Il 12 giugno si voterà per il referendum sulla giustizia promosso dalla Lega e dal Partito Radicale. Cinque i quesiti: misure cautelari, separazione delle funzioni dei magistrati, elezione del Csm, consigli giudiziari, incandidabilità dei politici condannati. A pochi giorni dal voto abbiamo fatto il punto con il senatore Gianfraco Rufa. «La Lega è stato il partito promotore dei referendum sulla giustizia con la raccolta delle firme nei gazebo motivando l'importanza della sfida per avere una giustizia libera ed indipendente… per una legge uguale per tutti».

Qual è il quadro oggi della giustizia in Italia?
«Un quadro oserei dire triste, e i numeri oggi in Italia parlano chiaro e mostrano quanto sia importante lavorare per una giustizia giusta. Fra civili e penali ci sono più di cinque milioni di procedimenti pendenti, nel 2020 l'Italia su 190 Paesi al mondo è al 122° posto per tempo e costo nella risoluzione delle controversie e con un andamento che peggiora negli anni. Per una sentenza di terzo grado nei procedimenti civili in Italia occorrono sette anni e tre mesi, in Spagna tre anni e cinque mesi, in Francia tre anni e quattro mesi. Per le sentenze di primo e secondo grado siamo penultimi in Europa, quindi la giustizia italiana non è solo tra le più lente al mondo, ma è una giustizia che scoraggia non solo il cittadino ma anche e inevitabilmente eventuali investimenti. Circa mille persone all'anno vengono incarcerate e poi risulteranno innocenti. Dal 1992 al 31 dicembre 2020 si sono registrati 29.452 casi. L'Italia è il quinto Paese dell'Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare: il 31%, un detenuto ogni tre. La carcerazione preventiva distrugge la vita delle persone colpite: non arreca solo un grave danno di immagine, sottoponendole a un'esperienza scioccante, ma ha gravi conseguenze sulla sfera professionale. Il carcere ha un impatto drammatico sulle famiglie e rappresenta anche un onere economico per il Paese: i 750 casi di ingiusta detenzione nel 2020 sono costati circa quaranta milioni di euro di indennizzi».

Il leader della Lega, sta vivendo sulla propria pelle gli effetti di una giustizia sofferente...
«Bloccare gli sbarchi, combattere gli scafisti, ridurre i morti, i dispersi, dimezzare gli arrivi di clandestini: Matteo Salvini ha operato nel suo ruolo (di ex ministro dell'Interno) nel rispetto dell'art. 52 della Costituzione: "La difesa della patria è sacro dovere del cittadino". Non cercava lodi, ma nemmeno pensava di rischiare quindici anni di carcere per processo aggravato e continuato, davvero una follia. Palamara ( ex Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati) intercettato diceva: "Bisogna fermare Salvini a tutti i costi". E Matteo Salvini, nell'aula bunker di Palermo, quella destinata ai mafiosi, può far propria la frase storica di Enzo Tortora: "Io sono innocente e spero che lo siate anche voi". Per questo lui meglio di chiunque sa cosa vuol dire lottare contro una "giustizia distorta", una giustizia che paradossalmente dovrebbe difendere gli innocenti e non mandarli ingiustamente a processo. Ciò che fa male è chi non vuole ricordare o rinnega il coraggio e l'onestà politica e umana di Salvini».

Cosa accade se vince il "sì"?
«Avremo una giustizia vera, concreta ed efficace. Ma andiamo per ordine nel vedere cosa cambia per ogni quesito votando "sì": Primo quesito: Abolizione del decreto Severino. Riguarda la decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati e ha creato vuoti di potere e la sospensione temporanea dai pubblici uffici di innocenti poi reintegrati al loro posto. Il referendum elimina l'automatismo e restituisce ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l'interdizione dai pubblici uffici. Secondo quesito: Limiti agli abusi della custodia cautelare. Ogni anno migliaia di innocenti vengono privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato e prima di una sentenza anche non definitiva. Eliminando la possibilità di procedere con la custodia cautelare per il rischio di "reiterazione del medesimo reato" faremo in modo che finiscano in carcere prima di poter avere un processo soltanto gli accusati di reati gravi. Con il "sì" resterebbe in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati più gravi e si abolirebbe la possibilità di procedere alla privazione della libertà in ragione di una possibile "r e iterazione del medesimo reato". Questa è la motivazione che viene utilizzata più di frequente per disporre la custodia cautelare, molto spesso senza che questo rischio esista veramente. Terzo quesito: Separazione delle carriere dei magistrati. Ci sono magistrati che lavorano anni per costruire castelli accusatori in qualità di pm e poi, d'un tratto, diventano giudici. Con un "sì" chiediamo la separazione delle carriere per garantire a tutti un giudice che sia veramente "terzo" e trasparenza nei ruoli. Il magistrato dovrà scegliere all'inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. Basta con le "porte girevoli", basta con i conflitti di interesse che spesso hanno dato luogo a vere e proprie persecuzioni contro cittadini innocenti. Quarto quesito: Equa valutazione dei magistrati. La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal CSM che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai consigli giudiziari, organismi territoriali nei quali, però, decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura. Questa sovrapposizione tra "controllore" e "controllato" rende poco attendibili le valutazioni e favorisce la logica corporativa. Col referendum si vuole estendere anche ai rappresentanti dell'Università e dell'Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione. Quinto quesito: Riforma del CSM. Il Consiglio superiore della magistratura è l'organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. Per due terzi è composto da magistrati eletti.
Oggi su capacità e competenza prevale il sostegno delle correnti: con il"sì" al referendum, se ne elimina il peso nella selezione delle candidature, colpendo il "correntismo" e il condizionamento della politica sulla giustizia».

Il 12 giugno in alcuni centri importanti come Frosinone, Viterbo e Rieti ci saranno anche le elezioni amministrative...
«Sì, un appuntamento importante, faccio un augurio a tutti i candidati. È importante che ricordino sempre che la politica vuol dire essere al servizio di un territorio e della sua popolazione, invito loro a non abituarsi all'abitudine e di essere sempre orgogliosi di rappresentare la loro città, sempre con un atteggiamento responsabile. Un augurio a tutti i candidati della Lega in particolare di Frosinone, l'appuntamento è importante e rappresenta il futuro che può essere di crescita e sviluppo per questa grande città, con la Lega nell'amministrazione».