A pochi mesi dalla fine del mandato la consigliera Floriana De Donatis ammette di sentirsi piuttosto isolata in assise e rimarca di sentirsi lontana dalle scelte della giunta De Donatis che però sosterrà fino alla fine della consiliatura. Quanto alla prossima campagna elettorale, sostiene che non è ancora il tempo delle decisioni e temporeggia. L'abbiamo intervistata.

Covid e delega all'istruzione. Cosa avete messo in campo per fronteggiare l'emergenza?
«Non è stato semplice, anzi un vero rebus. Tutto andava coordinato con i lavori già programmati legati a finanziamenti. Ma c'è stata grande sinergia con il sindaco, le dirigenti dei tre istituti comprensivi e gli uffici per pianificare l'ampliamento delle aule, il reperimento di nuovi spazi attraverso manifestazioni d'interesse rivolte ai privati, nel rispetto dei requisiti previsti dai Dpcm».

Dal punto di vista amministrativo che anno è stato per lei questo 2020?
«All'inizio dell'anno ho vissuto la battaglia per la farmacia comunale. Io ero per la gestione mista, il sindaco per quella pubblica e per questo non mi sono presentata in Consiglio. È stato per me uno dei più impegnativi banchi di prova. Da lì ho capito di avere una visione troppo spesso discordante con questa giunta sul modo di amministrare la città. Ma sono caparbia, non ho ceduto, decidendo di restare fino in fondo perché rispetto sempre gli impegni presi anche se contavo su un cambio di passo. Poi è arrivato il Covid; tutto ciò che avevamo concordato ha dovuto lasciare spazio alla risoluzione delle emergenze. Questo ci ha allontanati sempre di più».

E sotto l'aspetto politico?
«Ad agosto mi sono tesserata in Forza Italia, ma in Consiglio sono rimasta civica. E poi che dire…Ricordo che la mia lista è stata la seconda più votata nel 2016, ma dall'ottobre 2017 non ho un assessore di riferimento in giunta che possa dare risposte per le mie deleghe».

Di che amministrazione ha bisogno la città?
«Il colore politico non conta, contano le capacità decisionali e il coraggio delle scelte. Sora ha tantissime problematiche, innanzitutto al Comune servono più unità lavorative e poi bisogna avere idee e realizzarle in tempi brevi».

Sia lei che suo marito, l'ex assessore Umberto Geremia, ambite a un posto nel prossimo consiglio comunale. C'è spazio per entrambi?
«Mi ricandiderò se troverò le condizioni per farlo.
Oggi sarebbe una candidatura più consapevole e fisserei dei paletti. In teoria potrebbe esserci spazio per entrambi, ma credo che lui ambisca ad altro».