Fare il segretario regionale del Pd nel Lazio in questo momento è probabilmente il mestiere politico più complicato. Perché il voto per Camera e Senato a Roma pesa di più, perché all'orizzonte ci sono regionali mai così importanti, perché la vicenda del video di Frosinone sta caratterizzando il dibattito politico sia all'interno che all'esterno del partito. Ma il senatore Bruno Astorre è un veterano di mille battaglie: sa quando affondare il colpo e quando spedire la palla in calcio d'angolo. O in tribuna. Intanto è capolista dei Democrat nel collegio plurinominale (proporzionale) che comprende tutte le province del Lazio, tranne la città di Roma. Tutta la concentrazione è su questo appuntamento. Poi bisognerà definire la candidatura alla presidenza della Regione.

Senatore Astorre, 25 settembre vicinissimo. Che risultato si aspetta per il Pd: primo partito ma all'opposizione? Oppure ci sono scenari di tipo diverso?
«Sicuramente è una campagna elettorale non semplice, ma noi stiamo andando su tutti i territori per raccontare la nostra idea e le nostre proposte per l'oggi e per l'Italia del domani. Siamo in un momento difficile, famiglie e imprese stanno facendo i conti con l'aumento delle bollette di luce e gas e della benzina, che sta comportando aumenti generali su tutti i prodotti. Bisogna intervenire subito e offrire risposte serie. La Regione Lazio, ad esempio, interverrà coprendo l'aumento delle bollette nelle case popolari. Una misura seria e concreta, fatti e non parole».

Il centrodestra è dato ampiamente in vantaggio in tutti i sondaggi. La linea della "non alleanza" con Cinque Stelle e Terzo Polo rende impossibile competere per vincere? Si tratta però di una sorta di investimento per il futuro?
«Il mio pensiero è chiaro, parlo da sempre di "modello Lazio" e credo che questa sia la strada da seguire. In questa tornata elettorale sappiamo che non è stato possibile. In futuro vedremo. Ma dovrà essere una coalizione basata su punti programmatici e sulle cose da fare, non solo sul far perdere l'altro».

Dopo il 25 settembre si potrebbero aprire gli spazi per la stagione congressuale? Detta in altri termini: la leadership di Enrico Letta, in caso di sconfitta, sarebbe a rischio?
«Enrico Letta sta facendo un grande lavoro. Siamo a poco più di 20 giorni dalle elezioni e stiamo lavorando sui territori, tra la gente, per parlare delle nostre proposte. Non si parla né di congresso né di leadership».

Lei è capolista nel proporzionale in un collegio di quasi 3 milioni di abitanti. Che tipo di risultato si aspetta?
«Sto lavorando come ho sempre fatto sui territori, incontrando le cittadine e i cittadini e raccontando loro le idee e le proposte del Partito Democratico. Il mio collegio è molto vasto, comprende tutte le province del Lazio tranne Roma: Stiamo parlando di circa 370 Comuni sparsi tra le province di Roma, Latina, Viterbo, Rieti e Frosinone».

Nel Lazio potrebbe pesare la vicenda del video? A proposito: visto che lei non è uno che si nasconde, che idea si è fatto di quel dopo-cena? Pesa la solita guerra tra le correnti?
«Su questa vicenda si è detto e scritto di tutto. Alzare i toni di una discussione in quel modo è stato un errore, i protagonisti se ne sono resi conto e hanno fatto subito un passo indietro: Ruberti si è dimesso da capo di gabinetto in Campidoglio e De Angelis ha rinunciato alla candidatura. Per il resto ci sono degli accertamenti giudiziari in corso, eviterei quindi di alimentare teorie e ricostruzioni».

Il caro-energia e l'aumento del costo delle materie prime fanno intravedere uno scenario molto cupo sul piano economico. Cosa si dovrebbe fare?
«Le bollette in un anno sono arrivate a salire più del 1000%. Una crescita spaventosa, spropositata, dettata anche se non soprattutto dalla speculazione. Un aumento che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. Senza un intervento immediato, questo autunno, rischiamo un terremoto economico e sociale. Bisogna intervenire subito. Il Partito Democratico ha proposto un tetto nazionale al prezzo dell'elettricità e uno europeo per quello del gas, oltre al raddoppio del credito d'imposta alle aziende per compensare gli extra-costi delle bollette di questi mesi».

Come vede l'opzione di un possibile governo di centrodestra a guida Giorgia Meloni?
«Sono gli elettori che votando danno un'indicazione di chi vorrebbero al Governo. Alla volontà del popolo ci si inchina. Io penso che vincerà il Partito Democratico e la coalizione progressista, ma se anche non fosse così in democrazia se ne prende atto».

Regionali del Lazio: quando e come si sceglierà il candidato alla presidenza? Per lei resta Daniele Leodori l'ipotesi migliore e più forte?
«Non è il momento di affrontare questo discorso. In direzione regionale siamo stati chiari e abbiamo deliberato, all'unanimità, il percorso da seguire dopo il 25 settembre: prima si costruisce la coalizione attorno ad un programma e, solo successivamente, si sceglierà il candidato o la candidata o le sue modalità di scelta. Se la coalizione che governa il Lazio e sostiene Nicola Zingaretti rimarrà unita io credo di poter affermare che la vittoria alle prossime elezioni regionali sia molto probabile».