Per i prossimi 63 giorni si parlerà quasi esclusivamente delle amministrative di Frosinone, come è giusto che sia. Il terreno preferito di una politica in perenne campagna elettorale. Non ci sarà neppure il tempo di prendere fiato perché, archiviato il risultato delle comunali, bisognerà concentrarsi sulle provinciali (si voterà per il presidente) e quindi su regionali e politiche. Spazio infinito per candidature, esclusioni eccellenti, passaggi di campo, accordi trasversali e chi più ne ha più ne metta. Di programmi si parlerà sempre meno, anche perché sono tanti gli argomenti che vengono rispolverati in ogni campagna elettorale. Salvo poi tornare in naftalina per anni. Tutti stanno discutendo in questa fase di città intercomunale o grande capoluogo.

Un progetto del genere dovrebbe servire a ottimizzare alcuni servizi importanti: per esempio i trasporti (specialmente scolastici). Oppure la raccolta dei rifiuti.
Senza dimenticare serie politiche di contrasto all'inquinamento. Però quando la possibilità c'è stata davvero, sindaci e amministratori dei diversi Comuni hanno cominciato a discutere tra loro e a prendere tempo. È successo nel momento in cui Unindustria ha presentato uno studio di fattibilità, corredato da numeri, previsioni e scenari. Giovanni Turriziani, allora presidente dell'associazione degli imprenditori, lo mise a disposizione dei Comuni. Ma si rese conto immediatamente che non si sarebbe arrivati a nulla.
Il concetto della città intercomunale è semplice: mettere insieme più Comuni confinanti e stabilire come procedere sul piano dell'organizzazione dei servizi.
In questo modo il grande capoluogo avrebbe un bacino di abitanti potenziali pari a 150.000-180.000 unità.

L'insuperabile logica del campanile
In realtà un progetto del genere non ha alcuna possibilità di essere realizzato. Sindaci e amministratori locali dovrebbero mettersi d'accordo non soltanto sul piano gestionale, ma soprattutto su quello politico.
Ognuno dovrebbe cedere una parte delle sue competenze per una visione allargata, più ampia.
La Ciociaria non è pronta ad un cambio di prospettiva del genere. Ognuno vuole continuare a tenere la propria bandiera sul campanile. Inoltre, in questo particolare momento politico si stanno riducendo sia le opportunità che gli spazi. Per il Parlamento, per la Regione, perfino per la Provincia. La conclusione è che, finita la campagna elettorale, il progetto del grande capoluogo sarà destinato a tornare nei cassetti.

Unica eccezione: la gestione della pandemia
In questi oltre due anni di pandemia la politica non si è accorta (oppure ha fatto finta di non accorgersi) che in realtà c'è stato un settore che ha segnato un cambio di rotta netto. La sanità pubblica è tornata protagonista e ha saputo farlo nella gestione dell'emergenza.
L'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone è diventato Covid hospital e hub di riferimento. Nel corso delle diverse ondate (quattro) la sanità pubblica, con il sostegno anche delle strutture private, ha fronteggiato flussi di ricoveri come mai si erano visti prima.
Anche e soprattutto nelle terapie intensive. I manager che si sono alternati alla guida della Asl (Stefano Lorusso, Patrizia Magrini e Pierpaola D'Alessandro) hanno dovuto prendere decisioni rapide. Lo hanno fatto potendo contare sul sostegno della Regione ma pure di imprenditori e realtà private che hanno messo a disposizione spazi poi dedicati a hub vaccinali. Pure i sindaci hanno fatto la loro parte.

Naturalmente nulla poteva essere realizzato senza il lavoro di medici e sanitari. Detto questo, si è trattato comunque di un esempio importante, che meritava maggiore attenzione dalla politica nel suo complesso.
Quella stessa politica che, al contrario, non perde occasione per polemizzare su altre emergenze che andrebbero risolte. Perché la sanità va oltre l'emergenza Covid e temi come le liste di attesa e la dotazione organica restano fondamentali. Però non si può non tenere conto che da più di ventiquattro mesi si vive un'emergenza inimmaginabile. Le polemiche sono semplici da alimentare, specialmente in campagna elettorale.

Poi ci sono anche altri temi che andrebbero risolti una volta per tutte: la bonifica della Valle del Sacco, l'elaborazione di un serio modello di sviluppo per il territorio. Negli ultimi tempi, probabilmente anche a causa della pandemia, le assemblee dei sindaci sui temi più importanti non sono state convocate spesso.

La partita doppia tra Provincia e Comune capoluogo
Nessuno ne parla apertamente, ma i retroscena sono concordanti: il prossimo sindaco di Frosinone potrebbe concorrere anche per la presidenza della Provincia.
Sia Riccardo Mastrangeli (centrodestra) che Domenico Marzi (centrosinistra). Difficile dire adesso se uno scenario del genere potrebbe rappresentare un'opportunità per il territorio oppure no. Facile immaginare però che le argomentazioni da "guelfi e ghibellini" animerebbero il dibattito. Come è sempre avvenuto ogni volta che la provincia di Frosinone si è trovata davanti ad un bivio decisivo. Poi qualcuno ancora si stupisce del fatto che questo territorio non riesce a far sentire la propria voce su nulla. Ma ora massima concentrazione sulle elezioni.