L'affluenza più bassa di sempre e una vittoria netta al ballottaggio, con il Comune di Frosinone che si conferma una roccaforte del centrodestra. Sono alcune delle chiavi di lettura di una campagna elettorale che si è chiusa nella notte tra domenica e lunedì con l'elezione a sindaco di Riccardo Mastrangeli. Il ventiduesimo dal dopoguerra ad oggi.

Ballottaggi a confronto
Ha votato il 53,70% degli aventi diritto, cioè 19.831 persone. Al primo turno la cifra era stata del 66,84%: 24.632 su 36.879 aventi diritto. Una flessione del 13,14%, che in termini numerici ha significato 4.801 elettori in meno. Riccardo Mastrangeli ha ottenuto 10.794 voti, il 55,32%, Domenico Marzi 8.719 consensi, il 44,68%. I voti validi sono stati 19.513. Poi 84 schede bianche, 227 nulle e 7 contestate e quindi non attribuite. Per diventare sindaco bisognava oltrepassare la soglia del 50%: 9.758 voti. Il primo turno del 12 giugno scorso era finito così: Riccardo Mastrangeli (centrodestra) aveva ottenuto 11.848 voti, pari al 49,25%.

Per Domenico Marzi (centrosinistra) 9.415 preferenze, pari al 39,14%. Poi Vincenzo Iacovissi (Psi): 1.421 voti, il 5,91%. Mauro Vicano (Azione più due liste civiche) ha messo in fila 1.097 voti, attestandosi al 4,56%. Quindi Giuseppe Cosimato (lista civica): 274 voti, l'1,14%. Il calo dell'affluenza ha penalizzato in egual misura i due candidati. Al primo turno il vantaggio di Mastrangeli su Marzi era stato di 2.433 voti, al secondo di 2.075. Per quanto riguarda la percentuale, distacco del 10,11% al secondo turno, del 10,64% al primo, dove c'erano altri tre candidati a sindaco.

Nel 1995 Paolo Fanelli (centrodestra) superò Gianfranco Schietroma (centrosinistra). Finì 52,17% (15.888 voti) a 47,83% (14.568). Al primo turno aveva votato l'86,33% degli aventi diritto (34.060 su 39.455). Al secondo turno l'affluenza fu dell'80,06% (31.586 votanti). Una flessione del 6,27% (2.474 persone). Nel 1998 Domenico Marzi (centrosinistra) ebbe la meglio su Italico Perlini (centrodestra): 54,75% (14.717 voti) a 45,25% (12.162). Al primo turno i votanti erano stati 33.883 su 40.144 aventi diritto. Vale a dire l'84,47%. Al ballottaggio andarono alle urne in 27.650, il 68,93%. Una flessione del 15,54% (6.233 persone in meno).

Arriviamo al primo turno del 26 maggio 2002. Ci furono 16.087 voti (48,53%) per Domenico Marzi, 15.880 (47%) per Nicola Ottaviani. Ma le liste del candidato sindaco del centrodestra erano arrivate al 51,12%. Al secondo turno Marzi vinse con il 54,38%, in virtù di 16.841 preferenze. Ottaviani invece scese a 14.128 voti, il 45,62%. Al primo turno l'affluenza fu dell'84,51%: si recarono alle urne 34.170 dei 40.431 aventi diritto al voto. Due settimane dopo i votanti furono 31.535, il 78%. Una flessione del 6,51% (2.635 persone). Nel 2012 l'inizio della stagione di Nicola Ottaviani (centrodestra), che si impose al ballottaggio: 12.577 voti (53,12%). Battendo Michele Marini (centrosinistra): 11.099 voti (46,87%).

Al primo turno l'affluenza fu del 75,89%: alle urne si recarono 29.679 dei 39.109 aventi diritto. Al ballottaggio la percentuale fu del 62,60% (24.324). Un calo del 13,29%, cioé di 5.355 elettori. Nel 2007 la prima delle due vittorie al primo turno. Ad ottenerla fu Michele Marini (centrosinistra): 16.901 voti, il 53,34%. Adriano Piacentini (centrodestra) ottenne il 35,57%. Nel 2017, cinque anni fa, l'altro successo al primo turno. Nicola Ottaviani vinse con 15.038 voti, il 56,39%.

La coalizione di centrodestra, composta da 9 liste, ottenne 15.411 voti, il 59,38%. Fabrizio Cristofari, candidato del centrosinistra, raccolse 7.271 voti, il 27,26%. Si è spezzato l'equilibrio da quando c'è l'elezione diretta del sindaco: il centrodestra ha vinto 4 volte (Fanelli, Ottaviani due volte, Mastrangeli), il centrosinistra 3 (Marzi due volte e Marini). Centrodestra in vantaggio anche nei ballottaggi: 3-2. Terza vittoria consecutiva del centrodestra: due volte Ottaviani e Mastrangeli. Il centrosinistra c'era riuscito con Marzi (2 volte) e Marini. Dal 2012 il centrodestra è alla guida del Comune capoluogo.

Le ragioni della vittoria
Riccardo Mastrangeli viene da lontano: sessantadue anni da compiere (è nato a Roma il 20 luglio 1960), è stato deputato di Forza Italia nel 1994, ma pure presidente dell'Ater e negli ultimi dieci anni assessore al bilancio del Comune capoluogo. Ha voluto una coalizione più snella rispetto a quelle di Ottaviani: 7 liste in campo. Ha svolto le primarie con concentrazione ed umiltà, poi si è tuffato in campagna elettorale. Riuscendo a tenere unito il centrodestra e puntando senza esitazioni sulla continuità amministrativa pur in una prospettiva di inevitabile rinnovamento. Senza mai accennare al fatto che la coalizione aveva comunque perso dei "pezzi": il Polo Civico e la Lista Tucci.

Importante l'intesa raggiunta con Fratelli d'Italia di Massimo Ruspandini e Fabio Tagliaferri. C'è stato un momento, dopo che Fabio Tagliaferri era stato revocato come assessore, che nella coalizione tutti scommettevano sullo strappo. Mastrangeli si trova a guidare un'alleanza nella quale ci sono tre partiti (Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega) e quattro civiche (Lista Ottaviani, Lista Mastrangeli, Lista per Frosinone e Frosinone Capoluogo). Non sarà semplice trovare gli equilibri e i "punti di caduta", ma la campagna elettorale ha rappresentato un'ottima palestra.

Quindi il fattore Nicola Ottaviani: il rapporto (personale e politico) tra i due è fortissimo e ci sono dieci anni di totale condivisione politica e amministrativa. Nessun dubbio sulla continuità. Da verificare quelli che saranno i rapporti tra la Lista Ottaviani e Fratelli d'Italia, che in campagna elettorale hanno saputo trovare un equilibrio perfetto di convivenza. Cinque anni di consiliatura però avranno altre dinamiche. Nicola Ottaviani è stato in trincea come se fosse lui il candidato: dopo dieci anni di mandato passa il testimone. Vedremo se si giocherà la carta della candidatura alla Camera o al Senato.

I limiti del Campo Largo
Domenico Marzi ha ottenuto un buon risultato, considerando il punto di partenza che lui stesso ha voluto ricordare. Cioè il cambio di coalizione e di candidato a sindaco. Uno scenario che ha indubbiamente disorientato. Rispetto a cinque anni fa il centrosinistra ha migliorato di parecchio risultato e percentuale. Ma non va dimenticato che Mastrangeli ha sfiorato il successo al primo turno per circa 200 voti e che il ballottaggio è stato reso possibile dai voti ottenuti dagli altri tre candidati. Ma questo cambia poco. Il punto vero è che non c'erano molti spazi per recuperare e centrare la rimonta.

Non con poco più di 24.000 elettori il 12 giugno e meno di 20.000 il 26. Ha poi pesato il mancato accordo con il Psi di Gianfranco Schietroma e Vincenzo Iacovissi. Su questo specifico punto, però, il centrosinistra non ha mai avviato una seria riflessione. I Socialisti non hanno mai riconosciuto non soltanto il Campo ma anche l'idea dei Democrat di allearsi con liste provenienti dal centrodestra. Iacovissi ha svolto una campagna elettorale di totale alternativa al centrodestra ma pure al Campo Largo.

Le condizioni politiche di quello che è stato l'asse di ferro del centrosinistra per decenni sono venute meno ormai da diversi anni. Quanto al Campo Largo, alle comunali di Frosinone sono mancati per esempio i voti del Movimento Cinque Stelle. Mentre il Pd è riuscito a centrare l'obiettivo che si era prefisso, quello di essere il primo partito della città. Buona la performance della Lista Marzi. Il punto vero è da dove riparte il centrosinistra. Marzi ha accettato, non senza sacrifici, la candidatura a sindaco. Domenica sera è stato proprio lui a ricordare che sono trascorsi quindici anni dalla fine della sua esperienza da sindaco e ventidue dall'inizio. Esiste un problema di ricambio della classe dirigente che il Pd non può non porsi.

Anche il centrodestra per molti versi, ma il confine tra vittoria e sconfitta condiziona perfino i giudizi politici. I tre consiglieri eletti del Pd sono gli stessi di cinque anni fa: Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi. Nel 2017 c'era pure Alessandra Sardellitti. Questa volta invece nessuna donna. Il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli ha ottenuto un risultato di rilievo considerando il passaggio dal centrodestra al centrosinistra e i tanti esponenti che sono andati via. Michele Marini è tornato in campo, anche se non direttamente. Il Campo Largo, voluto dal Governatore Nicola Zingaretti e dal segretario regionale del Pd Bruno Astorre, ha tenuto il campo. Ma è mancato lo scatto e questo va considerato.

Vicano e Iacovissi
Mauro Vicano, candidato sindaco di Azione e di due civiche, è stato tra i primi ad arrivare nel comitato elettorale di Riccardo Mastrangeli domenica notte. Stesso discorso per Alessandra Sardellitti, capolista del partito di Carlo Calenda. Al ballottaggio entrambi si sono schierati con Mastrangeli. Capiremo subito se ci sono i presupposti per un'intesa politica o amministrativa.

Frosinone è un capoluogo di provincia e un accordo tra centrodestra e Azione inevitabilmente avrebbe dei riflessi sul piano perlomeno regionale. Vincenzo Iacovissi e i Socialisti si preparano a stare all'opposizione. Su alcuni temi però potrebbe svilupparsi un dialogo costruttivo. Per esempio sulla città intercomunale. Nei prossimi giorni, dopo la proclamazione degli eletti, dovrà essere convocata la prima seduta del consiglio comunale. Nel frattempo la formazione della giunta: primo test significativo per il sindaco Riccardo Mastrangeli.