«La mia candidatura alla presidenza della Regione Lazio? Non esiste. Parliamo di un appuntamento elettorale in programma nel 2023. Adesso siamo concentrati su altro. Su molto altro. E poi sono abituato a sorvolare su indiscrezioni del genere: in questi giorni c'è chi mi vede ministro. Pensi un po'».

L'onorevole Claudio Durigon, coordinatore regionale delle Lega, usa l'arma dell'ironia. Ma sa perfettamente che siamo in una fase importante sul piano politico ed elettorale. Specialmente nel Lazio, dove nella prossima primavera i Comuni chiamati al voto saranno 96, 22 dei quali in provincia di Frosinone. Ma alle urne andranno pure città come Roma e Latina, tanto per fare degli esempi. Da qualche settimana Durigon è alla guida della Lega nel Lazio.

Si sta parlando moltissimo di centrodestra, anche e soprattutto in provincia di Frosinone, dove però la coalizione non si riunisce da molto tempo. E poi nei mesi scorsi in due Comuni importanti, come Terracina e Fondi, il centrodestra si è diviso. Chiediamo a Durigon: a quale modello di coalizione si sta guardando, considerando che la prossima tornata amministrativa interesserà anche Roma?

Spiega il coordinatore regionale del Carroccio: «Noi stiamo lavorando, sia a livello nazionale che regionale, ad un modello di coalizione unita e aperta al contributo delle liste civiche. Non mi nascondo dietro un dito: nel recente passato ci sono stati troppi personalismi, che vanno archiviati. Così come mi auguro davvero che non si ripetano più situazioni come quelle che si sono verificate alle comunali di Terracina e di Fondi.
La Lega crede in un centrodestra unito».

Quanto sarà importante il risultato delle comunali di Roma anche in una prospettiva di Regione Lazio e perfino nazionale? Dice Claudio Durigon: «Faccio una premessa. Ho sempre creduto che in una città come Roma, ma in generale in tutti i Comuni dove si vota, la differenza fondamentale la fa il candidato sindaco. È su questo aspetto che non vanno commessi errori, è su una scelta del genere che il centrodestra (aperto alle civiche) non può sbagliare. Occorrono quindi scelte condivise e forti sui candidati a sindaco. Perciò è necessario individuare persone radicate e in grado di aggregare. Certamente se si dovesse vincere a Roma ci sarebbero degli effetti politici sia a livello nazionale che regionale. Poi però non ci si può fermare al successo, perché bisognerà anche governare. Anzi, soprattutto governare. Le ultime elezioni di settembre hanno dimostrato in modo chiaro che a fare la differenza è stata la gestione del Covid. Specialmente alle regionali e nei Comuni più grandi. Ecco perché la scelta del candidato sindaco è fondamentale nella partita delle amministrative».

In provincia di Frosinone il centrodestra non si riunisce da tantissimo tempo. All'orizzonte ci sono le elezioni in 22 Comuni, tra i quali Alatri e Sora, grandi e strategici.
Ma ci sono pure le provinciali e poi, nel 2022, si voterà anche nel capoluogo. Il senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone ha detto che alle comunali bisogna lasciare spazi e scelte alla classe dirigente locale.

Mentre il senatore Massimo Ruspandini, leader di Fratelli d'Italia, non ha nascosto le ambizioni del partito di Giorgia Meloni in Ciociaria: diventare la prima forza politica del territorio. Il che implica il sorpasso alla Lega.
A proposito di Lega: da qualche mese il coordinatore provinciale è Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone.

Argomenta Claudio Durigon: «Intanto è vero che il centrodestra non si riunisce da troppo tempo in Ciociaria. Questa situazione è stata determinata da qualche personalismo di troppo. Ma la situazione è pienamente recuperabile. Ad Alatri e Sora dobbiamo correre per vincere. Il che vuol dire unità e senso di responsabilità. Per quanto riguarda Frosinone, ci sono ancora diciotto mesi di mandato del sindaco Nicola Ottaviani, che ha letteralmente trasformato la città.
Quando ho detto che la candidatura a sindaco di un capoluogo di provincia è argomento da tavolo regionale del centrodestra non intendevo certamente ridimensionare o scavalcare la classe dirigente locale. Volevo invece sottolineare che è perfino normale che la candidatura a sindaco di un capoluogo venga discussa anche in sede regionale. Altrimenti di cosa parliamo? Una coalizione cosa ci sta a fare? Ma questo non significa arrivare a contrapposizioni e spaccature.
Le provinciali? Certamente ci teniamo e presenteremo una nostra lista. Abbiamo sindaci e consiglieri comunali e puntiamo ad un risultato importante. Anche in questo caso l'auspicio è quello di un orizzonte di centrodestra, fondamentale per puntare poi alla presidenza dell'ente».

Conclude Claudio Durigon: «Ribadisco il concetto che sarà importante governare e amministrare i Comuni.
Per questo la Lega sta puntando molto sull'affidabilità e sulle competenze di quelli che saranno i candidati a sindaco e alla carica di consigliere comunale. Oggi ad ogni livello è importante raggiungere dei risultati. L'emergenza legata alla pandemia da Covid-19 lo ha dimostrato ancora di più. E nel prossimo futuro sarà sempre più così. Pensiamo alla conseguenze economiche e sociali che la pandemia sta già producendo e produrrà ancora di più. Serve una classe dirigente all'altezza della situazione: come Lega e come centrodestra dobbiamo puntare su questo. Per quello che mi riguarda, come coordinatore regionale ho intenzione di confrontarmi continuamente con gli amministratori e con i nostri referenti politici locali. La Lega ha fatto del radicamento nel territorio la sua "mission" e intendiamo continuare lungo questa strada.
Aprendoci sempre di più anche alle liste civiche, che rappresentano le istanze dei territori».

Claudio Durigon si ferma qui. Sia il tema delle regionali che dell'ipotesi di elezioni politiche anticipate non lo appassiona. Perché lui è abituato a ragionare sul presente in termini di concretezza. Spiega: «Al momento giusto sapremo farci trovare pronti su tutti i fronti. Adesso pensiamo a vincere le comunali: a Roma, a Latina, ad Alatri e Sora. Dappertutto. Si tratta di obiettivi ampiamente alla nostra portata».