Un Governo politico ma con tecnici autorevoli nei Ministeri chiave. Nove giorni dopo aver ricevuto l'incarico, l'ex Governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi ieri è salito al Quirinale per sciogliere la riserva. Quaranta i minuti di colloquio con il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Poi Draghi ha sottoposto la lista dei ministri al presidente della Repubblica, che ha firmato i relativi decreti di nomina. Quindi è stato lui stesso a comunicarla, da presidente del consiglio. Non più incaricato, ma operativo.

Il giuramento è previsto per stamattina a mezzogiorno.
Non è stato facile trovare la quadra, considerando l'ampiezza e l'eterogeneità della maggioranza, ma alla fine l'ex Governatore della Bce ce l'ha fatta. I ministri sono in tutto 23: 15 politici e 8 tecnici. Le riconferme negli stessi ministeri sono state sette. Otto, in tutto, le donne. L'età media è di 54 anni. Tra i 23 ministri del governo Draghi, 17 hanno già ricoperto ruoli di governo, mentre 6 sono esordienti: Marta Cartabia, Daniele Franco, Roberto Cingolani, Patrizio Bianchi, Vittorio Colao e Cristina Messa.

Un'ultima curiosità: 8 ministri sono lombardi. Dopo che l'esecutivo guidato da Giuseppe Conte aveva una forte trazione meridionale. Non farà parte dell'esecutivo il segretario del Pd e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Il suo nome era circolato nei giorni scorsi, ma alla fine il criterio è stato quello di tenere fuori dal Governo i capi dei partiti.

Un criterio che con ogni probabilità è valso anche per Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia ma di fatto colui che guida gli "azzurri" in questo momento. Si era parlato molto anche del "ciociaro" Fabio Panetta (è originario di Pescosolido), fedelissimo di Mario Draghi.
Già direttore generale della Banca d'Italia, da gennaio 2020 è membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea. E il motivo sta proprio nel ruolo: Draghi non ha voluto rinunciare ad un uomo di sua fiducia nella Bce.

Tornando a Nicola Zingaretti: una sua nomina a ministro avrebbe aperto la strada ad elezioni anticipate nel Lazio. In questo modo invece tale opzione non è più sul tavolo.

Vediamo la composizione del Governo. Il Movimento Cinque Stelle (partito di maggioranza relativa in Parlamento) esprimerà 4 ministri: Luigi Di Maio confermato agli Esteri, Stefano Patuanelli passa all'Agricoltura. Poi ci sono Federico D'Incà ai Rapporti con il Parlamento e Fabiana Dadone alle Politiche giovanili. Significativa e politicamente "pesante" la rappresentanza della Lega. Con Giancarlo Giorgetti (artefice della svolta governativa del Carroccio) allo Sviluppo economico. Poi Massimo Garavaglia al Turismo ed Erika Stefani alle Disabilità. Per quanto riguarda Forza Italia, i ministri sono Renato Brunetta alla Pubblica amministrazione, Maria Stella Gelmini agli Affari regionali e Mara Carfagna al Sud. Quindi il Partito Democratico: Dario Franceschini confermato alla Cultura, Lorenzo Guerini alla Difesa. E poi Andrea Orlando, vicesegretario dei Dem, al Lavoro.

Roberto Speranza (Leu) resta al ministero della Salute.
Mentre per Italia Viva c'è il ritorno al governo di Elena Bonetti: per lei la delega alle Pari opportunità. In tutto i ministri "politici" sono 15: 4 del Movimento Cinque Stelle, 3 del Pd, 3 della Lega, 3 di Forza Italia, 1 di Italia Viva,1 di Leu. Mentre sono 8 i tecnici.

Questo lo schema: Vittorio Colao all'Innovazione tecnologica è una novità significativa. Luciana Lamorgese è stata confermata al ministero dell'Interno.
Alla Giustizia va una personalità del calibro di Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale.
All'Economia Daniele Franco, una "diga" ai conti pubblici, voluto fortissimamente da Mario Draghi.  Si tratta del ruolo più importante dopo quello del premier.
Ma della squadra fanno parte pure Roberto Cingolani alla Transizione ecologica ed Enrico Giovannini alle Infrastrutture. Ancora: Patrizio Bianchi all'Istruzione e Cristina Messa all'Università. Un tecnico anche nel delicato e strategico ruolo di Sottosegretario alla presidenza del consiglio: Roberto Garofoli.

Oggi, dunque, il giuramento. Intanto si apre la partita dei sottosegretari. Complessa, delicata, apertissima.