Sette firme per mandare tutti a casa con oltre tre anni di anticipo. Il terzo mandato del sindaco Luigi Germani è terminato ieri sulla scrivania di un notaio a Monte San Giovanni Campano.

Una frattura insanabile in seno alla sua maggioranza che ha indotto gli assessori Dario Di Palma e Bruna Gregori insieme al consigliere Domenico Sugamosto a decretare la fine della consiliatura. Le loro firme in calce alle dimissioni accanto a quelle dei quattro consiglieri di minoranza hanno sancito lo scioglimento dell'assise. Dimissioni che ieri stesso sono state notificate in Comune e in Prefettura.

Arced unque tornerà al voto nel prossimo autunno agganciandosi alla tornata nazionale delle comunali 2021. Nel frattempo toccherà al commissario prefettizio gestire l'ordinaria amministrazione fino all'appuntamento con le urne e all'insediamento della prossima amministrazione. E il commissario potrebbe essere nominato dal prefetto Portelli già lunedì.

Forse il sindaco uscente Luigi Germani si aspettava lo "sgambetto", ma non così. «Non ho avuto ancora comunicazioni ufficiali sulle dimissioni rassegnate dal notaio - dice con tono perentorio - Non mi hanno detto niente, nessuno mi ha annunciato questa intenzione.
Peccato - aggiunge con ironia Germani - gli avrei fatto risparmiare i soldi del notaio dimettendomi».

Quanto ai motivi del clamoroso strappo con i suoi due assessori e con il consigliere Sugamosto, Germani taglia corto: «Questioni di lana caprina». Come a dire che i contrasti sul piano amministrativo sono un semplice pretesto. Contrasti che invece Di Palma, Gregori e Sugamosto considerano insanabili, annunciando per oggi una nota per spiegare nel dettaglio le ragioni che hanno determinato le dimissioni di massa (sette consiglieri su dodici più il sindaco).
Si annuncia così una campagna elettorale al vetriolo.