Calma apparente, il giorno dopo la revoca delle deleghe assessorili a Serenella Poggi e Floriana Retarvi da parte del sindaco Daniele Natalia. Ma sotto la cenere la brace arde. Ed è subito guerra di numeri e di nervi, in maggioranza, considerato che Natalia ha anche ritirato le subdeleghe ai consiglieri comunali Danilo Tuffi e Magno D'Angeli, dichiarando che è venuto a cessare il rapporto di fiducia anche con i loro gruppi.

Una sorta di "sfratto" dalla maggioranza anche se Tuffi e D'Angeli, che potrebbero passare in opposizione, non si sono ancora espressi circa le loro intenzioni. Sotto lo sfondo della decisione del forzista Natalia, la guerra con Franco Fiorito, che sembrerebbe intenzionato a scendere di nuovo in campo. Anche se ieri, interpellato su quanto accaduto, l'ex consigliere regionale è stato lapidario: «Non faccio più politica».

II retroscena
In realtà, sembra che in un primo tempo il sindaco Daniele Natalia avrebbe voluto azzerare l'intera giunta, mettendo fuori gioco anche gli assessori Carlo Marino, Vittorio D'Ercole e Valentina Cicconi. Così da far passare l'estromissione di Serenella Poggi e Floriana Retarvi, i veri obiettivi della mossa, come un passaggio naturale per il rinnovamento di un esecutivo che non ha mai brillato, come l'esigenza di dare una scossa all'attività politico-amministrativa dell'ultimo scampolo di consiliatura con un occhio al voto di primavera 2023. Una tentazione riposta nel cassetto delle intenzioni per circoscrivere la "cacciata" agli assessori finiti nel mirino. Forse per lanciare un messaggio più chiaro a Franco Fiorito in un impeto decisionista, ma più probabilmente per non compromettere la tenuta della maggioranza di centrodestra.

Il toto-assessori
Come da rito, è ripartito il toto-assessori. Chi prenderà il posto di Poggi e Retarvi? Di nuovo spunta il nome di Guglielmo Vecchi di "Idea Anagni", il gruppo passato dall'opposizione alla maggioranza che non ha rappresentanti in giunta. Ancora presto per dirlo, ma sembra che in ogni caso il sindaco voglia nominare soltanto un assessore, e non due, e al bilancio. Una delega senza pace, passata già nelle mani di tre assessori.