontare con determinazione la questione dei "working poor", i lavoratori e le lavoratrici impoveriti. Sul salario minimo stavamo lavorando proprio quando alcune forze politiche hanno fatto cadere il Governo Draghi».