I leader delle coalizioni, dei partiti e delle liste civiche stanno analizzando i risultati delle due ultime tornate amministrative nel capoluogo. Perché alla fine i flussi elettorali contengono delle chiavi di lettura importanti.
Considerando inoltre che la forte presenza di liste civiche determina diverse variabili.

Come finì nel 2012 e nel 2017
Nel 2012 il centrosinistra si presentò spaccato in partenza. Inutili tutti i tentativi di mediazione di Francesco De Angelis e Francesco Scalia, allora punti di riferimento del Partito Democratico. Da una parte Domenico Marzi, dall'altra Michele Marini. Al di là di quelli che poi furono gli schieramenti ai nastri di partenza, è evidente che tale situazione comportò un rimescolamento delle carte nel centrosinistra. L'allora sindaco in carica Michele Marini al primo turno arrivò al 24,18% (6.921 voti). Mentre la coalizione che lo sosteneva, composta da 5 liste, ottenne il 23,07% (6.357 voti). Il Partito Democratico al 10,46% (2.882 consensi). Dal canto suo Domenico Marzi si fermò al 22,85% (6.541 voti). Con la coalizione a sostegno (3 liste), che di preferenze ne contò 6.385 (23,17%).
Il Psi mise in fila 2.596 voti, il 9,42%. Al ballottaggio arrivò per un soffio Michele Marini. La somma delle due coalizioni fu però del 47,03%. Nicola Ottaviani (centrodestra) al primo turno arrivò al 44,38% (12.706 voti). Poi diventò sindaco al secondo turno con il 53,12% (12.577 preferenze).

Ma torniamo al primo turno. Il centrodestra (9 liste) ottenne 13.140 voti (47,69%). Al ballottaggio Michele Marini di voti ne prese 11.099, il 46,88%. Un recupero importante indubbiamente, ma le lacerazioni iniziali finirono con il pesare in maniera enorme. E decisiva.
Completamente differente lo scenario del 2017. Quando Nicola Ottaviani venne confermato sindaco al primo turno, con il 56,39% dei voti, che furono in totale 15.038. Mentre Fabrizio Cristofari, candidato sindaco del centrosinistra, ottenne il 27,26% (7.271 voti).
Ed è proprio la differenza tra il 2012 e il 2017 a far capire come la frattura nel centrosinistra si è ulteriormente allargata in cinque anni. Quattro anni fa il Pd di voti ne prese 2.414 (9,30%). Mentre il Psi 1.367 (5,27%).

Le manovre nel centrosinistra
E sono sempre i numeri a rendere evidente come la coalizione di centrosinistra, dal 2012 al 2017, abbia fatto registrare un ulteriore arretramento. Un elemento che infatti Francesco De Angelis sta già considerando.
Il fatto di aver già detto che in ogni caso si faranno le primarie per la scelta del candidato sindaco sta a significare che il "recupero" è possibile esclusivamente sul versante delle liste civiche. Provando ad aggregare sia quelle posizionate a sinistra (per esempio Frosinone in Comune di Stefano Pizzutelli) che quelle attualmente schierate nel centrodestra (il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli e la lista di Carmine Tucci e Carlo Gagliardi).
Inoltre Francesco De Angelis sta lavorando al "recupero" di Domenico Marzi, Michele Marini e Fabrizio Cristofari. Un "recupero" inteso come volontà di tenerli tutti dalla stessa parte. Ma è già evidente come il leader dei Democrat abbia in testa uno schema che veda in campo più candidati alle primarie: da Mauro Vicano a Michele Marini, da Stefano Pizzutelli a Carlo Gagliardi. Bisogna pure aggiungere che Mauro Vicano è già impegnato a costituire una coalizione che sia soprattutto civica. Il peso dei partiti alle comunali di Frosinone continua a scendere da anni. E nel 2017 Nicola Ottaviani costruì la vittoria proprio sulle civiche.
La lista della Lega non c'era, tanto per fare un esempio.
Mentre l'exploit della Lista Ottaviani, del Polo Civico e della Lista per Frosinone fu davvero rilevante.

Il dibattito nel centrodestra
Anche Nicola Ottaviani, sindaco ma pure coordinatore provinciale della Lega, punta dritto alle primarie.
In uno schema che ha come presupposto fondamentale la convinzione che tra nove mesi la partita si deciderà al ballottaggio. Non al primo turno. E questo potrebbe consentire alla coalizione di centrodestra di essere ugualmente competitiva anche in presenza di defezioni rispetto al 2017. La difficoltà sta comunque nella "sintesi". L'elenco dei possibili candidati a sindaco è lungo: il presidente dell'aula Adriano Piacentini (Forza Italia), il capogruppo della Lega Danilo Magliocchetti, gli assessori Fabio Tagliaferri (Fratelli d'Italia), Riccardo Mastrangeli (tecnico), Antonio Scaccia (Lista per Frosinone), Massimiliano Tagliaferri (Lista Ottaviani).
La difficoltà starà nel fatto di stabilire, e far osservare, regole di appartenenza alla coalizione chiunque sarà poi il vincitore delle primarie. Non sarà semplice.
Poi c'è l'aspetto squisitamente politico, che potrebbe riguardare le segreterie regionali dei partiti del centrodestra. Perché Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia appaiono intenzionati a rivendicare la candidatura a sindaco. Un ginepraio.

Il "fattore" Consiglio
Nelle parti finali delle consiliature di Domenico Marzi e Michele Marini ci furono dei segnali che anticiparono successivi schieramenti e anche cambi di coalizione.
Potrebbe succedere pure stavolta. Intanto però vediamo gli attuali rapporti di forza. Iniziando dalla maggioranza di centrodestra (6 liste e 21 consiglieri): 4 consiglieri per Lega, Polo Civico e Lista per Frosinone, 2 per Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lista Ottaviani.
Poi bisogna conteggiare il sindaco Nicola Ottaviani e i consiglieri Thaira Mangiapelo (indipendente) e Carlo Gagliardi, che fa parte del Misto e appare lontanissimo dal centrodestra.

Poi ci sono le opposizioni: (6 liste e 12 consiglieri).
Il Pd conta 3 esponenti, il Psi e Frosinone Indipendente 2, Frosinone in Comune e Lista Cristofari 1.
Anche il Movimento Cinque Stelle ha 1 consigliere.
Poi ci sono altri 2 esponenti dell'opposizione nel Gruppo Misto: Alessandra Sardellitti (Azione) e Vittorio Vitali (Articolo 1-Leu). Vedremo quanto gli equilibri consiliari influiranno sulle dinamiche elettorali.