Presidente del consiglio regionale ma anche leader di partito autorevole ed ascoltato. Oltre che fedelissimo del segretario Nicola Zingaretti. Mauro Buschini nei Democrat è ormai un punto di riferimento. Dal referendum al nuovo assetto provinciale: la sua è un'analisi a tutto campo.

Allora Buschini, quanto si rivede in Luca Fantini, chiamato giovanissimo (come lei) a guidare il Pd provinciale in una fase delicatissima? E che apporto può dare Fantini?
«Con l'elezione di Luca il Pd ha scommesso su una nuova generazione, oramai in campo da anni, che ha dimostrato di avere passione, capacità di direzione e competenza amministrativa. Fantini e tutto il nuovo gruppo dirigente avranno un compito preciso: lavorare sull'organizzazione e su un profilo politico per un Pd forte, autorevole e pronto ad affrontare le delicate sfide dei prossimi anni. So quanto sia difficile il lavoro del segretario, ma ne conosco anche le grandi soddisfazioni e l'importanza che questo ruolo ha per una comunità larga e plurale come la nostra.
Spero si apra una stagione di iniziativa politica, di squadra, di condivisione, in cui ci siano tante persone che, insieme, operino per contribuire a risolvere problemi. Che abbiano la voglia di unirsi e stare assieme dopo un risultato ottenuto o una iniziativa ben riuscita. Che collaborino affinché il noi prevalga sull'io.
Per fare tutto ciò necessitiamo di unità e il nuovo gruppo dirigente raccoglie il testimone di un lavoro ben fatto da Domenico Alfieri. Il segretario, e non nascondo un pizzico di commozione nel chiamarlo così, lo conosco da tanti anni: saprà vincere questa sfida».

Referendum: Zingaretti ha detto che il Pd rispetta i patti e chiede uguale rispetto per quel che riguarda la legge elettorale. Il taglio di 345 parlamentari non è digerito da tutto il partito. Qual è la sua posizione?
«Voterò sì al referendum, secondo la linea del segretario Zingaretti. Non bisogna però cedere solo all'antipolitica e dobbiamo costruire un processo riformatore giusto. Per questi motivi il partito ha proposto una riforma della legge elettorale per accompagnare il sì al taglio dei parlamentari.
C'è un accordo di maggioranza che, sono certo, sarà rispettato».

Zingaretti e la Regione Lazio costituiscono un modello perché Zingaretti ha vinto in controtendenza nazionale. Che fondamento hanno le voci che lo danno al Governo, con elezioni anticipate nel Lazio?
«Zingaretti ha vinto spesso in controtendenza.
Un esempio su tutti: presidente della Provincia di Roma il giorno in cui il centrosinistra perse la Capitale a vantaggio di Alemanno. E poi i due successi alla Regione Lazio, risultati straordinari. È un uomo radicato sul territorio, un grande amministratore. Parliamo del Lazio: oggi ragioniamo su come migliorare ancora la sanità, su come eliminare alcuni disservizi e in che modo affrontare i problemi che permangono con una corsa contro il tempo in tanti casi. Ma otto anni fa nessuno avrebbe scommesso sull'uscita dal commissariamento. Abbiamo finalmente la possibilità di programmare una sanità nuova, di assumere personale e di migliorare la qualità delle cure. Una rivoluzione, la sanità sarà ancora più vicina alle esigenze delle persone. Un risultato della nostra amministrazione, come quello dell'Alta velocità che proietta la provincia di Frosinone verso il futuro. Sono esempi concreti. Del resto, questo è Nicola Zingaretti: leader umile e capace.
E poi penso al lavoro sul partito: solo qualche tempo fa c'era chi teorizzava addirittura lo scioglimento del Pd, oggi con la segreteria Zingaretti siamo passati da un partito in macerie a un partito che combatte per il futuro del Paese. Un Pd nuovo, competitivo, unica alternativa al sovranismo che può solo strozzare il futuro dell'Italia.
Sono meriti oggettivi».

Non ha risposto sulla possibilità di Zingaretti al Governo.
«È stato lo stesso Zingaretti a smentire questa ipotesi».

Presidente del Consiglio regionale e leader politico, non solo di Pensare Democratico, ma del Pd provinciale. Buschini, da cosa deve ripartire il partito?
«Il Pd deve ripartire dal suo profilo. Una grande forza riformista che affronti due questioni secondo me cruciali: la difesa dei lavoratori oggi ancor di più per le gravi conseguenze causate dall'emergenza sanitaria e la creazione di una società migliore per le nuove generazioni. Ci sono condizioni di vita per una fascia di età che va dai 18 ai 45 anni che sono inaccettabili dal punto di vista economico e personale. Abbiamo però una grande opportunità grazie alle battaglie vinte in Europa con il lavoro del nostro partito. Lotta alla disoccupazione, scuola, burocrazia, infrastrutture, sostenibilità ambientale, welfare: abbiamo bisogno di riforme radicali, senza accontentarci di microinterventi.
Dobbiamo essere all'altezza di questo passaggio storico: possiamo trasformare la crisi causata dalla pandemia in opportunità per cambiare radicalmente volto al nostro Paese».

Si può dialogare con i 5 Stelle sul territorio? E a quali condizioni?
«In politica quando si vuole aprire ad un dialogo non si pongono condizioni, ma ci si predispone all'ascolto e alla ricerca di punti di incontro. Credo sia un lavoro possibile, lo dimostrano i due anni e mezzo in Regione dove non abbiamo fatto intese a tavolino, spartizione di poltrone, ma tema per tema ci siamo confrontati e abbiamo trovato sempre le soluzioni migliori per le nostre comunità. In consiglio regionale stiamo approvando leggi molto importanti, accogliendo proposte di legge, di modifica e di emendamenti delle opposizioni e questo porta ad una altissima qualità legislativa. Misure spesso innovative, prese come esempio. La soddisfazione personale è che grazie a questo lavoro il Consiglio è un luogo di prestigio e viene riconosciuto come interlocutore affidabile per le categorie sociali e per i cittadini».

La provincia di Frosinone come ha gestito l'emergenza Coronavirus?
«Meglio di altre. Asl e Regione hanno saputo organizzare bene la risposta e la gestione sul territorio della pandemia. Siamo tra le province migliori per numero di tamponi effettuati e tra quelle che hanno oggettivamente gestito meglio la fase di emergenza e quella successiva. Non sono risultati casuali, ma frutto di un lavoro del management e soprattutto della straordinaria capacità degli operatori sanitari, che ringrazio ancora. Ora i nostri comportamenti saranno decisivi per la lotta al virus in attesa del vaccino, che come Regione abbiamo finanziato con cinque milioni ponendo una condizione: il vaccino dovrà essere pubblico e per tutti».