L'unica certezza è che non ci sono certezze. A nessun livello: nazionale, regionale, provinciale. Il "gran rifiuto" di Carlo Calenda al Pd lo dimostra ulteriormente. La scelta di Azione rivoluziona per l'ennesima volta le prospettive, anche e soprattutto sul versante della contendibilità di diversi collegi uninominali maggioritari. Mentre in quelli plurinominali proporzionali potrebbe aprirsi una partita diversa. Nel Basso Lazio continuano le grandi manovre e le ipotesi, destinate a mutare più volte nel corso della stessa giornata. Tutti però hanno una convinzione: nella notte tra il 21 e il 22 agosto saranno i leader nazionali a definire l'assetto. Ci penseranno Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia), Enrico Letta (Pd), Matteo Salvini (Lega) e Silvio Berlusconi (Forza Italia). E naturalmente anche Giuseppe Conte (Movimento Cinque Stelle), Carlo Calenda (Azione) e Matteo Renzi (Italia Viva). I referenti regionali avranno un ruolo di "chiusura", ma la posta in palio è tale che nessuno vorrà rischiare nulla. Il conto alla rovescia in ogni caso è iniziato: mancano 14 giorni (due settimane) al termine ultimo per la presentazione delle liste dei candidati.

Collegi e posti in palio
Nel Lazio ci sono 36 seggi alla Camera (22 proporzionali, 14 maggioritari) e 18 al Senato (12 proporzionali e 6 maggioritari). Per un totale di 54, vale a dire 32 in meno rispetto agli 86 che c'erano prima del taglio di 345 poltrone per effetto dell'approvazione del referendum costituzionale. Il Lazio è stato diviso in due circoscrizioni elettorali: la 1 e la 2. Il Lazio 2 comprende le province di Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti. I collegi plurinominali (nei quali si vota con il proporzionale) della Camera di questa circoscrizione sono 2, con 5 collegi uninominali (maggioritario). A questa circoscrizione sono stati assegnati 12 seggi: 7 plurinominali, 5 maggioritari. In totale quindi 12 deputati.

Per il Senato invece al Lazio sono stati destinati 6 collegi uninominali e 12 plurinominali: 18 seggi. Tornando alla Camera, c'è pure il Lazio 1 (Roma): 24 seggi in totale, 9 uninominali e 15 plurinominali. I collegi maggioritari del Basso Lazio sono 3. Quello di Latina comprende 17 Comuni, tutti della provincia pontina. Quello di Frosinone 60 Comuni, tutti della Ciociaria. Il collegio uninominale di Terracina, Fondi, Gaeta, Formia e Cassino racchiude 47 Comuni. Il collegio uninominale del Senato, invece, è unico e racchiude interamente le province di Frosinone e Latina. Parliamo in totale di 124 Comuni. Poi ci sono i proporzionali plurinominali. Per la Camera il collegio proporzionale del Basso Lazio comprende le province di Frosinone e Latina ed elegge 4 deputati.

Quello del Senato racchiude, oltre alle due province, anche Viterbo e Guidonia Montecelio. I seggi a disposizione in tutto sono 6. Ricapitolando: nel Basso Lazio si eleggono 3 deputati e 1 senatore nei collegi uninominali, 4 deputati e 6 senatori in quelli plurinominali. Dunque, 14 parlamentari sui 54 assegnati al Lazio, il 25,92%. Il punto è che al Basso Lazio guardano tanti big nazionali, regionali e romani. I collegi maggioritari sono considerati blindati per il centrodestra da uno studio dell'Istituto Cattaneo. Quelli proporzionali possono diventare una "stanza di compensazione" soprattutto per il Pd, che ha la necessità di offrire una sorta di paracadute a tanti pezzi da novanta.

Le grandi manovre
Il braccio di ferro che si consumerà un po' ovunque vedrà protagonisti da un lato gli esponenti del territorio (tra i quali molti uscenti) e dall'altro i big romani e nazionali. I no saranno più dei sì, con l'esercito degli scontenti destinato ad aumentare. Fratelli d'Italia è l'unico partito che non avrà problemi a confermare gli uscenti (secondo i sondaggi più autorevoli triplicherà i parlamentari): i senatori Massimo Ruspandini e Nicola Calandrini saranno ripresentati. Bisognerà solo vedere dove tra maggioritario, proporzionale, Camera e Senato. Da vedere se Giorgia Meloni, eletta nel collegio uninominale di Latina nel 2018, vorrà ripresentarsi anche nel maggioritario (sarà capolista in cinque plurinominali in Italia). Nella Lega il deputato e coordinatore regionale Claudio Durigon sta componendo il puzzle.

Tra i nomi che circolano maggiormente, quelli del senatore Gianfranco Rufa e del due volte sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Ma pure di big come Federico Freni, Giulia Bongiorno, Barbara Saltamartini, Simonetta Matone e Antonio Angelucci. In Forza Italia il senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone è tra gli uscenti. Il nodo è rappresentato dal fatto che i posti a disposizione per gli "azzurri" non sono più quelli delle volte scorse. E sui collegi del Basso Lazio stanno ragionando esponenti del calibro di Antonio Tajani, Paolo Barelli, Maurizio Gasparri e Sestino Giacomoni.
Restando nel centrodestra, la senatrice Marinella Pacifico concorrerà con Coraggio Italia sicuramente nel collegio plurinominale Latina-Frosinone. Ma pure in altri, considerando che la possibilità è fino a cinque collegi. Poi bisognerà vedere come verrà composto l'assetto finale delle candidature nei 4 uninominali, perché nella coalizione alcuni posti sono stati riservati alla componente centrista e civica.

Sul versante del Pd, non è un mistero che il presidente del Consorzio industriale regionale Francesco De Angelis punti al primo posto nel "listino" per il proporzionale Frosinone-Latina. La domanda è sempre la stessa: dove verranno blindati i big? Perché una cosa è sicura: i big da blindare non mancano. Alcuni nomi: Claudio Mancini, Roberto Morassut, Enrico Gasbarra, Matteo Orfini, Marianna Madia, Michela Di Biase, Roberto Morassut, Patrizia Prestipino, Massimiliano Valeriani. Le prossime saranno due settimane di fuoco, con gli scenari destinati a cambiare più volte nel corso della stessa giornata. Perfino della stessa ora. Sarà una lunghissima partita a scacchi. Giocata sull'orlo di una crisi di nervi.