Trentanove anni (è nato a Frosinone nel 1983), Vincenzo Iacovissi ha 4 lauree, tutte conseguite con 110 e lode: Scienze politiche, Studi europei, Storia e Società, Scienze dell'Amministrazione. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Diritto costituzionale italiano e comparato. Lavoratore pendolare, è impiegato a Roma presso la Pubblica Amministrazione. Socialista nel dna, è stato responsabile della Federazione dei Giovani (vicesegretario e presidente nazionale), quindi segretario cittadino e provinciale del partito. Attualmente è vicesegretario nazionale del Psi e direttore della scuola di formazione politica. Candidato sindaco della coalizione del Nuovo Centrosinistra, composta da Psi, Più Europa, Il Cambiamento e la civica di Pier Paolo Segneri.

Perché il Psi ha scelto di non stare nel Campo Largo rompendo un asse con il Pd che a Frosinone c'è sempre stato, con la parziale eccezione del 2012?
«In realtà l'asse con il Pd a Frosinone è pressoché virtuale da almeno un decennio. Nel 2017 provammo a ricostruire una comunione d'intenti convergendo, a meno di tre mesi dal voto, sul candidato Sindaco del Pd proprio per dare sostanza a quel concetto di unità spesso invocato e nel quale abbiamo sempre creduto. L'unità però non è un valore assoluto perché va declinato nelle singole circostanze; inoltre, richiede collegialità e reciprocità, elementi che non mi pare abbiano contrassegnato questo tornante elettorale».

L'alleanza con Più Europa e altre due civiche può rappresentare un laboratorio?
«Certamente, lo è già nei fatti e lo sarà ancora di più dopo il voto. La convergenza con Più Europa, la lista Il Cambiamento e la Lista Segneri ha consentitola creazione di un polo alternativo di centrosinistra che non terminerà con il voto del 12 giugno. Aggiungo con particolare piacere che il nostro progetto ha ottenuto altresì l'importante adesione del Partito Comunista».

Lei è il più giovane tra i candidati a sindaco. Esiste una questione generazionale che riguarda la città oltre che la politica? E in politica perché il ricambio della classe dirigente è così difficile?
«Esiste una grande questione generazionale sia in città che fuori. A Frosinone i giovani under 40 sono circa 17.000, oltre un terzo della popolazione totale, eppure si stenta a notare questa presenza. Uno degli obiettivi della mia candidatura è proprio rivolgermi a queste migliaia di ragazze e ragazzi lanciando una sfida di rinnovamento dei metodi e delle persone nella politica locale, perché un capoluogo non può vivere nel "come eravamo" ma deve pensare al"come saremo" per arginare la fuga dei giovani e consegnare loro, invece, una prospettiva di futuro nella propria città. In politica, come in altri settori della vita, il ricambio è sempre difficile, ma esistono anche realtà, come il Psi, in totale controtendenza, grazie alla lungimiranza e alla generosità di chi ha più esperienza e ad un patto intergenerazionale che nella nostra Lista è ben visibile e foriero di belle sorprese».

Con quale tipo di percentuale lei si riterrebbe soddisfatto? E perché?
«Non faccio calcoli e non mi sono prefissato percentuali, anche perché fare pronostici in prima persona non è mai consigliabile in quanto non si ha la necessaria lucidità di analisi. Posso però dire che mi sto impegnando al massimo, senza riserva, per consentire che le nostre proposte raggiungano il più vasto numero di elettori, al giudizio dei quali serenamente mi affido».

Di cosa ha bisogno davvero Frosinone?
«Frosinone ha bisogno di rompere l'incantesimo di una città ferma in un eterno presente e senza una solida visione di futuro. Abbiamo il dovere di arrestare la perdita di abitanti, quasi 5.000 in 20 anni, pari all'8,77% a fronte di una perdita complessiva per la provincia del 3,32%. Ciò vuol dire che paghiamo il prezzo più alto in termini di spopolamento, e questo dato è ancora più grave in quanto solitamente è il capoluogo a beneficiare di questo movimento di residenti da centri limitrofi».

Nicola Ottaviani ha fatto un elenco lunghissimo di opere realizzate. Lei quante gliene riconosce, dallo stadio al Palazzo Comunale?
«Sia come socialisti, sia a titolo personale, non abbiamo avuto dubbi nel riconoscere all'Amministrazione uscente il merito di aver acquisito l'edificio della ex Banca d'Italia per destinarlo, finalmente, a sede municipale. È sempre stata una nostra battaglia e quindi non possiamo che apprezzare il risultato raggiunto. Quanto al resto, lamentiamo una scarsa attenzione alle politiche sociali, ai giovani e ai fragili che in questo decennio hanno subito più di altri tagli di risorse ed opportunità».

Al grande capoluogo ci crede davvero? E come si realizza nel concreto?
«Il grande capoluogo, o città intercomunale, è l'unico orizzonte per dare all'area intorno a Frosinone una dimensione più larga e più ampia, capace di diventare riconoscibile nei contesti istituzionali più rilevanti ed uscire da quella condizione di marginalità in cui purtroppo siamo avvolti. Mediante la città intercomunale potremo sviluppare una aggregazione di 150.000 abitanti, mettendo insieme la gestione dei servizi più importanti e riducendo i costi per i cittadini.Peraltro,ciò che noi proponiamo con forza esiste di fatto nel territorio, sempre più interconnesso fra i diversi Comuni da rendere difficile continuare a ragionare in termini di strenua difesa dei singoli campanili. Noi non vogliamo abolire alcun Municipio, ciò che vogliamo è consentire a ciascuno di essi di unire le forze per un destino di sviluppo comune. Del resto, lo stesso Testo Unico degli Enti Locali guarda con favore a queste forme di aggregazione; ciò che serve è la volontà politica di crederci davvero».

Mobilità, gestione dei rifiuti, arredo urbano, Parco sul fiume Cosa: quali sono i programmi?
«Il nostro programma è articolato in 10 punti con un approccio che punta a coniugare un'idea di fondo della città che vorremmo – un grande capoluogo aperto, dinamico ed europeo – con la necessità di rendere omogenei i servizi sull'intero territorio comunale, senza quartieri di serie A e serie B. Dobbiamo investire in una nuova mobilità, moderna e sostenibile, favorire l'accesso alle aree verdi attrezzate, mediante un piano di manutenzione e decoro di cui si sente troppo il bisogno. Vogliamo che Frosinone sia una città per giovani e famiglie, con servizi di qualità per scuole e asili nido. Inoltre, puntiamo molto sulla realizzazione di un polo interuniversitario attraverso convenzioni con tutti gli atenei del Lazio per portare a Frosinone i migliori corsi di laurea e consentire così agli studenti frusinati di non dover essere costretti ad onerosi trasferimenti fuori sede oppure alla prospettiva, di certo non poco faticosa, del pendolarismo. Se non creiamo le condizioni per rimanere a Frosinone non potremo mai renderla attrattiva all'esterno. Questo è l'obietti - vo principale della nostra proposta».

Ascensore inclinato. Verrà un giorno nel quale funzionerà davvero?
«L'ascensore inclinato è divenuto col tempo una sorta di"buco nero" della città. Un impianto che era partito con auspici iniziali positivi e che purtroppo non ha prodotto i risultati in termini di miglioramento della mobilità che ogni frusinate desiderava. Secondo noi occorre una seria analisi tecnica per capire cosa non funziona e dove bisogna intervenire per renderlo fruibile, senza rincorrere progetti, come il raddoppio, che ci porterebbero più lontano dall'obiettivo, aggiungendo problema a problema».

Quali facoltà universitarie dovrebbe avere Frosinone?
«Come detto, noi intendiamo favorire la creazione su Frosinone di un polo interuniversitario del Lazio. L'attuale offerta, seppur utile, non è adeguata alle esigenze di famiglie e studenti. Ecco perché vogliamo investire in un proficuo dialogo con tutti gli atenei che operano nel Lazio per convogliare su Frosinone il più alto numero di corsi di laurea possibili, secondo un approccio multidisciplinare che spazi dall'ambito umanistico a quello scientifico. Lo strumento da utilizzare è quello della convenzione con i diversi Atenei, mettendo a disposizione strutture idonee per docenti e studenti. L'obiettivo è fare di Frosinone una realtà universitaria che sia connessa con le migliori realtà accademiche della regione Lazio».

Quanto influisce il voto disgiunto in un Comune come quello di Frosinone?
«Nelle elezioni comunali sopra i 15.000 abitanti il voto disgiunto rappresenta un rafforzamento degli strumenti di scelta per i cittadini, previsto in ragione del fatto che ad ogni elezione comunale gli elettori sono posti dinanzi a spinte spesso divergenti fra la necessità di votare per l'amico o il parente al Consiglio comunale, e l'espressione del voto sul candidato Sindaco. In un contesto come quello di Frosinone, dove il rapporto tra candidati ed elettori è di circa 1 a 50, si comprende bene quanto sia difficile un voto omogeneo. Ecco perché il voto disgiunto conferisce al singolo elettore la possibilità di esprimere due voti diversi, uno, per il Consiglio, di tipo personale, e l'altro, per il Sindaco, di tipo politico perché è il risultato sui candidati Sindaco a determinare il governo dei cinque anni successivi. Personalmente ritengo che il voto disgiunto aggiunga una opportunità di scelta per gli elettori e sia quindi un elemento da non demonizzare, anzi da rispettare».

Il capoluogo ha perso residenti. Per Mastrangeli è solo una questione di denatalità. Per lei?
«Frosinone perde residenti sia nei confronti dell'intera provincia che degli altri Comuni principali. Degli 8 Comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, infatti, negli ultimi 20 anni, Alatri e Ceccano crescono di poco ma crescono (+1,96% e +0,48%), Ferentino e Veroli tengono (-0,10% e -0,53%), Anagni e Cassino crescono molto (+8,54% e +7,55%). Gli unici Comuni che perdono diversi residenti sono Sora (-3,97%) e, purtroppo, Frosinone, che passa dai 48.727 abitanti del 2002 agli attuali 44.003, con un calo netto di quasi il 9%, il triplo della perdita complessiva dell'intera provincia. Questi dati sono drammaticamente veri nel testimoniare quanto il capoluogo abbia perso attrattività, e quindi risorse economiche e peso politico».

Se dovesse diventare sindaco, chi ringrazierebbe nell'ordine? E quali sarebbero i suoi primi provvedimenti?
«Se dovessi diventare Sindaco come primo provvedimento porterei in consiglio comunale la proposta per una "Carta dei servizi" da assicurare ad ogni quartiere dalla città, per dare subito un segnale di attenzione ai cittadini circa le loro esigenze di vivibilità e quotidianità. Poi convocherei senza indugio gli altri Sindaci dell'area intorno a Frosinone, per chiedere loro un impegno serio sulla città intercomunale da costruire tutti assieme, con collegialità e coraggio. In caso di vittoria alle elezioni ringrazierei anzitutto gli elettori per la fiducia, i candi dati al consiglio comunale che accompagnano la mia corsa, mia moglie e la mia famiglia per avermi sostenuto in questi impegnativi mesi di campagna elettorale. Infine, ma non per ultimo, ringrazierei il segretario regionale del mio partito nonché nostro leader, Gian Franco Schietroma, senza il cui supporto e la cui visione non avremmo potuto porre le basi del nostro progetto».

Se si arriva al ballottaggio, cercherebbe Marzi e Vicano oppure Mastrangeli?
«Io corro per arrivare al ballottaggio evincere le elezioni. Onorerò qualunque risultato elettorale, rispettandone l'indicazione che arriverà nei miei confronti dai cittadini».

Che tipo di campagna elettorale sta facendo? Social o porta a porta? E soprattutto quanto conta di spendere alla fine?
«Dal 1° marzo abbiamo iniziato una campagna elettorale molto innovativa e spero coinvolgente, grazie al supporto di tanti ragazzi e ad un entusiasmo crescente. Ci affidiamo molto ai social, senza però perdere di vista il contatto personale, nel pieno rispetto delle normative anticontagio in vigore. L'impegno dei nostri candidati al Consiglio è davvero straordinario e desidero ringraziarli molto per questo. Anche la gestione finanziaria della campagna è attenta al difficile periodo storico-politico che stiamo vivendo come italiani e come europei, quindi ho improntato la mia attività ai principi di sobrietà e libertà. Saremo dunque molto al di sotto dei tetti di spesa fissati dalla legge,per dare sostanza a quel messaggio di normalità che intendo promuovere presso i cittadini».