«La premessa è fondamentale. Dobbiamo immaginare una fase post-Covid. E sa perché? Perché continuo a sentir parlare di un ritorno al pre-Covid. Ma dobbiamo essere seri: anche prima del Coronavirus l'economia italiana andava malissimo».
Giovanni Turriziani è al termine del mandato di presidente di Unindustria Frosinone. A fine settembre gli subentrerà Miriam Diurni. Non è però ancora tempo di bilanci. Non ora comunque, visto che Confindustria è in trincea lungo la linea del fronte. E nel mirino c'è anche il Governo.

Allora Turriziani, ma lei la ripresa la vede?
«La ripresa è ostacolata. Va sbloccata. Il decreto Semplificazioni è stato pensato per accelerare i tempi. Diversi studi dicono che molte produzioni, prima dell'esplosione della pandemia, si stavano spostando in Europa: design, digitalizzazione, piattaforme industriali e logistiche. Questi grandi gruppi avevano e avranno voglia di tornare in Europa. Il nostro compito è quello di far sì che ci siano siti industriali all'altezza, pronti ad intercettare queste possibilità».

L'area industriale di Frosinone è pronta?
«È da riconvertire, ma la base di partenza è ottima. Non siamo all'anno zero. La viabilità è da migliorare, ma esiste. Inoltre abbiamo il collegamento con l'Alta Velocità, l'autostrada, la superstrada Ferentino-Frosinone-Sora. L'ostacolo vero è rappresentato dalla "percezione" della nostra area industriale. Da anni si trasmette un'immagine negativa. Dobbiamo cambiare quell'immagine».
E come si fa?
«Modificando il modo di fare industria e comunicando il tutto. Sono finiti i tempi di chi veniva da queste parti ad aprire attività per poi chiuderle dopo aver incassato benefici e contributi. E, soprattutto, licenziando dopo aver assunto. Allo stesso tempo dobbiamo far capire a tutti che chi oggi investe in questo territorio non inquina l'ambiente, non si rende protagonista di disastri ecologici. Oggi in questa provincia si fa industria in maniera completamente diversa. Con un profilo "green", con una sensibilità spiccata verso il territorio. E verso il pubblico. Oggi chi investe, attraverso gli oneri di urbanizzazione, può dare molto ai Comuni. Anzi, può perfino dare moltissimo e ricevere poco. In provincia di Frosinone chi fa impresa è nelle condizioni di realizzare opifici esteticamente belli, di qualità, con servizi all'altezza della situazione. Rispettando sia l'ambiente che i lavoratori che vengono assunti».

Ma il decreto Semplificazioni può aiutare pure nell'ottica della tanto attesa bonifica della Valle del Sacco?
«Certamente. Ma vado oltre e dico: se c'è un'attività che non rispetta i parametri ambientali, allora non va autorizzata. Mentre invece vanno autorizzati tutti quei progetti nuovi che rispettano i parametri ambientali. Insomma, lo devo dire io? Bene, lo dico: se il "vecchio" non si adegua, è destinato a sparire. Ed è giusto che sparisca, perché in questo modo finisce con lo sbarrare la strada anche al "nuovo". Ma ripeto: il "nuovo" è all'altezza. Il decreto Semplificazioni non va a cancellare il Sin. Perlomeno non in alcune parti. Però il decreto è importante se davvero vogliamo superare i tempi biblici della burocrazia. Le imprese hanno bisogno di tempi rapidi e certi. E di risposte produttive. Confindustria lavorerà per migliorare il decreto Semplificazioni. Ci aspettiamo però che la Pubblica Amministrazione dia risposte sul versante degli elementi innovativi che vanno messi in campo. Soltanto in questo modo potremo essere credibili agli occhi dei potenziali investitori. Italiani e stranieri».

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha attaccato frontalmente il Governo, dicendo che c'è un tentativo di intimidire le imprese. E il vicepresidente Maurizio Stirpe ha detto che i sindacati non rispettano i patti. Lei è d'accordo?
«Certamente. La linea del Governo non è chiara, quando invece il massimo sforzo andrebbe fatto proprio nell'economia. La proroga a oltranza della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti sono errori rischiosi. Bisognerebbe farsi una domanda, con coraggio: vogliamo salvaguardare il "vecchio" o incentivare il "nuovo"? Non si va avanti soltanto con gli ammortizzatori sociali. E in assenza di un progetto vero di sviluppo, alla fine di questi percorsi assistenziali il conto lo pagheranno proprio aziende e lavoratori. Occorre un nuovo modello produttivo, che sia "attrattivo" per le infrastrutture, per l'ambiente. Per i lavoratori. Quando il presidente Bonomi parla di "contratti rivoluzionari", si riferisce al fatto che il lavoro del futuro va parametrato non sul mantenimento dell'esistente, ma sulla valorizzazione delle competenze. E ha ragione».

Parliamo della Camera di Commercio del Basso Lazio. Quali le strategie di Unindustria per la presidenza?
«Intanto basta parlare di Frosinone e Latina, la Camera di Commercio del Lazio Meridionale è una straordinaria opportunità per questi territori. Noi confidiamo nel senso di responsabilità di tutti i protagonisti. Logiche divisive sarebbero davvero incomprensibili e imperdonabili. Fra l'altro ci apprestiamo a dare il via al primo mandato di un ente che sarà l'ottavo in Italia. Rivolgo un appello a Marcello Pigliacelli perché torni sulla sua decisione di non volersi candidare alla presidenza. Dovrebbe invece ripensarci e dare la disponibilità a concorrere per la presidenza. Perché attorno ad una figura come la sua si può costruire un largo consenso. Sarebbe importante ai fini della dialettica costruttiva in vista dell'elezione degli organismi dirigenti della Camera di Commercio del Lazio Meridionale».