«La sconfitta è stata, certamente, severa e senza alibi e occorre tenerne conto per inaugurare un nuovo corso. In tutti gli altri Comuni della nostra provincia il Partito Democratico ha prevalso nettamente, ma è chiaro che il capoluogo ha un valore diverso». Non si è nascosto Luca Fantini, segretario provinciale del Pd. In sede di direzione provinciale del partito la sua analisi del voto è stata asciutta e proiettata al futuro.

Le premesse
Ha spiegato Fantini: «Il successo generale a livello di Partito Democratico di questa tornata conferma la necessità di insistere su un nuovo metodo, basato sul confronto, sul dialogo, sulla sintesi e sulla paziente costruzione di alleanze competitive. Si tratta di un risultato non scontato fino a poco tempo fa, frutto non del caso ma di scelte precise e puntuali, di un percorso avviato tempo fa, con la segreteria di Nicola Zingaretti, che ha portato a una ricollocazione strategica del nostro partito, alla maturazione di una forte capacità di aggregazione e a un nuovo dinamismo che ha allontanato il rischio dell'isolamento politico». Aggiungendo: «È il metodo che abbiamo adottato anche nei Comuni del Lazio che andavano al voto, pur consapevoli delle difficili condizioni di partenza che incontravamo, specialmente nei Comuni capoluogo. In tutti e tre i capoluoghi al voto provenivamo da una consolidata esperienza di governo di destra. Esperienze innegabilmente forti e segnanti, marcate da gravi mancanze e profonde contraddizioni ma anche da un forte radicamento sociale, da un capillare presidio politico e da grande combattività. Dinanzi a queste difficili sfide, a Frosinone, più che a Viterbo e Rieti, la partita per il centrosinistra è stata aperta e combattuta anche durante il ballottaggio. La nostra coalizione è stata in grado di contendere con credibilità l'Amministrazione della città, smentendo un iniziale scetticismo diffuso e sondaggi che escludevano categoricamente persino le nostre reali possibilità di arrivare al secondo turno».

L'importanza del territorio
Ha sottolineato Fantini: «Tutto deve essere misurato nei territori. Tutto deve partire da processi maturati nella società. Tutto deve tener conto delle situazioni locali. Il dato che oltremodo mi preme sottolineare è quello dell'astensione che al secondo turno ha raggiunto un picco prossimo al 50% e deve farci interrogare fino in fondo sulla nostra capacità effettiva di radicare una proposta politica capace di coinvolgere e mobilitare l'elettorato. Di certo, la costruzione di un progetto politico innovativo, alternativo alla destra, sarebbe dovuta partire da molto prima per potersi affermare con forza, penetrare il tessuto sociale della città e avere maggiore capacità aggregativa».

Il tema delle alleanze
Ha rilevato il segretario del Pd: «È chiaro che il dialogo con i Socialisti andrà ripreso in chiave futura, come però è altrettanto chiaro che non si possa pensare come in questi mesi si sia voluta costruire una alleanza e che non ci si sia voluti schierare in una dinamica molto chiara: campo progressista da una parte, centrodestra dall'altra». Ha continuato: «Non ravvedo ragioni di carattere politico, invece, nelle scelte di Mauro Vicano né tantomeno nelle acrobatiche involuzioni della lista di Azione, che hanno persino scomodato il fondatore, Carlo Calenda, chiamato a smentire, a poche ore dal voto, l'annunciata alleanza con il centrodestra. Di certo, in ogni caso, in quell'esperienza c'è una parte di elettorato che siamo chiamati a riavvicinare nei prossimi mesi. Tuttavia, dobbiamo anche far tesoro delle ragioni che ci hanno consentito di essere primo partito della città, perno centrale e punto di riferimento imprescindibile di una coalizione ampia, inedita e in ogni caso competitiva. Si tratta di un risultato di grande valore, specie se paragonato a quello di cinque anni fa, che testimonia come la sconfitta, questa volta, non ci lasci a un punto zero».

Prospettive future
Ha dichiarato Luca Fantini: «Non tutto è da rifare e ricostruire, il lavoro da intraprendere è già tracciato e indirizzato sulla buona strada per i prossimi anni e questo lo si deve al coraggio e all'intelligenza di una classe dirigente che in questa occasione, più che mai si è mossa unitariamente, senza risparmiarsi e che oggi, nella sconfitta, prima ancora che nelle vittorie, merita un riconoscimento e un ringraziamento da parte di questo mia e di questo organo. Penso anzitutto a Memmo Marzi, che con umiltà ha messo a disposizione il suo impegno a servizio della coalizione con grande valore. Penso a Francesco De Angelis per il grande lavoro per la costruzione della coalizione, penso all'impegno di Sara Battisti, Mauro Buschini e Antonio Pompeo, a Michele Marini, a tutti i candidati della lista Pd e a tutti i nostri alleati. Con il voto al Partito Democratico si è rafforzata una linea improntata allo spirito di collaborazione, a questa unità di intenti da contrapporre a particolarismi ed egoismi. Ora di questa forte richiesta di coesione e unità che arriva dal popolo del centrosinistra, tutti dovremo tenere conto, dentro e fuori il Pd. Essere più uniti e unitari non vuol dire rimanere fermi. Vuol dire acquisire credibilità per cambiare. Noi, come abbiamo fatto finora, lavoreremo per raccogliere questa istanza, che rappresenta l'eredità più preziosa di questa campagna elettorale».

L'appello
Ha concluso Luca Fantini: «In ultimo, quando penso a un corso nuovo, penso, anzitutto, al protagonismo di una nuova generazione che ha animato con coraggio la nostra lista, arricchendola sotto ogni profilo con esperienza e con la capacità di rappresentare le istanze provenienti da realtà profondamente eterogenee: dalla società civile al terzo settore, dall'associazionismo al mondo sindacale. Continueremo a batterci con loro, come abbiamo fatto, per evidenziare le diseguaglianze, le sacche di arretratezza, l'invivibilità e l'insicurezza. È al loro impegno, a ciò che rappresentano, al loro coinvolgimento e alla loro passione che penso quando immagino una profonda fase di rinnovamento per il circolo di Frosinone, in analogia con quanto stiamo proponendo in tutti i circoli della Federazione, con una stagione di congressi che sta apportando un cambiamento profondo e radicale con una nuova generazione di segretari e dirigenti under 40 che sarà chiamata a dare un nuovo impulso all'azione dell'intera organizzazione provinciale». Una relazione che vede il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto. Ma che in ogni caso fotografa l'attuale situazione politica.