Ormai lo hanno capito tutti: Pasquale Ciacciarelli, in consiglio regionale, ha un sosia. Che assume atteggiamenti politici e compie atti diametralmente opposti a quelli del "vero leghista" che di giorno visita gli ospedali chiusi della provincia per attaccare Zingaretti e poi di notte briga per tenere salda la poltrona dei suoi amici "dem" alla Pisana.

Uno strano personaggio, non c'è che dire, altra bizzarra creazione di Mario Abbruzzese, che ne combina di tutti i colori, sperando sempre di farla franca e di non destare le attenzioni degli uomini di Salvini. Chissà ieri per esempio, cosa avrà pensato l'attentissimo coordinatore provinciale della Lega, Nicola Ottaviani quando ha letto sui siti che al voto per i debiti fuori bilancio della Regione il numero legale (e la mancata figuraccia per l'amministrazione della Pisana) era stato assicurato dal signor Ciacciarelli da San Giorgio a Liri.

E pensare che lo stesso (o il sosia?) aveva passato i giorni della vigilia dell'assise regionale a far credere ai suoi (pochi) seguaci l'importanza di riaprire gli ospedali chiusi della nostra provincia.
Operazione per la quale non basterebbe nemmeno mezzo recovery-fund. Forse lo scaltro consigliere aveva in mente di chiedere una mancia dei debiti regionali passati oggi al vaglio del consiglio per realizzare l'ambiziosa operazione. Ma da Ciacciarelli (il vero o il sosia non fa differenza) tutto questo evidentemente viene considerato normale. In serata lo stesso Pasquale Ciacciarelli ha parlato di «mistificazione della realtà dei fatti». Spiegando: «Il mio voto sulle variazioni di bilancio di Zingaretti è stato contrario».

E il capogruppo della Lega Angelo Tripodi ha aggiunto «che la modalità telematica è un vero e proprio fallimento». Ma il punto non è il voto contrario, ma il mantenimento del numero legale. È questo che, per esempio, ha determinato il malumore di Giancarlo Righini e del gruppi di Fratelli d'Italia. Ma forse è stato il sosia.