Rischia l'espulsione dal Movimento Cinque Stelle, nel quale è stato eletto per due volte deputato. Luca Frusone ha votato no alla riforma Cartabia alla Camera.
I dissidenti sono stati due. Lui e Giovanni Vianello.
Poi ci sono state anche un'astensione e ben 16 assenze.

Luca Frusone non si è nascosto ed è perfettamente consapevole che potrebbe pagare questo suo atteggiamento con l'espulsione. Le defezioni in aula e i no alla riforma hanno infastidito molto l'ex premier Giuseppe Conte, capo politico dei Cinque Stelle.
Il Corriere della Sera ha scritto: «Per Vianello e Frusone il no equivale quasi certamente all'espulsione dal gruppo e dal Movimento».

Ma è proprio così? Il nuovo corso che Giuseppe Conte immagina ripartirà dalle epurazioni di chi non è d'accordo? Non è un passaggio scontato. Luca Frusone rileva: «Non sono convinto dalla riforma. Se uno Stato non riesce a garantire il diritto alla giustizia, non riesce a garantire niente altro. La famosa burocrazia che diciamo sempre che blocca l'Italia deriva dai meccanismi inceppati della giustizia. Il fenomeno dei "furbetti" deriva da uno Stato che non riesce a colpire chi delinque e non difende chi è nel giusto. La riforma andrà a enfatizzare tutto questo. Avere una giustizia efficiente dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni Paese. Se ci saranno ripercussioni non urlerò allo scandalo perché sarebbe ipocrita non accettare le conseguenze delle proprie azioni e capisco anche che in un gruppo ci sono delle regole».

Concetti che Luca Frusone aveva espresso anche a Il Fatto Quotidiano. Aveva argomentato: «Espulsione da regolamento del gruppo parlamentare? Di certo non porterei rancore o a creerei confusione, se può esserci un chiarimento con Conte, al di là delle sanzioni regolamentari, ben venga. Anche perché non ho nulla contro Conte e riconosco il lavoro fatto per migliorare la riforma della giustizia. Ma è la riforma nel suo insieme che non mi convince e ne vedremo purtroppo i frutti fra qualche anno».

In una recente intervista a Ciociaria Oggi, Luca Frusone, aveva affermato tra le altre cose: «Da una parte c'è Beppe Grillo, fondatore e garante del Movimento. Dall'altra un ex presidente del consiglio che ha guidato il Paese nel momento più brutto e difficile della pandemia. Grillo è l'anima del Movimento.
Giuseppe Conte deve capire il Movimento, quello delle origini, e inserirsi in tutto il percorso che abbiamo fatto.
La "lontananza" tra i due sta qui. Il Movimento Cinque Stelle ha una sua storia, che deve essere conosciuta oltre che rispettata».

A questo punto però il pallino è nelle mani di Giuseppe Conte. Da un lato c'è l'esigenza di far capire che la sua è una leadership vera. Dall'altra però deve evitare strappi.