È davvero tutto connesso: il livello nazionale con quello regionale e locale. Ma pure, anzi soprattutto, la gestione della pandemia con la necessità di riportare la politica a contatto con le persone. E l'esito delle ultime elezioni, in tutto il mondo, ha dimostrato che i risultati ottenuti nella gestione dell'emergenza Coronavirus fanno la differenza nel segreto dell'urna. Vuol dire che i cittadini individuano nel contrasto al virus la vera priorità alla quale rispondere. E non potrebbe essere altrimenti.

Allora Sara Battisti, come definirebbe la politica ai tempi del Covid? Perché è il virus che sta dettando i tempi. E anche l'agenda.
«Nel fare alcune valutazioni sulla situazione politica non posso non tenere in considerazione di parlare mentre viene firmata la nuova ordinanza regionale con la quale la provincia di Frosinone torna in zona arancione. Da un anno le nostre vite sono "sospese" nell'attesa che questo maledetto virus si indebolisca e sparisca.
Purtroppo, invece, ci confrontiamo con un aumento dei casi, delle varianti, dei ricoveri. Perché il virus esiste, circola, contagia, riempie le corsie degli ospedali, uccide. Nonostante la gratitudine immensa nei confronti del personale sanitario, della scienza, di tutti quei lavoratori che hanno continuato a prestare servizio per le nostre comunità, ci sono due questioni che angosciano ognuno di noi, soprattutto chi è chiamato a rappresentare i cittadini nelle istituzioni».

Quali in particolare?
«La tenuta economica del nostro Paese, dato che alcuni asset produttivi, che da un anno sono fermi, come quello del turismo, quello della cultura, le tante aziende che hanno pagato il prezzo delle misure di contenimento del virus e dello "stop and go" generato dalla necessità di periodi di lockdown o semi lockdown, rischiano di chiudere. E poi il crescere di patologie legate alla salute mentale, all'utilizzo di ansiolitici, antipsicoti, benzodiazepine. Perché in questa vita "sospesa" le persone che si trovano in una condizione di difficoltà vivono di paure e di incertezze per il futuro.
A proposito di futuro, dovremmo tenere conto di quanto quello che è accaduto avrà un effetto soprattutto sulle bambine e i bambini e, più generale sulle giovani generazioni, privati della parte più importante del la loro esistenza, il momento in cui tramite l'esperienza si formano e decidono quale ruolo avere nella società».

A livello nazionale c'è un nuovo Governo, guidato da Mario Draghi. In un orizzonte di "salvezza nazionale".
«Per le ragioni che elencavo prima, ancora oggi fatico a comprendere le motivazioni che hanno aperto la crisi di governo che ha archiviato l'esperienza del "Conte Bis".
Un'esperienza nata poco prima dell'arrivo della pandemia che ha dovuto affrontare con coraggio e determinazione una delle pagine più difficili della storia moderna. Avrebbe potuto fare meglio? Avrebbe potuto fare di più? Sempre si può. Questa settimana c'è stato il primo atto del Governo Draghi, un decreto che ripete pedissequamente l'ultimo Dpcm di Conte. Decreto votato da diverse forze politiche che fino a qualche settimana prima si dicevano contrarie a quei contenuti.
Ci aspettiamo qualcosa di più, altrimenti le argomentazioni che hanno portato a questa nuova formazione rimarranno inspiegabili ai più».

Il Partito Democratico che ruolo avrà? Non siete un po' stanchi di essere smentiti dalle evoluzioni del quadro politico. Insomma, "mai con i Cinque Stelle". Poi "mai con la Lega". Poi però la situazione cambia.
«Io credo fortemente in un protagonismo del Partito Democratico. Lavorare urgentemente ad un piano vaccinale, definire il perimetro per l'utilizzo del Recovery. La Regione Lazio sotto la guida di Nicola Zingaretti ha dimostrato già capacità organizzativa grazie al nostro sistema sanitario e ha individuato gli obiettivi per l'utilizzo delle risorse comunitarie: le infrastrutture per una nuova mobilità e collegamento con tutta Europa (basti pensare alla Tav a Frosinone e l'annuncio della fermata di Orte), la riorganizzazione del mondo produttivo con la nascita del Consorzio Industriale del Lazio, del mondo agricolo con l'accorpamento dei Consorzi di Bonifica e poi un piano straordinario per la valorizzazione e la promozione del nostro territorio nel mondo. Il tema è tutto qui. Quando sai chi sei, da dove vieni e dove vuoi andare, quale idea di mondo rappresenti, è più immediato assumere scelte e decisioni per un cambio di rotta repentino. Per questo l'invito al Partito Democratico, alle sue componenti e anime deve essere questo: recuperiamo la grande intuizione di Piazza Grande».

Siamo in un momento politico decisivo. A che tipo di coalizione si guarda? E con quali compagni di viaggio?
«Ora più che mai abbiamo bisogno delle migliori risorse del Paese, di donne e uomini che possono dare il proprio contributo grazie alle proprie esperienze in campo medico, produttivo, culturale. Per farlo bisogna unire le forze politiche e le esperienze civiche che hanno dimostrato responsabilità in questo anno, che non hanno diviso il Paese, minimizzato i problemi e cavalcato un negazionismo osceno e pericoloso. Alla guida di questo nuovo processo politico che ricostruisca una campo ampio, di centrosinistra con lo sguardo ad una nuova Europa unita e solidale può e deve esserci Nicola Zingaretti, capace come all'inizio di questo suo mandato di segretario e in questi quasi 8 anni alla guida della Regione Lazio di aggregare sulla base di una proposta politica e di governo».

La sfida più importante del futuro è il post pandemia.
«Tocca noi che crediamo che la sfida vera oggi è costruire il mondo post Covid, un compito difficilissimo che non merita improvvisatori o peggio leader accecati dall'odio, dalla vendetta, dal consenso effimero è momentaneo. Per questo aver eletto un nuovo gruppo dirigente in questa provincia capace di unire il Pd e di aprirsi da subito al dialogo con le altre forze politiche e alle esperienze civiche del nostro territorio, recuperando un rapporto con le parti sociali, produttive e le tante realtà del terzo settore che contribuiscono alla crescita della nostra provincia, è un segnale che quella intuizione è stata giusta. E vale a Frosinone come per il resto del paese non è certo il tempo delle polemiche inutili e dell'anteporre le proprie prospettive personali al bene collettivo. D'altronde per noi vengono "prima le persone". Sempre e comunque».