Il nodo è sempre lo stesso: l'individuazione di una discarica a servizio di Roma. Per scongiurare un'emergenza ormai alle porte. Tra le soluzioni alle quali sta lavorando la Regione Lazio rimane anche quella della possibilità di una riapertura dei siti chiusi di Colleferro e Roccasecca. Una posizione emersa già.

Nei giorni scorsi, in una dichiarazione all'agenzia Dire, Stefano Zaghis, amministratore delegato di Ama, aveva detto: «Tenuto conto che le discariche di Civitavecchia e Viterbo hanno rispettivamente circa 30.000 e circa 160.000 metri cubi di capienza residua, quella di Colleferro circa 300.000 metri cubi di capienza residua e il Bacino V della discarica di Roccasecca circa 449.500 metri cubi di capienza autorizzata, al fine di non saturare le prime due discariche citate e utilizzare per meno tempo possibile quella di Colleferro è necessario accelerare l'apertura delle discariche autorizzate per il tempo necessario affinché l'impianto previsto nel Prgr venga costruito e messo in funzione, contribuendo a migliorare il ciclo dei rifiuti di Roma e del Lazio».

Per quanto riguarda la discarica di Roccasecca, il quarto bacini è esaurito da tempo. E successivamente c'è stata la comunicazione con la quale il gestore della discarica, la Mad srl, ha ribadito l'intenzione di non voler proseguire nel percorso di autorizzazione del quinto bacino.

La domanda è: quale strada sceglierebbe la Regione Lazio in una situazione del genere? Le voci che circolano sono quelle della eventuale nomina di un commissario e di una procedura d'urgenza. Ma il punto rimane sempre lo stesso: il tutto si potrebbe svolgere nei tempi richiesti da un'emergenza alle porte? Oppure in ogni caso occorrerebbero comunque dei mesi? E in questo periodo si penserebbe contestualmente ad una soluzione ponte? Perché alla fine ci sono alcuni punti fermi. Il 30 giugno scade il contratto con l'Emilia Romagna, che quindi non accoglierà più i rifiuti della Capitale trattati nel Tmb di Malagrotta.

Roma produce il 60% dei rifiuti nel Lazio. La Regione ha dato sessanta giorni di tempo al Comune per indicare uno o più siti all'interno del territorio della Città metropolitana dove portare i rifiuti prodotti nella Capitale. In realtà l'emergenza è dietro l'angolo e serve una soluzione in tempi rapidissimi. Questo perché i volumi attuali sono superiori rispetto alle stime e già dopo il 15 giugno Roma potrebbe andare in sofferenza.
Per quanto riguarda invece l'opzione di Colleferro, il sito è quello di Colle Fagiolara.

La presa di posizione degli amministratori locali è stata netta. Secco no dai sindaci di Colleferro, Paliano, Segni, Olevano Romano, Serrone, Labico, Valmontone, Gorga, Carpineto Romano, Nemi, Piglio, Capranica Prenestina, Rocca Massima, Cave, Zagarolo, Artena, Gavignano, Montelanico e Gallicano. Poi c'è la situazione relativa ai rifiuti della provincia di Frosinone.

Fino al 30 giugno la Saf potrà continuare a conferire gli scarti prodotti, pari a 140 tonnellate al giorno, rispettivamente: 100 tonnellate presso la discarica Ecologia Viterbo srl e 40 tonnellate al giorno presso la discarica Civitavecchia Fosso Crepacuore. «Non essendo disponibile - come è scritto nell'ordinanza della Regione Lazio - alcuna capacità di smaltimento in discarica nell'Ato Frosinone». È evidente che pure in questo caso dovrà essere trovata una soluzione. Tra le opzioni sul tavolo c'è la proroga.