Una vita tra gli scranni dell'assise comunale. Un'esperienza come consigliere provinciale. La diplomazia è forse la sua arma più forte. Danilo Magliocchetti non è certo un politico della prima ora. Conosce bene i meccanismi che possono portare a un'intesa, oppure a far saltare il tavolo.

Senta Magliocchetti, le provinciali sono state una sorta di banco di prova per le future amministrative, regionali e politiche. La Lega risulta essere il primo partito di centrodestra. Può essere questo un motivo per rivendicare la candidatura a sindaco, dato che Rieti è appannaggio di FdI?
«Certamente non spetta a me effettuare alcun genere di rivendicazione di qualsivoglia natura. In ogni caso, della candidatura a sindaco del centro destra a Frosinone, se ne parlerà dopo le festività natalizie, nelle sedi deputate, attraverso gli strumenti che verranno ritenuti più utili, senza alcun dubbio anche attraverso le primarie. Ma soprattutto con la più ampia condivisione e partecipazione, sia chiaramente di tutti i partiti della coalizione, sia con le aggregazioni civiche che, con lealtà, in questi anni hanno sostenuto l'Amministrazione Ottaviani. L'unità dovrà essere la stella polare per l'individuazione del nostro candidato».

C'è chi ritiene che quello del Carroccio sia un dato drogato, per via della presenza nella vostra lista di Gianluca Quadrini. Come risponde?
«Guardi io comprendo le legittime posizioni di ogni partito, ma esiste un dato oggettivo difficilmente contestabile, ovverosia che la Lega alle elezioni provinciali è risultato, senza ombra di dubbio, il primo partito del centro destra con il 21% dei voti. Con 5 punti percentuale in più rispetto al secondo partito della coalizione. Non c'è alcuna "droga" in questo risultato, bisogna solo prenderne atto e cristallizzarlo. E riprendere il dialogo tra i partiti, sempre nel solco della unità. Penso a strategie e a battaglia comuni a livello provinciale, da parte dei partiti del centro destra, nei confronti di temi di grande interesse. Penso alle battaglie sanitarie, a quelle per i rifiuti, per l'ambiente, per le infrastrutture che andrebbero realizzate. Tutte battaglie che il centro destra fino ad oggi non ha fatto coralmente, ma solo individualmente. Forse è arrivato il momento di cambiare strategia».

Sempre a proposito dell'ultima tornata elettorale, quello che emerge è che la destra è sempre più dilaniata da una guerra tribale. È un'impressione, oppure i toni si sono alzati oltre misura?
«Ogni competizione elettorale determina, un fisiologico direi, innalzamento dei toni, segno che c'è grande competitività all'interno dello stesso schieramento e voglia di arrivare primi. E questo lo interpreto come un segnale certamente positivo. L'importante è che ad elezioni terminate, si torni ad un confronto dialettico, anche serrato, ma sempre rispettoso dei ruoli e delle persone».

Com'è possibile che nella città che ha avuto un sindaco di centrodestra per 10 anni, ora si rischia di non trovare una sintesi?
«L'amministrazione Ottaviani, in questi quasi 10 anni di attività, ha svolto un'azione straordinaria, sia in termini di risanamento dei conti, sia in termini di interventi strutturali e di opere a beneficio della città. Questo percorso virtuoso impone ad ognuno di noi, ai partiti ed alle liste civiche, di non disperdere in alcun modo questo prezioso lascito. Per cui sono convinto che alla fine il centro destra troverà la sintesi migliore».

Il suo nome, insieme ad altri, è uno di quelli ricorrenti nella candidatura a sindaco del centro destra il prossimo anno, ci sta facendo un pensierino?
«Non è importante il nome. È fondamentale vincere».