«Speravo che almeno questa volta qualcuno avesse votato magari per Giuseppe Garibaldi, invece con questo triste esito la Camera di Commercio di Frosinone e Latina prende il via nella maniera meno lusinghiera». È stato questo il commento del consigliere anziano Silvio Rossignoli, chiamato a presiedere il consiglio camerale, dopo la seconda fumata nera della mattinata, doppio scrutinio con esito identico: 19 votanti per 19 schede bianche. Un flop. Forse travalicando i confini del ruolo, Rossignoli ha comunque colto l'umore che serpeggiava nell'auditorium della Curia vescovile dove si sono svolte le operazioni di insediamento del Consiglio della Camera di Commercio del Basso Lazio, composto di 33 membri.

E sono stati i numeri a indispettire il presidente della seduta Rossignoli, a cominciare dalle 14 assenze, quattro soltanto delle quali giustificate e accompagnate da altrettanti certificati di isolamento domiciliare predisposti dalla Asl per altrettante persone venute a contatto diretto con soggetti positivi al Covid. Ma a volte le assenze possono rivelarsi provvidenziali, e ieri mattina, dopo il giuramento, dopo l'insediamento e dopo l'unica candidatura proposta, quella di Marcello Pigliacelli in quota a Unindustria, qualcuno ha pubblicamente invitato i colleghi a votare scheda bianca in segno di rispetto per gli assenti. È stato Giovanni Proia, della Cna di Frosinone, a lanciare la proposta che avrebbe trovato il favore espresso da Federlazio, da Unindustria e dal sindacato degli Ambulanti, tutte sigle che vengono date come sostenitrici della presidenza Pigliacelli.

«Mi spiace dovermi proporre con un terzo del Consiglio assente - ha spiegato Marcello Pigliacelli, aderendo alla richiesta di candidarsi avanzata da Giovanni Turriziani - ma le norme ci impongono di procedere. Questa è un'occasione straordinaria, il primo tassello di un processo di crescita decisivo. Le linee programmatiche della mia candidatura le vorrei scrivere presto con l'intero territorio, insieme a tutti i colleghi di due province così di stanti e così vicine; la Camera di Commercio è un punto di unione, di avvio e rilancio di proposte per il territorio, e uso il termine al singolare perché siamo un solo territorio. Insieme saremo più forti». Eppure ieri l'unità di intenti e di programmi non si è vista, e l'eleganza dell'invito a votare scheda bianca non è riuscita a mascherare del tutto il timore di dare prova di debolezza con un voto poco significativo.

Ieri, con 19 presenti, non si sarebbe potuto in ogni caso eleggere il presidente, perché le due prime votazioni richiedono la maggioranza qualificata dei consiglieri, almeno 22 voti dei 33 in ballo. E se Pigliacelli avesse voluto contarsi, avrebbe rischiato di non apparire brillante. Perché? A chiedere e dunque sostenere la sua candidatura è stata Unindustria, che conta cinque consiglieri camerali; ad associarsi alla richiesta di Turriziani è stato subito dopo Giovanni Proia, di Cna, che conta quattro seggi; poi è stata la volta di Luciano Cianfrocca, di Federlazio, che vanta due seggi; e infine si è pronunciato anche Antonio Morini, di Ambulanti Oggi, un seggio. Volendo ipotizzare che questi gruppi siano compatti nel sostenere la candidatura di Marcello Pigliacelli, siamo a 12 voti. Tutti gli altri presenti non si sono espressi né per condividere la proposta della candidatura né per aderire, benché lo abbiano fatto, all'invito di votare scheda bianca.

Ma è comunque presto per tirare le somme, e in situazioni come quella di ieri mattina è sempre bene fare i conti con eventuali strategie messe su per buttare fumo negli occhi di potenziali avversari; nessuno può dire cosa si agiti davvero dietro quelle diciannove schede bianche venute fuori per due volte consecutive dagli inutili scrutini per la nominare di un presidente. Ma i numeri sono numeri, quelli dei presenti, quelli degli assenti e quelli delle schede bianche, e questi numeri dicono che lo scatto di avvio della nuova Camera di Commercio di Frosinone e Latina ci regala un'istantanea deludente dell'impegnativa e affascinante avventura descritta da Marcello Pigliacelli. L'unione dei due territori pontino e ciociaro non è un traguardo che si possa raggiungere con uno schiocco di dita, ma oggi siamo di fronte a un copione vecchio prima ancora di essere narrato. Sbagliato il clima, sbagliate le modalità, sbagliate le strategie, e forse non sono adatti nemmeno i nomi dei protagonisti. Un po' di entusiasmo, almeno quello, non avrebbe guastato, e invece il primo tempo di questa partita (il secondo tempo è previsto pe ril 20 ottobre) ha mandato tutti negli spogliatoi con l'eco del rimbrotto amaro di Rossignoli: «Questo primo scrutinio è stato un fallimento».