Non solo le elezioni politiche il prossimo 25 settembre. Poi ci saranno le regionali nel Lazio: novembre o gennaio-febbraio. Dipenderà da quando si dimetterà da Governatore Nicola Zingaretti, lanciatissimo verso una candidatura blindata al Senato. Ma non è finita: perché a gennaio è in programma pure l'appuntamento per indicare il presidente della Provincia. Vero che alle urne si recheranno gli addetti ai lavori (sindaci e consiglieri) con il sistema del voto ponderato, ma comunque sarà una partita decisiva. Nella primavera del 2023, infine, le amministrative che riguarderanno 14 Comuni. Tra i quali Anagni, Ferentino, Fiuggi. Non ci sarà tempo per prendere fiato.

La posizione di Pompeo
Antonio Pompeo non potrà ricandidarsi a sindaco di Ferentino e a presidente della Provincia. In entrambi i casi è al secondo mandato. Inizialmente sembrava interessato a candidarsi alle regionali, in una lista molto competitiva considerando che nel Pd i consiglieri uscenti (che saranno riproposti) sono Sara Battisti e Mauro Buschini. Negli ultimi giorni inoltre è diventata tambureggiante la voce di un possibile interessamento di Azione di Carlo Calenda nei confronti dello stesso Pompeo. L'indiscrezione non ha trovato conferme ufficiali, ma è comunque indicativa. Anche se Antonio Pompeo, referente provinciale della corrente Base Riformista, nei Democrat sta in modo convinto.

Per lui potrebbe aprirsi la possibilità di una candidatura alla Camera, nel collegio maggioritario di Frosinone. Che comprende 60 Comuni: Acuto, Alatri, Alvito, Amaseno, Anagni, Arnara, Arpino, Atina, Boville Ernica, Broccostella, Campoli Appennino, Casalattico, Casalvieri, Castelliri, Castro dei Volsci, Ceccano, Ceprano, Collepardo, Falvaterra, Ferentino, Filettino, Fiuggi, Fontana Liri, Fontechiari, Frosinone, Fumone, Gallinaro, Giuliano di Roma, Guarcino, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Morolo, Paliano, Pastena, Patrica, Pescosolido, Picinisco, Piglio, Pofi, Posta Fibreno, Ripi, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Santopadre, Serrone, Settefrati, Sgurgola, Sora, Strangolagalli, Supino, Torre Cajetani, Torrice, Trevi nel Lazio, Trivigliano, Vallecorsa, Veroli, Vicalvi, Vico nel Lazio, Villa Latina e Villa Santo Stefano. I collegi maggioritari della Ciociaria sono storicamente difficili per il centrosinistra, ma Pompeo in questi anni ha costruito molti rapporti, anche "trasversali", con gli amministratori. Un elemento da considerare, anche se mai come alle politiche il "vento" nazionale pesa tantissimo. Però si tratta di un fronte aperto.

La Regione Lazio
Il segretario regionale del Partito Democratico, senatore Bruno Astorre, ha detto in un'intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica: «Se il presidente Zingaretti vorrà candidarsi e sarà eletto, ha poi 90 giorni di tempo per dimettersi e indire nuove elezioni. Io prevedo che si andrà a votare a gennaio. Il presidente di qualsiasi regione ha sempre fatto campagna elettorale per il suo partito, quando fa campagna elettorale senza essere candidato può essere oggetto di critiche, ma se è anche candidato è ancor più legittimato». In realtà Nicola Zingaretti ha due opzioni. Potrebbe dimettersi subito dopo aver accettato la candidatura al Senato, quindi a fine agosto. In tal caso le regionali si celebrerebbero presumibilmente a fine novembre. Oppure Zingaretti, una volta eletto, avrebbe sessanta giorni per optare e indire le elezioni nei successivi tre mesi. Si arriverebbe a gennaio, come si augura Astorre. Nell'uno e nell'altro caso, però, ci sarebbe una evidente accelerazione. Destinata a ripercuotersi inevitabilmente perfino sulle candidature nelle liste provinciali. Per un motivo semplice: gli spazi strettissimi per Camera e Senato determineranno tanti scontenti e ancor più delusi. Pronti a virare sulla Regione.

La presidenza della Provincia
Il secondo mandato di Antonio Pompeo scade il 31 ottobre prossimo e da quel momento avrà novanta giorni di tempo per convocare le elezioni. La data giusta è gennaio. Ben 47 primi cittadini su 91 hanno meno di 18 mesi di mandato davanti. Una situazione che impedisce loro di scendere in campo. Il limite dei 18 mesi di mandato scatterà dal 24 novembre 2022. Non potranno quindi essere della partita in 47. Tra i quali Enzo Salera (Cassino), Massimiliano Quadrini (Isola del Liri), Daniele Natalia (Anagni), Simone Costanzo (Coreno Ausonio), Alioska Baccarini (Fiuggi), Adriano Lampazzi (Giuliano di Roma), Domenico Alfieri (Paliano), Enrico Pittiglio (San Donato Val di Comino), Simone Cretaro (Veroli). Prima dello scioglimento delle Camere si parlava molto della possibilità che una modifica del Testo unico degli enti locali potesse superare il limite dei 18 mesi di mandato. Adesso è tutto più complicato.

Stesso discorso per il via libera al terzo mandato per i sindaci dei Comuni più grandi, quelli con oltre 15.000 abitanti. Una possibilità che in realtà avrebbe potuto fare comodo in questa fase. Visto che il taglio di 345 seggi parlamentari lascerà fuori da Camera e Senato anche molti amministratori locali, "chiusi" perfino dal limite dei due mandati. Tornando alla presidenza della Provincia, nel centrodestra circola moltissimo il nome del sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli. Ma pure dei primi cittadini di Ceccano (Roberto Caligiore) e Patrica (Lucio Fiordalisio), entrambi di Fratelli d'Italia. Per quanto riguarda il centrosinistra, è evidente che il limite dei 18 mesi impedisce a tanti amministratori di giocarsi la partita. Luca Di Stefano (Sora) invece resta un'ipotesi percorribile.

In ogni caso, tra politiche, regionali, provinciali e comunali saranno dodici mesi in apnea. Il tutto al termine di una stagione che si è appena conclusa con le comunali di Frosinone, il capoluogo.